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Cronaca | 11 gennaio 2021, 19:07

È scomparso il campione silenzioso delle corse in montagna

Renato Jallà aveva iniziato la sua avventura atletica partendo dal borgo in cui viveva: Santa Margherita a Torre Pellice, diventando punto di riferimento per i giovani che si avvicinavano alla marcia alpina

Renato Jallà corridore

Renato Jallà

Campione silenzioso, atleta naïf. Così viene ricordato Renato Jallà, chiamato Renè, scomparso ieri, domenica 10 gennaio, a 76 anni. “Protagonista nel mondo della marcia alpina con i colori del Gasm (Gruppo amici di Santa Margherita, ndr) di Torre Pellice è stato tra i migliori interpreti delle storiche Castelluzzo e Tre Rifugi ma si è fatto conoscere per il suo talento anche in altre vallate piemontesi e in Valle d'Aosta” commenta Carlo Degiovanni vicepresidente della A.s.d. Valle Infernotto e appassionato narratore delle marce alpine, che ha ricostruito in un suo libro la figura complessa di Renè. Tra i successi ricordati quelli alla Tre Rifugi, in accoppiata con Livio Boaglio, e il trofeo fenestrellese Scarpone Alpino, assieme al fratello Roby e a un terzo staffettista.

Jallà era diventato una leggenda nonostante la sua riservatezza, iniziando la carriera atletica negli anni Settanta partendo proprio da Borgo Santa Margherita, in cui viveva, per la marcia alpina del Castelluzzo che attirava a Torre Pellice atleti da tutta Italia. “Aveva aderito non per spirito di competizione ma per una scommessa col fratello Roby” racconta Patrizio Zancanaro, membro del Gasm, a testimonianza di un approccio naïf allo sport, soprattutto agli inizi. Era approdato all'atletica senza esperienza né allenamento “Il lavoro contadino lo ha sempre assorbito totalmente – racconta Degiovanni – ma, sotto la guida di Franco Ricca, dopo la gara del Castelluzzo, cominciò a partecipare a competizioni in tutto il Piemonte e in Valle d'Aosta. A causa della sua ritrosia a guidare, tuttavia, fratelli e amici si facevano carico del trasporto e lo portavano alle gare fuori casa”.

Per i giovani che successivamente si sono avvicinati al mondo della corsa in montagna è stato un punto di riferimento: “Era il numero uno – rivela Zancanaro – perché manteneva sempre un atteggiamento umile anche se non si piazzava mai oltre il terzo posto nelle gare nostrane e mai oltre il decimo in quelle fuori zona”. L'umiltà traspariva dalle risposte secche e veloci alle interviste che seguivano le sue vittorie: “Correva sicuramente più di quanto parlasse – sorride Degiovanni – Jallà è stato un grande scalatore rimanendo tuttavia un tipico montanaro, un personaggio molto riservato”.

Abbandonò il mondo delle competizioni a 48 anni, dopo una vittoria alla Tre Rifugi: “Un ottimo tempo: 2 ore e 10. Straordinario se si tiene conto dell'età che aveva” ricorda Zancanaro.

Il funerale si svolgerà mercoledì 13 alle 11 al cimitero di Torre Pellice

Elisa Rollino

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