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Economia e lavoro | 04 marzo 2021, 13:44

IPB di Brandizzo, lo stop dopo 50 anni: i lavoratori davanti ai cancelli. "Schiacciati dalla pandemia, ma anche dalla concorrenza asiatica" [FOTO]

Sono 69 i dipendenti dello stabilimento poco fuori Torino. Fiom e Uilm chiedono l'applicazione degli ammortizzatori sociali, ma anche il supporto delle istituzioni. "Se si perde IPB, in Piemonte rimarrebbero solo due aziende che fanno stampi per carrozzerie"

lavoratori in presidio davanti alla fabbrica

I lavoratori della IPB di Brandizzo hanno manifestato davanti ai cancelli della fabbrica

Quattro ore di presidio, dalle 9 alle 13, per i lavoratori della IPB di Brandizzo, la storica azienda che da 50 anni opera nel settore della costruzione stampi (indotto automotive) e che occupa 69 dipendenti. Ma che nei giorni scorsi ha annunciato la cessata attività, parlando di una costante mancanza di ordini e, dunque, di perdite economiche.

L'azienda ha lavorato a lungo per Fca, ma anche per altri gruppi automobilistici, come Volkswagen. Questo però non l'ha messa al riparto dalla crisi di questo periodo, anche a causa della concorrenza asiatica (Cina, Corea e non solo) che possono vantare un costo del lavoro più basso.

Ecco perché i lavoratori si sono dati appuntamento davanti allo stabilimento, per un'iniziativa che è stata organizzata da Fiom e Uilm anche per chiedere all'azienda di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per la tutela dei lavoratori, a partire dalla cassa integrazione per cessata attività prevista in casi come questo.

"Qui non ci sono in ballo solo 69 posti di lavoro, ma al momento l'azienda non vuole aprire la cassa integrazione per la cessata attività - dice Luca Pettigiani della Fiom -. Si tratta dell'ennesima beffa per un territorio che ormai da tempo paga la crisi dell'auto: è da anni che segnaliamo questa sofferenza sul nostro territorio. La famosa vertenza Torino, anche alla luce delle difficoltà degli stabilimenti di assemblaggio di Mirafiori e Grugliasco".

"Qui si producono stampi per carrozzerie, come le fiancate delle auto: da qui sono usciti componenti per modelli che ancora adesso vediamo circolare e i lavoratori sono altamente professionalizzati - aggiunge Leonardo Marconcini della Uilm -. Se si perdesse questo patrimonio, al tessuto piemontese rimarrebbero forse due aziende che fanno questo tipo di lavoro. La pandemia ha senza dubbio accelerato una situazione di difficoltà che già negli ultimi anni aveva costretto l'azienda a ricorrere agli ammortizzatori sociali".

Di fronte ai 69 lavoratori, adesso, si apre una strada estremamente complessa. La procedura di cessata attività è già stata comunicata anche ai fornitori. "Chiediamo almeno un anno di cassa integrazione per la cessata attività, verso la quale però l'azienda non ha mostrato interesse. Questo darebbe il tempo alle persone di guardarsi intorno e provare a ricollocarsi sul territorio", dice ancora Marconcini. "Ci appelliamo anche alle istituzioni del territorio, a partire dal Comune per arrivare a enti più alti".

"Lo stato d'animo dei lavoratori non è buono - aggiunge Pettigiani -: è stato un fulmine a ciel sereno, pur nella consapevolezza della difficoltà del periodo. Si poteva pensare a una pesante ristrutturazione, ma la notizia della cessazione è stata molto pesante, drammaticamente pesante".

"È necessaria l’apertura urgente di un tavolo in Regione, anche alla luce del fatto che l’azienda ha usufruito negli anni di incentivi statali per l’acquisizione di macchinari, impianti, e attrezzature nuovi di fabbrica - dice Jessica Costanzo, deputata torinese ed esponente della Commissione Lavoro alla Camera -. Inoltre c’è un altro elemento da considerare con attenzione: è notizia di ieri la proroga della cassa-Covid fino al 30 giugno 2021. Una notizia indubbiamente positiva, che apre uno spiraglio concreto per la proprietà Ipb, che non potrà essere ignorato dal momento che cambiando la causale della cassa e usufruendo dunque di quella per Covid, i costi verrebbero abbattuti e si potrebbero rinviare i licenziamenti.

"Molte agenzie interinali del territorio richiedono profili con le competenze acquisite negli anni dai dipendenti IPB - aggiunge Costanzo -, quindi si dovrebbe valutare l’avviamento di un altro tavolo parallelo per verificare se ci siano attori industriali sul territorio interessati all'acquisizione di questa fetta di mercato, ed eventualmente ad assorbire dipendenti qualificati, anche attraverso una formazione che li renda spendibili per produzioni differenti".

Massimiliano Sciullo

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