/ Attualità

Attualità | 05 luglio 2020, 11:55

I ragazzi di ASAI agli adulti: "Si è parlato poco di noi, ma siamo diventati più responsabili"

In una lettera, redatta a seguito del lockdown con gli educatori, gli adolescenti fanno un bilancio di quanto osservato, sentito e appreso nei mesi scorsi: "Ci sono mancate le cose semplici, ora viviamo i contrasti"

L'Estate Ragazzi di ASAI in piscina

L'Estate Ragazzi di ASAI in piscina

Una lettera degli adolescenti al mondo degli adulti poche settimane dopo la fine ufficiale del lockdown. E' quanto realizzato all'interno dell'associazione di animazione interculturale ASAI di Torino, dove volontari e operatori, dialogando con i ragazzi, hanno scelto di scrivere nero su bianco quanto raccolto e custodito con cura nei lunghi mesi di quarantena.

Una lunga e articolata ricognizione di sentimenti e pensieri, come ideale risposta alla "Lettera agli adolescenti nei giorni del Coronavirus" di Matteo Lancini,  psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano, pubblicata su diverse testate nazionali a fine marzo.

Un documento che apre una finestra importante sul settore educativo e il ruolo dei giovani nella società, per amplificare una voce troppo spesso a rischio di invisibilità agli occhi dell'opinione pubblica. 

"I ragazzi di ASAI ripartono da qui - commentano gli educatori -. Dalla loro voglia di contare e di raccontare, di sentire parlare di loro non solo come studenti o come soggetti problematici, ma in quanto persone, parte viva della società. L’adolescenza non è un’età di passaggio. Nessuna età è di passaggio. Ogni periodo della vita va riempito di senso e di esperienze, di partecipazione e responsabilità".

E lanciano una provocazione: "Fin da subito, contemporaneamente alle varie chiusure, per molti settori della società si studiavano riaperture e ripartenze. Per quanto riguarda la scuola si è capito ben presto che tutto sarebbe stato rimandato a settembre. Come mai? Questa dimenticanza ha a che fare con il contagio o con qualcos’altro? Qual è il grado di percezione dell'importanza di scuola ed educazione che rimanda il mondo adulto ai ragazzi, se tutto (dall’aperitivo ai parrucchieri) appare più urgente e fondamentale del ritorno a scuola? Le scelte fatte hanno tenuto conto di ricerche, studi e riflessioni inerenti gli effetti del distanziamento fisico su bambini e ragazzi? Quale interesse per chi si occupa di educazione, cittadinanza, tempo libero dei giovani?"
Queste sono solo alcune delle domande che sorgono scorrendo la lettera, datata 22 maggio e riportata qui per intero. 

 

In questo lungo periodo di chiusura, vi abbiamo sentiti parlare dalle televisioni, rilasciando numeri, inviti, consigli, obblighi. Vi abbiamo sentiti a tavola sbraitare contro tutti: dai runners al presidente del Consiglio, passando per cani e vigili, cinesi e lombardi. E giovani.

Vi abbiamo visto dalle finestre mentre andavate al lavoro o a fare la spesa, mentre allungavate le passeggiate per comprare il giornale. Vi abbiamo visto accanirvi sui vostri cellulari nell’inoltrare foto e video sempre meno divertenti man mano che passava il tempo o postare su Facebook notizie e commenti sugli argomenti all’ordine del giorno.

Vi abbiamo sentiti verso sera cantare l’inno italiano, intonare Bella Ciao il pomeriggio del 25 aprile e poi chiederci di abbassare il volume delle nostre casse. Abbiamo riscoperto le cuffie.

Ci è stato chiesto di stare a casa e noi siamo stati a casa. Ci è stato chiesto di non vedere gli amici e abbiamo capito. Di non vedere i nostri i nonni e abbiamo capito un po’ meno e un po’ dopo, ma abbiamo comunque capito.

Siamo tanti e diversi. Pensiamo e ci comportiamo in modo diverso, spesso imitando o prendendo spunto dalle nostre famiglie. Dove abbiamo trovato adulti impauriti abbiamo avuto paura anche noi, quando abbiamo agito in modo prudente o spavaldo è perché anche gli adulti con cui viviamo lo hanno fatto.

In generale si è parlato poco di noi. L’attenzione era tutta rivolta giustamente all’epidemia, alle misure di sicurezza, alle fasi di chiusura e ripartenza delle attività produttive.

