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Eventi | 25 luglio 2020, 10:30

“Ancora una e poi spengo”: la dipendenza da serie tv portata a teatro alla Cascina Le Vallere

La storia semiseria di un’ossessione seriale, scritta e interpretata da Carla Carucci, che affronta il tema della dipendenza da serie tv

“Ancora una e poi spengo”: la dipendenza da serie tv portata a teatro alla Cascina Le Vallere

Oggi, sabato 25 luglio, alle ore 21.30 l’anfiteatro della Cascina Le Vallere di Moncalieri ospiterà “Ancora una e poi spengo” per la rassegna di teatro contemporaneo “Fermata Bengasi alle Vallere”, organizzata da Santibriganti Teatro. Sul palco la storia semiseria di un’ossessione seriale, scritta e interpretata da Carla Carucci - con la regia di Francesca Lo Bue -, che affronta uno dei grandi mali del nuovo millennio: la dipendenza da serie tv.

La protagonista, Lucia Amoruso, convinta di essere a una riunione dei DST Anonimi (Dipendenti da Serie TV Anonimi) mette a nudo la propria ossessione seriale. Raccontando la sua storia, fa comprendere al pubblico il livello di totale immersione che un serial watcher può raggiungere, tale da farle perdere il senso di realtà fondendo la propria identità con quella dei suoi personaggi preferiti in un’escalation comica che la porterà alla fine ad analizzare le reali cause della propria dipendenza.

Con il progressivo avanzare delle tecnologie i telefilm, quelli che una volta erano appuntamenti cadenzati e centellinati all'interno delle nostre giornate, per alcuni sono diventati vere e proprie nevrosi. Finito di guardare una puntata, si lascia andare avanti la riproduzione automatica e senza rendersene conto si diventa Serial Watcher. Dipendenza da Serie TV significa iperconnessione in rete e conseguente disconnessione dal mondo e dai propri rapporti sociali. Ma significa anche catapultarsi in una realtà artificiosa rassicurante che in qualche modo ci fa sentire protetti, ma che è estremamente lontana dalla vita reale.

Carla Carucci racconta di amare le serie televisive al punto da esserne diventata lei stessa dipendente: “Questo lavoro”, spiega, “nasce da un numero incalcolabile di notti insonni davanti al monitor del computer e dall’incapacità di dire “no” alla prossima puntata”.

m.d.m.

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