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Attualità | 07 aprile 2021, 11:55

A un anno dall’inizio della pandemia la Carovana Salvacibo ha distribuito 246 tonnellate di frutta e verdura

Il progetto che lotta contro spreco alimentare ha sostenuto più di 54 realtà dal primo lockdown con una media di 1800 beneficiari a settimana

A un anno dall’inizio della pandemia la Carovana Salvacibo ha distribuito 246 tonnellate di frutta e verdura

246 tonnellate di frutta e verdura recuperata e ridistribuita a più di 50 tra associazioni, enti e gruppi informali che si occupano di sostenere la popolazione torinese e fronteggiare una emergenza alimentare che si fa sempre più pesante. Questo è il bilancio del primo anno di attività della Carovana Salvacibo a Torino, il progetto che mette insieme la solidarietà e l’ambiente attraverso il contrasto allo spreco di cibo promosso dall’Associazione Eco dalle Città.

Nata a causa della chiusura del mercato di Porta Palazzo in occasione del primo lockdown e supportata dal Comune di Torino e dall’Unione Buddhisti Italiani, la Carovana Salvacibo in un anno di attività ha sostenuto concretamente tutte quelle realtà che nella città di Torino stanno contrastando, con la distribuzione di aiuti alimentari, la crisi generata dalla pandemia.

Una attività che vede gli Ecomori (migranti e richiedenti asilo impegnati in azioni e progetti ambientali) e le Sentinelle dei Rifiuti recuperare l’invenduto del CAAT (Centro Agro Alimentare di Torino) e di Battaglio per poi distribuirlo nella città di Torino grazie al furgone della Rete delle Case del Quartiere di Torino.

Era solo questione di tempo – dice Giulio Baroni, ideatore e coordinatore del progetto - e prima o poi azioni e come quella della Carovana Salvacibo sarebbero entrate nei centri di distribuzione all’ingrosso di prodotti alimentari deperibili come la frutta e verdura. Quindi la Carovana nasce dal bisogno di combattere e contrastare lo spreco alimentare, come già facciamo da tempo nei mercati di Torino con RePoPP, e il Covid ha accelerato questo processo unendo l’aspetto puramente ambientale a quello della solidarietà per contrastare l’emergenza alimentare che, giorno dopo giorno, continua aa abbattersi sulle fasce più povere della popolazione torinese”.

La Carovana è nata quasi per caso – spiega Paolo Hutter presidente di Eco dalle Città - Con la chiusura del mercato in piazza della Repubblica avevamo saputo che due ambulanti di Porta Palazzo (Youness e Abdelmoullah) facevano delle distribuzioni quasi a sorpresa di ortofrutta recuperata o comprata sottocosto al Caat e da Battaglio. Ci siamo ‘infilati’ con loro, orientandoli e creando punti di consegna un po' più organizzati come Arci, moschee, parrocchie. Così alla garibaldina è nata la Carovana Salvacibo. Siamo stati anche multati dai vigili per una distribuzione improvvisata in via Maddalene – ricorda Hutter - multa poi ritirata con tante scuse. Successivamente il progetto ha preso piede e si è strutturato. Abbiamo cominciato a utilizzare altri furgoni, inizialmente anche con la collaborazione dell’Associazione con Vivi Balon, fino alla formula attuale di Carovana Salvacibo”.

Proprio nel corso del 2020, e con il primo lockdown – commenta Gianluca Cornelio Meglio, Direttore generale del Centro Agro Alimentare Torinese, che ad aprile dello scorso anno ha aperto del porte del CAAT alla Carovana - quella che era la realtà storicamente presente all’interno del Caat e che svolgeva una attività di recupero di eccedenze alimentare e donazioni per poi favorire la ridistribuzione sul territorio come il Banco Alimentare, ha visto affiancarsi nuove esperienze come quella della Carovana Salvacibo. Queste realtà oggi hanno permesso di raggiungere, in maniera molto più capillare di prima, le singole famiglie in difficoltà che talvolta nell’ambito di organizzazioni più strutturate avevano concrete difficoltà ad accedere a queste forme di aiuto”.

Per noi il l’apporto di cibo che arriva dalla Caravona è importante – dice l’Imam Said Alajdi El Idrissi, presidente della moschea di via Baretti - Parliamo di circa il 50% di tutti gli aiuti che ridistribuiamo a una comunità che riunisce cinque moschee da San Salvario a Porta Palazzo. Sono più di 500 persone e quasi tutti disoccupati, famiglie numerose, anziani e malati. Da quando è cominciata la pandemia le richieste di cibo sono aumentate e continuano a farlo”.

comunicato stampa

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