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Economia e lavoro | 06 agosto 2020, 21:46

Matrimonio Fca-Psa con il settore delle utilitarie in dote ai francesi: l'economia torinese si spacca (e trema)

Sono circa 58mila gli addetti dell'indotto auto che rischiano di rimanere tagliati fuori. E se Marsiaj (Unione Industriale) getta acqua sul fuoco ("Ho avuto rassicurazioni da Gorlier"), Felici (Confartigianato) attacca: "A rimetterci saranno le piccole imprese"

Matrimonio Fca-Psa con il settore delle utilitarie in dote ai francesi: l'economia torinese si spacca (e trema)

Comunione o divisione dei beni? Il tema si pone d'attualità anche quando il matrimonio in questione è tra due colossi come Fca e Psa. E desta più di qualche apprensione per un territorio come quello torinese la prospettiva che la piattaforma produttiva per i veicoli di segmento B (le utilitarie o "city car") possa fare riferimento a Peugeot e partner transalpini.

A ben vedere, una traiettoria non così imprevedibile, visto che proprio Torino ha da qualche anno il Polo del lusso tra i suoi punti cardinali sull'asse Torino-Grugliasco. Ma senza dubbio il timore che questa scelta possa impoverire la filera automotive locale resiste. Soprattutto agli occhi dei quasi 58mila addetti dell'indotto auto sabaudo.

La vede diversamente Giorgio Marsiaj, da poche settimane presidente dell'Unione Industriale di Torino, che a questo proposito spiega: "Siamo consapevoli che lo scenario sta cambiando, ma abbiamo chiesto a Fca di confermare l’attenzione e l’impegno assunto verso il nostro territorio”.
Proprio nelle scorse ore, infatti, il numero uno degli industriali torinesi ha contattato i vertici di Fiat Chrysler per verificare i piani di sviluppo e produzione del Gruppo in Italia, in particolare a Torino, e in particolare l’impatto che l’adozione della piattaforma francese Psa-Cmp per i veicoli del segmento B, prodotti nello stabilimento di Thychy in Polonia, avrà per le imprese del territorio.

Una telefonata, quella tra Marsiaj e il responsabile Emea di Fca, Pietro Gorlier, che ha portato rassicurazioni, confermando la centralità dell'area torinese per il Gruppo unitamente agli impegni assunti nel piano di investimenti italiano per un ammontare complessivo di 5 miliardi di euro. “Dai colloqui intercorsi – dichiara il presidente dell’Unione Industriale di Torino –, che proseguiranno nelle prossime settimane, ho avuto ampie rassicurazioni sull'attenzione verso il nostro territorio da parte del gruppo FCA, che ha confermato gli impegni assunti, tra i quali la valorizzazione della filiera nazionale e il coinvolgimento anche nei nuovi progetti delle competenze italiane”.

“ Vorremmo che i fornitori italiani potessero cogliere le nuove opportunità che si apriranno - continua Marsiaj - , ad esempio grazie all’aumento dei volumi produttivi, in particolare quelli associati ai modelli brandizzati FCA. Inoltre, in linea con lo sviluppo in Italia del segmento C-UV dell’Alfa Romeo a Pomigliano e della Jeep Compass a Melfi e a della 500 Bev a Mirafiori, auspico l’arrivo in Italia e in particolare a Torino, di nuove produzioni che potrebbero dare nuovo slancio e opportunità alle imprese locali”. “Lo scenario sta cambiando -  conclude il Presidente - e si sta avviando una nuova era di innovazione che aprirà diverse opportunità di sviluppo, che potranno essere colte solo se si riuscirà a gestire questo momento estremamente difficile e di contrazione mondiale del mercato. Per questo, serve una strategia nazionale di lungo periodo da parte del Governo, con una attenta politica industriale a sostegno dell’automotive, perché su questo si misurerà la capacità attrattiva del nostro territorio”. 

Più critica, sull'argomento, la posizione di Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Piemonte. L'accusa è che si stia facendo poco per evitare uno spostamento dell'asse di equilibrio verso la Francia. "Il Governo fatica o nicchia a prestare garanzie reali per l’accesso ai finanziamenti delle piccole imprese italiane, ma non esita a farlo a favore di chi sposta la produzione all’estero a detrimento dell’indotto locale. Un Paese serio penserebbe ai suoi cittadini e al loro lavoro, non a poche decine di finanzieri apolidi o ai lavoratori di altri Paesi".

“Ma la garanzia dello Stato al prestito a FCA, non era forse giustificata dal fatto che ne avrebbe beneficiato il sistema automotive piemontese nel suo complesso, a cominciare dai fornitori? - incalza Felici -. Ancora una volta la politica si dimostra attenta alle esigenze della grande industria, anche quando queste esigenze non collimano con gli interessi nazionali, ma cieca nei confronti delle medie e piccole imprese come quelle della componentistica. La lettera di FCA con la richiesta ai fornitori di cessare immediatamente ogni attività di ricerca, sviluppo e produzione alimenta la preoccupazione per il futuro. C’è il rischio che siano proprio le imprese del nostro indotto ad essere le vittime designate delle scelte di FCA e del matrimonio internazionale targato Stellantis”.

Massimiliano Sciullo

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