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Cultura e spettacoli | 22 novembre 2020, 06:11

Abbiamo in città il secondo Museo Egizio più importante del mondo, ma cosa c'entrano gli Egizi con Torino?

Le Leggende si confondono con la Storia. Ma ecco come un mitico re, un fiume che somigliava al Nilo e il culto di Iside hanno portato un po' di Egitto all'ombra della Mole

Abbiamo in città il secondo Museo Egizio più importante del mondo, ma cosa c'entrano gli Egizi con Torino?

A Torino c'è il Museo Egizio, ma cosa c'entrano gli egizi con Torino? Le leggende parlano di un mitico re, di un fiume che somigliava al Nilo e del culto di Iside... Ma come sono andate davvero le cose?

La storia ufficiale del Museo ci dice che che la prima grande collezione Egizia arrivò a Torino nel 1824 e da lì Carlo Felice ne fece un Museo. Visitando la primissima sala, tuttavia, saremmo sorpresi nel constatare che ci accoglie un pezzo davvero particolare: una tavola in metallo chiamata mensa Isiaca su cui campeggiano figure di divinità, al centro Iside, e geroglifici. Quella tavola arrivò a Torino circa 200 anni prima rispetto alla fondazione del museo; la acquistò Carlo Emanuele I, probabilmente dai Gonzaga. Sta di fatto che quella tavola è un falso: o per meglio dire, è un oggetto romano di età imperiale, II sec. d.C., copiato un po' a pappagallo da suggestioni di arte egizia.

Ma cosa ci dice questo? Che i Savoia era affascinati dagli egizi, già prima delle spedizioni di Drovetti e del 1800. Legare la storia di Torino a un popolo così illustre e affascinante, portava lustro alla città, da poco diventata capitale e soprattutto alla famiglia, che quindi si poneva come erede dei mitici re egizi fondatori.

Insomma, già nella prima generazione di Savoia, già installatisi "interamente" a Torino, si prepara il terreno a quello che sarebbe arrivato poco dopo. Nel 1679 si portò alle stampe un volume, chiamato Historia della Augusta Città di Torino, scritto dal letterato di corte Emanuele Thesauro, e completato per la Seconda Madama Reale. In esso si narrava la storia del principe egizio Pa Rahotep che intorno al 1500 a.C. sarebbe arrivato nella zona di Torino con dei seguaci a seguito di discordie con la casta sacerdotale egizia, e lì avrebbe trovato le condizioni favorevoli a fondare una nuova città, per la presenza del fiume, che gli ricordava il suo amato Nilo.

Il territorio in questione era chiamato all'epoca Eridania, che in lingua indoeuropea voleva dire "primo fiume" (anche se l'origine è incerta). E lo stesso nome di Eridano venne dato a lui dagli abitanti locali. Il principe troverà anche le condizioni favorevoli per importare il culto del dio Api (guarda caso un toro) e della dea Iside, con un tempio costruito pare sotto alla Gran Madre. Eridano morirà in una gara di carri, proprio dove ora sorge la fontana dei 12 mesi, e il fiume verrà chiamato Eridano come lui, fino all'arrivo dei Celti, che inizieranno a chiamarlo Padam, cioè ricco di pioppi, per l'abbondante presenza di quest'albero, da cui deriveranno Po e Pianura Padana.

Insomma, la leggenda sugli egizi fondatori di Torino è presa pari pari da un testo del 1600 e altro non è che un mezzo per "sponsorizzare" l'origine nobile della città.

 

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