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Attualità | 24 settembre 2020, 10:04

Opera Viva, Bulgini porta gli artisti di quartiere in Barriera di Milano: "Siate folli"

Undici giovani studenti o laureati delle Accademie di Belle Arti italiane lavoreranno in presenza e online in un workshop intensivo di quattro settimane

Opera Viva, Bulgini porta gli artisti di quartiere in Barriera di Milano: "Siate folli"

Un’arte pubblica che possa contribuire positivamente alla qualità sociale del contesto urbano, favorendo l’inclusione e la coesione tra i cittadini, e facilitando la partecipazione attiva della comunità. Succede in Barriera di Milano, dove Alessandro Bulgini da anni lavora quotidianamente per connettere la bellezza artistica alla vita di periferia, con interventi ad hoc direttamente sul territorio, dopo aver sviluppato esperienza analoghe a Taranto e a Cosenza. Per le prossime quattro settimana, fino al 18 ottobre, lo affiancheranno undici giovani artisti, studenti o neolaureati di Accademie di Belle Arti italiane, selezionati dal curatore Christian Caliandro, che lavoreranno in presenza e online a "Opera Viva, lArtista di Quartiere", un workshop intensivo organizzato dall'Associazione Flashback, vincitore del bando “Creative Living Lab - II Edizione” promosso e sostenuto dal Mibact. 

Ciascun artista coinvolto sarà chiamato a relazionarsi con la quotidianità della comunità, facendosi interprete e creatore. L’arte come pratica quotidiana verrà quindi utilizzata per attivare e supportare le trasformazioni sociali. 

"Dopo tante azioni nel quartiere in questi anni, ora è arrivato il momento di fare sul serio, di tirare le somme - ha detto Bulgini nel corso della presentazione del progetto ai Bagni Pubblici di Via Agliè -. Mi sono sempre occupato degli eretici, delle persone che la pensano diversamente. Non a casa il termine Opera viva, in nautica, indica la parte sommersa dello scafo, quella che non viene fuori in superficie. Questo perché ho sempre rivolto l'attenzione ai margini, a ciò che rimane in ombra, lasciando presto a casa il cavalletto per verificare direttamente sul campo la realtà delle periferie. Sono i luoghi più proficui per fare attività. E l'artista è come uno sciamano, un traghettore tra certi luoghi di confine, considerati terribili nell'immaginario collettivo, e il mondo comune. L'artista di quartiere è un mediatore con l'altrove: noi produciamo anomalie che serviranno a costringere le persone comuni a guardare le realtà locali con un sguardo diverso e non viziato".

"A tutti i ragazzi che mi accompagneranno - ha continuato - chiederò di essere folli. Perché manteniamo solo uno sguardo frontale e non trasversale, non va bene. Dobbiamo tutti mettere il proprio patrimonio e le nostre capacità a disposizione degli altri, ragionando non più sul come, su quali mezzi, ma sul perché. Del resto, gli artisti sanno trasformare pietra grezza in qualsiasi cosa".

Il seminario si basa sull’idea di relazione come primo elemento necessario, sia con gli abitanti sia con il paesaggio urbano. Nel rapporto con l'altro, l’artista è chiamato ad assumere un punto di vista simile a quello dell’etnologo che studia una società primitiva sconosciuta, deve imparare a non dare nulla per scontato, a interrogarsi sul significato di pratiche e rituali della vita quotidiana. L’ordine sociale rivela una natura fluida, negoziata e costruita giorno dopo giorno dai tanti soggetti che si relazionano uno con l’altro. Il radicamento dell’agire dell’artista sul territorio porta alla creazione di una nuova figura dalle connotazioni ibride, interprete empatico traduce bisogni e necessità ed elabora un nuovo linguaggio contingente e quotidiano che si inserisce perfettamente nella società operando piccoli cambiamenti nella vita della comunità di riferimento. 

"È importante - ha commentato l'assessore alla cultura Francesca Leon - il riconoscimento che si dà a questo tipo di esperienza che viene poi trasmessa ai giovani. Modificare con lo sguardo dell’artista lo sguardo dei cittadini che abitano il quartiere è un’operazione davvero innovativa".

"Se dovessi tratteggiare la città che vorrei - ha aggiunto l'assessore alle periferie Marco Giusta -, sarebbe una città che fa tesoro del patrimonio relazionale che è stato costruito in questo periodo, all'interno del quale la figura dell’artista di quartiere dovrebbe diventare una figura essenziale e riconosciuta e valorizzata dalle istituzioni. Ritengo dunque importantissima la realizzazione di un vademecum che sarà essenziale per i giovani artisti, ma soprattutto per la pubblica amministrazione che deve sostenere questo tipo di progetti. Nel mio piccolo, lavorando a una prospettiva strategica per le periferie, ho creduto importante considerare fondamentali gli sguardi dei bambini e dei giovani artisti nella capacità di immaginare il territorio, le relazioni e il futuro".

"Invidio gli artisti per la capacità che hanno di restituire emozioni attraverso un percorso che va molto oltre la dialettica e la parola - ha concluso la presidente della Circoscrizione 6 Carlotta Salerno -. Alessandro raccoglie elementi distruttivi del nostro territorio, elementi di tristezza e li trasforma in bellezza, e questa è la missione più importante dell’arte e dell’arte di comunità". 

I giovani talenti selezionati sono Ado Brandimarte (Ascoli Piceno, 1995), Valentina Catano (Foggia, 1993, vive e lavora a Roma), Marco Curiale (Torino, 1998), Vincenzo Francesco Di Chiano (Trani, 1995, vive e lavora a Foggia), Francesca Fiordelmondo (Osimo, 1995, vive e lavora a Torino), Brenno Franceschi (Torino, 1998), Giuseppe Formiglio (Foggia, 1990), Manuel Picozzi (Colleferro, 1997, studia a Frosinone), Beatrice Sacco (Torino, 1993), Sara Tosti (Perugia, 1994), Federico Zamboni (Torino, 1999).  

Le immagini, le storie e i racconti di questo percorso vivranno quotidianamente sui canali social del progetto, in un viaggio che accompagnerà la comunità, il pubblico e chi vorrà interagire verso la prossima edizione di "Flashback, l'arte è tutta contemporanea" al Pala Alpitour di Torino dal 5 all’8 novembre 2020, dove saranno mostrati i risultati e le opere nate in seno ad ADQ. L’obiettivo non è solo quello di offrire una narrazione complessiva di quanto realizzato, ma anche di compiere un lavoro di scouting tra le nuove generazioni, una sfida fondamentale per il futuro dell’arte contemporanea del nostro Paese. 

Manuela Marascio

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