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Attualità | 23 aprile 2021, 17:00

Guerriglia urbana a Torino, la procura per i minorenni attacca: "La Polizia non era preparata"

Così i giudici sui gravi disordini avvenuti lo scorso 26 ottobre, durante una protesta contro le misure governative anti Covid, sostenendo l'accusa di devastazione e saccheggio a carico di sette giovanissimi

foto degli scontri del 26 ottobre a Torino

Guerriglia urbana a Torino, la procura per i minorenni attacca: "La Polizia non era preparata"

La polizia non era preparata a fronteggiare i gravi disordini che si scatenarono a Torino il 26 ottobre 2020 in occasione di una protesta contro le misure governative anti Covid. E' quanto ha affermato la procura per i minorenni, davanti ai giudici del tribunale del riesame, nel sostenere l'accusa di devastazione e saccheggio a carico di sette giovanissimi (all'epoca dei fatti di età compresa fra i 16 e i 17 anni) che secondo gli inquirenti assaltarono i negozi del centro storico.

Nonostante fosse stata lanciata da giorni sui social, il pm minorile "ha dato atto - si legge nell'ordinanza del riesame - che la manifestazione in piazza Castello non era stata fatta oggetto di preavviso, impedendo così alle forze dell'ordine di predisporre idonei presidi di sicurezza per le persone e le cose e creando di conseguenza una condizione di potenziale rischio per l'ordine pubblico".

Il tribunale del riesame per i minorenni (a differenza di quanto stabilito da gip del tribunale ordinario per la posizione dei maggiorenni) ha sostanzialmente confermato le accuse di devastazione e saccheggio. Secondo i giudici le condotte contestate agli indagati si devono calare nell'ambito di una "eccezionale ondata di razzie e disordini tali da generare un vero e proprio clima di guerriglia urbana", con "scene di violenza brutale esercitata con tutti i mezzi a disposizione".

L'assalto ai negozi fu portato avanti "approfittando dell'impegno delle forze dell'ordine nel respingimento dei disordini che stavano interessando le vie limitrofe". Gli esercizi commerciali presi di mira furono 38. Quanto alla posizione degli indagati, tre restano in carcere, per altri tre è stato disposto il trasferimento in una comunità e per il settimo la misura cautelare è stata trasformata in obbligo di permanenza in casa. 

redazione

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