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Eventi | 20 settembre 2020, 14:10

Se gli impianti di irrigazione bagnano il palco: l'arte visiva di Papaioannou a Torinodanza

Il curatore della cerimonia d'apertura delle Olimpiadi di Atene nel 2004 sarà in scena al Carignano con Šuka Horn: "Inciampo sugli archetipi e incontro il mito"

Dimitris Papaioannou_photo ©Julian Mommert

Dimitris Papaioannou_photo ©Julian Mommert

Dopo l’incontro speciale con The Great Tamer a Torinodanza 2018, ritorna nel capoluogo piemontese Dimitris Papaioannou, coreografo greco a oggi considerato un autentico maestro nell'intrecciare l'arte visivs al linguaggio del corpo, con un progetto unico e speciale: INK. Assieme al giovane collaboratore e performer Šuka Horn, il curatore della cerimonia d'apertura delle Olimpiadi di Atene nel 2004 ha affrontato questo nuovo lavoro espressamente su invito di Torinodanza e del Festival Aperto di Reggio Emilia, e debutterà al Teatro Carignano, in prima assoluta e in esclusiva per l’Italia, martedì 22 e mercoledì 23 settembre, con doppio spettacolo alle 18.45 e alle 20.45.

L’acqua è la materia primaria su cui Papaioannou ha avviato questa nuova ricerca, utilizzando in particolare i sistemi d’irrigazione usati per annaffiare i campi, l'armonia dei suoni e la maestosa presenza del getto d’acqua.

I performer portano sul palco un incontro/scontro tra due personalità molto diverse per età, colori, storie personali, creando una lotta tra padre e figlio, una relazione esoterica tra vecchio e nuovo, paternità ed eredità. Un’interdipendenza quasi cannibalesca tra due personaggi che, grazie alla presenza dell’acqua, si trovano ad agire in un mondo fantastico. 

In INK il pubblico potrà facilmente la passione per il cinema horror, la poesia di Andrej Tarkovskij e molte altre citazioni pittoriche, fino all’uso delle musiche di Antonio Vivaldi. 

«Avevo pensato di creare un’installazione con alcuni interventi performativi e alla fine ho realizzato uno spettacolo, che è nato da un profondo e personale flusso emotivo, creando uno stato emozionale molto diverso dai miei lavori precedenti» racconta Papaioannou. «Io cerco di capire la vita e di materializzare sul palcoscenico il mio sentire e le mie domande sulla vita e allora incontro gli archètipi. E quando inciampi sugli archètipi, incontri il Mito. Perché questo è ciò che i Miti fanno, visualizzano e raccontano temi universali». 

Manuela Marascio

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