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Attualità | 24 novembre 2020, 07:28

Gomme sgonfie per ambizioni tronfie

OsservaTorino, un punto di vista su cosa accade in città fornito da Domenico Beccaria. L'argomento di oggi? La situazione del servizio ToBike

Gomme sgonfie per ambizioni tronfie

Di centosettanta stazioni approntate in origine, meno della metà sono funzionanti e di millequattrocento biciclette che facevano parte della dotazione iniziale, solo più centocinquanta sono ancora disponibili al pubblico di abbonati, peraltro in sensibile calo. 

Sembrano numeri da bollettino di guerra, invece si tratta della situazione di ToBike, servizio, in appalto, che la Città di Torino offre a chi vuole praticare una mobilità alternativa a quella veicolare tradizionale. Numeri che stridono pesantemente con le scelte urbanistiche legate alla mobilità sostenibile, che la giunta Appendino ha fatto e sta facendo. 

In una città dove si riducono i controviali dei maggiori corsi a piste ciclabili, constatare che proprio il servizio di bike sharing promosso dalla Città, abbia una situazione così grave, è perlomeno imbarazzante e dovrebbe far riflettere sulle scelte fatte, forse un po' troppo frettolosamente, sicuramente un po' troppo demagogicamente, confondendo il futuro prossimo dei trasporti e degli spostamenti urbani, con il libro dei sogni. 

Sono torinese di origini e la mia carta d'identità porta sulla schiena già qualche primavera di troppo. Gli inverni miti, di cui da un paio d'anni la città gode, sono i primi che si affacciano all'album dei miei ricordi. E anche nei racconti dei miei genitori e dei miei nonni, già tutti passati a miglior vita, non c'è traccia di torinesi morti per colpi di calore in autunno ed inverno. 

Ipotizzare quindi che, tutto d'un tratto, la mobilità cittadina possa essere affidata nella sua quasi totalità alle due ruote, a pedali integrali, assistiti o completamente elettrici, è esercizio di sfrenato ottimismo così poco subalpino e suona come eresia, per almeno sei mesi l'anno. 

Se a questo si aggiunge il comportamento incivile di una consistente fetta di torinesi, che al posto di utilizzare questa alternativa, pensano bene di vandalizzarla, dando sfogo alle loro frustrazioni represse, è facile capire le ragioni di un flop. 

Come se non bastasse, su questa situazione deficitaria, si va ad incastrare, beffardo cameo, la richiesta della concessionaria del servizio di avere un prolungamento del contratto, in scadenza fisiologica a ottobre 2021, a cui l’interdetta amministrazione cittadina risponde chiedendo precise garanzie di un rilancio funzionale tangibile fionda da fine anno, rappresentato da almeno mille mezzi circolanti e l’ottanta per cento delle stazioni funzionanti. Più che un traguardo, un miraggio.

A coronamento di questa situazione paradossale, giunge la dichiarazione del leghista Fabrizio Ricca, firmatario di una interrogazione sul tema, in cui si sottolinea la presenza in città di centinaia di biciclette di società private che fanno business su questa necessità, a fronte di un sostanziale disinteresse da parte della giunta Appendino verso il servizio di bike sharing, che dovrebbe essere uno dei pilastri del new green deal dei trasporti cittadini. 

Viene da pensare che, come in molte altre situazioni legate all'intervento pubblico in settori concorrenziali col privato, che l’agilità operativa e l'obbligo di fare utili del David privato, siano condizioni estranee ai Golia pubblico, che perennemente ed inevitabilmente esce soccombente da una battaglia strategica e di bandiera dell’amministrazione cittadina. 

Ci si trova quindi ad un bivio, per gli urbanisti di Palazzo di Città. O ripensare la mobilità e soprattutto la viabilità urbana, issando bandiera bianca davanti alle tradizionali autovetture, che hanno fatto la fortuna economica ed industriale della città, oppure dare una brusca sterzata al servizio di mobilità alternativa. 

Che non vuol solamente dire rendere efficienti il servizio di sharing di bici e monopattini, ma soprattutto di regolamentarne l'utilizzo su strada, e ribadisco, su strada, non su marciapiede o isola pedonale, da parte dei clienti, che devono essere chiamati in prima persona a rispondere di utilizzi impropri o pericolosi dei mezzi loro affidati. 

Le due ruote devono essere una soluzione, non un problema in più di cui non si sente assolutamente il bisogno. 

Domenico Beccaria

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