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Economia e lavoro | 20 ottobre 2020, 15:07

Coronavirus, esercenti contro il coprifuoco: “Non siamo il problema ma una possibile soluzione”

Ascom, Fipe ed Epat respingono le accuse mosse a bar, ristoranti e discoteche rilanciando sulla crisi del settore: “Chiudendo e limitando gli orari di apertura i giovani si ammassano nelle piazze”

Coronavirus, esercenti contro il coprifuoco: “Non siamo il problema ma una possibile soluzione”

“Non siamo il problema ma una possibile soluzione”: è questo il messaggio lanciato a Torino da Ascom, Fipe ed Epat in vista di un ulteriore ipotetico coprifuoco commerciale.

I rappresentati degli esercenti respingono al mittente, dunque, le accuse mosse a bar, ristoranti e discoteche riguardo l'esplosione della seconda ondata di contagi da Covid-19, fornendo una rappresentazione diversa del ruolo svolto dai pubblici esercizi durante questi mesi.

A sostenere, in modo particolare, questa posizione è il presidente di Epat Alessandro Mautino: “La maggior parte degli assembramenti - dichiara – si verifica nelle piazze dopo la mezzanotte, quando i locali sono già chiusi: non basta limitare i nostri orari di apertura per far sì che i giovani tornino a casa; a questo proposito dovremmo essere visti come una risorsa in grado di distribuire il pubblico, anche grazie ai dehors allargati”.

Secondo Mautino, l'occasione andrebbe colta anche per ripensare lo sviluppo commerciale: “Chi sbaglia – aggiunge – è giusto che paghi, i controlli vanno intensificati ma occorre pensare al futuro incoraggiando nuovi insediamenti o incentivando lo spostamento degli esercizi in altre zone della città vista la saturazione di alcuni quartieri. In altre parole, bisognerebbe avere il coraggio di affrontare i problemi sotto una prospettiva diversa”.

Sulla stessa lunghezza d'onda è la presidente di Ascom Torino Maria Luisa Coppa, preoccupata anche da una crisi in procinto di aggravarsi: “Si pensa - sottolinea – che il contagio avvenga più facilmente da noi rispetto a mezzi pubblici, grande distribuzione e scuole dove si sono visti gli affollamenti peggiori; il tutto senza considerare che le nostre imprese si sono sempre attenute al rigore imposto a livello governativo. Un eventuale lockdown a Natale creerebbe un disastro non adeguatamente compensato, il settore pubblico ha il dovere di sostenerci”.

A soffermarsi su danni economici e compensazioni è il presidente di Fipe Lino Stoppani: “Un settore già in grandissima difficoltà - commenta – per la pandemia rischia danni aggiuntivi dai limiti di orario sull'attività: oltre ai 24 miliardi di perdita di fatturato stimati per il 2020, si aggiungerebbero 470 milioni al mese per le restrizioni imposte dalle ordinanze regionali".

"Senza adeguate misure compensative, inoltre, è impensabile poter sostenere le chiusure; i provvedimenti urgenti dovrebbero riguardare lo stimolo della domanda, investimenti nel settore e indennizzi per le imprese”.

Marco Berton

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