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Economia e lavoro | 05 aprile 2021, 13:55

Chiorino: "Avviare una rivoluzione del welfare che metta la famiglia naturale al centro"

L'assessore al lavoro della Regione Piemonte è intervenuta in risposta all'editoriale di Beppe Gandolfo sul tema natalità

elena chiorino

L'assessore Elena Chiorino

L'assessore all’Istruzione, Lavoro e Diritto Universitario della Regione Piemonte Elena Chiorino è intervenuta in risposta all'editoriale di Beppe Gandolfo pubblicato questa mattina sulle nostre testate.

Grazie a Beppe Gandolfo per lo spunto di riflessione su un tema che ritengo sia centrale per la nostra Nazione.

Un Piemonte senza bambini è il drammatico riflesso di una Nazione che conta un minimo storico di nascite dall’unità d’Italia e un massimo storico di morti dal secondo dopoguerra. Vero che i figli sono un investimento, ma sembra più evidente che si voglia dimenticare come loro rappresentino soprattutto la prima risorsa di un Paese. I dati che leggiamo vanno interpretati come un grido d’allarme a cui un Governo non può più far attendere delle risposte: la denatalità e lo squilibrio demografico rappresentano una delle prime grandi emergenze da affrontare immediatamente.

Meno bambini che nascono, una popolazione che invecchia e gli immigrati che aumentano. In una puntuale analisi pre-pandemia il sociologo Luca Ricolfi fotografa la società italiana definendola “società signorile di massa” nella quale il numero dei non-lavoratori ha già abbondantemente superato quello dei lavoratori. Sempre meno persone che producono PIL, sempre più persone che accedono a quel PIL senza produrne e, ulteriore diretta aggravante, un’economia che non cresce. Di certo il post-pandemia vedrà una situazione ulteriormente aggravata.

Ed è proprio questo il nodo centrale sul quale va posta la massima attenzione. Ecco dunque che non credo si possa pensare di risolvere la denatalità italiana con politiche di immigrazione se non ci si vuole fermare ad una lettura di numeri, ma si intendano approfondire temi, azioni, conseguenze. Una Nazione senza figli, più povera che chiama immigrati per potersi risollevare? 

Ho un’altra visione dell’Italia, credo in questo Paese e penso che la politica abbia il dovere – e la capacità - di fare uno sforzo maggiore: garantire le condizioni di potersi creare una famiglia attraverso politiche integrate tra loro, riportando al centro il ruolo dei genitori, con strategie mirate per i giovani e rivolte all’occupazione femminile con servizi strutturati per non vincolare più una donna a dover ancora scegliere tra carriera e famiglia. 

Nell’ultimo anno i nostri giovani sono stati coloro - perché ritenuti “quelli più sacrificabili” - che hanno sofferto e subìto le scelte politiche di chiusura per decreto, in primis con le scuole: sembra che non ci si renda neppure conto di quanto stiamo indebitando l’intera generazione a cui è stata tolta la scuola. Ora è necessario un cambio di passo: non basteranno i vaccini a riportare speranza, se non si metterà in campo una grande operazione in grado di restituire fiducia nel futuro, iniziando proprio da loro, dalle famiglie e dai giovani. 

Quei figli d’Italia ai quali oggi è stato negato il diritto allo studio e garantito il debito dei vari decreti ristori, sostegni e chi più ne ha più ne metta. Quei figli che una Nazione in guerra dovrebbe proteggere e ai quali, invece, oggi si scarica il fardello più pesante delle conseguenze del Covid19 e ai quali neppure si pensa a garantire il diritto di poter, un domani, essere genitori. 

A loro si deve oggi la massima attenzione affinché possano ereditare una “terra dei padri” così come è sempre stato per le generazioni che ci hanno preceduto. E si può fare: avviare una rivoluzione del welfare che metta la famiglia naturale al centro dello Stato sociale e a porre in essere un imponente piano di incentivo alla natalità per invertire il trend negativo. Arrendersi all’unico pensiero immigrazionista significa arrendersi all’idea che i nostri figli non potranno essere genitori. E una Nazione che si arrende è una Nazione che muore.

Ecco perché i bambini sono il bene più prezioso da difendere e primo dovere della politica è garantire un’Italia che sappia essere madre dei suoi figli che in questo Paese devono poter avere le condizioni per diventare genitori trovando le opportunità per costruire il loro futuro. La “terra dei padri” è questa.

Redazione

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