Solo trattando di scuola abbiamo intuito si parlasse di noi, anche se al centro del discorso c’erano il lavoro degli insegnanti, la didattica a distanza, tablet, smartphone, zoom, WeSchool, ecc.

All’inizio eravamo contenti di non andare a lezione, di svegliarci più tardi al mattino e andare a letto più tardi la sera. Contenti di avere più tempo per le cose che ci interessano e piacciono. Siamo stati finalmente liberi di usare i nostri telefoni senza limiti e sensi di colpa per chattare, scambiare foto, video, link. Abbiamo anche sentito meno pressione addosso da parte degli adulti, ma anche dei nostri coetanei. In alcuni casi ci ha fatto persino piacere tornare a indossare gli abiti comodi di figli-bambini.

Rispetto alla scuola, ci ha entusiasmato la novità delle lezioni online, la possibilità di essere più attivi e interattivi nelle discussioni sugli argomenti e utili alla classe durante gli incontri in rete. Ci ha fatto piacere essere cercati singolarmente dagli insegnanti, avviando rapporti che prima non ci erano concessi. Quando abbiamo scoperto che saremmo stati promossi o abbiamo smesso di studiare o abbiamo smesso di studiare per il voto.

Tre mesi però sono lunghi. Poco per volta l’entusiasmo è passato. Per qualcuno di noi è subentrata la noia, la demotivazione a stare al passo dei compiti, delle lezioni, delle connessioni. Aurora non riesce più a dormire bene la notte. Ahmad invece ha iniziato a non farsi trovare dagli insegnanti, prolungando le ore di sonno per difendersi dalle loro intrusioni in casa, attraverso lo schermo. Ad Antonio i compiti dati dai professori hanno cominciato a mettere ansia ed ora non li fa più. Chen ha smesso di suonare il pianoforte perché irrita i suoi genitori, già provati dalla chiusura del ristorante di famiglia. Le conversazioni tra noi sono diventate sempre più vuote e inutili. Così Zahra ha smesso di sentire la sua migliore amica e non risponde più neanche ai messaggi in chat.

Abbiamo scoperto di avere desideri semplici e quindi ci sono mancate cose semplici. Gli amici prima di tutto, le domeniche passate insieme ai nostri cugini, le quotidianità della nostra città, con la gente che passeggia e chiacchiera. Ci è mancato il nostro quartiere, camminare per le sue vie per andare in biblioteca, all’ASAI o anche solo a sedersi sulle panchine ad ascoltare musica insieme. Ci è mancato l’abbraccio dei nostri fidanzati e fidanzate. E poi giocare a pallone in un giardino, andare in bicicletta e lo sport in generale. Mangiare un kebab insieme usciti da scuola. Ci è mancato il gruppo.

Adesso è il momento di ripartire. Viviamo questi giorni in modo contrastato, con una voglia matta di uscire e la paura che ci frena. Qualcuno di noi non ne vuole sapere di incontrare altra gente e resterà chiuso in casa ancora per un po’. Molti di noi però si stanno riattivando, più consapevoli di prima di chi siamo e cosa vogliamo, delle nostre fragilità, ma soprattutto delle nostre risorse. Siamo riusciti a mantenerci lucidi in questa situazione. Abbiamo dedicato del tempo a noi stessi, pensando alle persone e alle cose importanti, aggrappandoci a qualche passione o hobby come ascoltare musica o suonare uno strumento, riscoprendo la lettura o imparando a maneggiare meglio programmi e applicazioni di pc e smartphone. Reda che è egiziano sta studiando la lingua giapponese perché è appassionato di manga e anime. Jennifer, nigeriana, è riuscita a trovare qualcuno che continuasse a insegnarle l’italiano online.

Ci siamo anche impegnati a prenderci cura del nostro corpo, allenandoci in camera con i tutorial di YouTube o nei cortili e nei garage. Abbiamo trovato strategie per convivere con i nostri genitori e i nostri fratelli. Li abbiamo sopportati e talvolta riscoperti come compagni di gioco o alleati. Ci siamo resi meno insopportabili, sviluppando più ascolto e pazienza e spesso occupandoci di più delle cose di casa.

Sentendoci più indispensabili siamo diventati più responsabili.

Manuela Marascio

MoreVideo: le immagini della giornata

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium