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Attualità | 26 marzo 2021, 15:04

Nella Giornata mondiale del Teatro, i lavoratori dello spettacolo conquistano il loro arco di trionfo

Manifestazione sabato 27 marzo all'Arco del Valentino. Il coordinamento: "A Venezia i colleghi bloccheranno l'accesso alla città. Noi da Torino ci uniamo alla lotta"

Lavoratori spettacolo in piazza Carignano

Protesta in piazza Carignano lo scorso 23 febbraio

Era sembrata a molti una promessa azzardata, poco coerente con l'andamento dell'emergenza pandemica e le restrizioni in corso. E, difatti, l'annuncio fatto dal ministro Dario Franceschini a febbraio circa la ripresa dello spettacolo dal vivo il 27 marzo è stata presto smentita dall'ultimo Dpcm, che ha prolungato la serrata (almeno) fino a Pasqua. 

Così, in quella che sarà la seconda Giornata mondiale del Teatro celebrata senza reali alzate di sipario né pubblico in platea, i lavoratori dello spettacolo piemontesi si preparano a scendere nuovamente in piazza, aderendo all'appello lanciato dal network nazionale Professionisti Spettacolo e Cultura - Emergenza Continua e dalla Rete Intersindacale RISP

Dopo l'ultimo raduno del 23 febbraio, sabato, alle 16, è convocato a Torino un presidio all'Arco del Valentino, tra corso Vittorio Emanuele II e corso Cairoli. Una mobilitazione in linea con l'iniziativa dei colleghi veneti, che bloccheranno la via d'accesso alla città lagunare sul ponte della Libertà.

"Ribadiamo - spiegano i referenti del coordinamento - la necessità di convocare al più presto un Tavolo interministeriale permanente che coinvolga i lavoratori con i ministri del lavoro, della cultura e dell'economia". 

Tra le altre richieste, la "realizzazione di tutte le misure, economiche e non, relative ai protocolli di sicurezza per la ripartenza del settore", il "riconoscimento dei contributi figurativi per le intere annualità 2020 e 2021" e l'attuazione di una "riforma strutturale, formale e fattuale del settore", a tutela delle maestranze. 

Ancora una volta, una protesta che vuole dar voce a tutte quelle piccole e medie realtà culturali attive nei singoli territori, che ad un anno dal primo lockdown rischiano di chiudere per sempre. 

Manuela Marascio

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