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Cultura e spettacoli | 03 maggio 2021, 20:33

Il divino amante, tra devozione e poesia: al MAO quattro grandi dipinti indiani raccontano Krishna

La mostra è allestita fino al 26 settembre

Krishna

"Krishna, il divino amante"

Il MAO - Museo d'Arte Orientale riapre al pubblico a accoglie quattro dipinti religiosi sulla figura del dio Krishna. L’esposizione (a cura di Claudia Ramasso e Thomas Dähnhardt, fino al 26 settembre) si propone di mostrare al pubblico questo significativo tipo di produzione pittorica (picchavai, delle scuole del Rajasthan), accompagnata da una selezione di componimenti poetici ascrivibili alla corrente devozionale della bhakti.

Lo scopo è di esaltare il rasa, che significa “succo”, “essenza” o “gusto”, e indica un particolare stato emozionale intrinseco all’opera d’arte, sia essa visiva, letteraria o musicale, e che riesce a suscitare nello spettatore la corrispondente disposizione d’animo. Le poesie presentate in mostra accanto ai dipinti intendono, infatti, invitare a un pieno godimento estetico dell’esposizione attraverso il linguaggio universale dei modi dell’arte. 

Krishna è una delle divinità indiane più conosciute in Occidente, manifestazione terrena del dio Vishnu e fulcro della corrente devozionale della bhakti. Tradizionalmente i picchavai vengono esposti nella sala interna del tempio dove è venerata l’immagine di Krishna, per adornare le pareti e gli arredi.

I dipinti raccontano la vita terrena del dio in contesti diversi, che variano nel corso dell’anno in base al calendario delle festività relative alla divinità. Di particolare rilievo sono le raffigurazioni denominate Raslila, che rappresentano Krishna mentre intesse giochi amorosi con le giovani mandriane (gopi) nei boschi di Vrindavan, luogo dove la tradizione religiosa colloca la sua giovinezza. 

Fra i versi che accompagnano i dipinti, il più antico risale alla Bhagavad-gita, uno dei testi sacri per eccellenza della tradizione hindu e di fondamentale importanza nel contesto delle correnti devozionali krishnaite, che risale al II secolo a.C. e che celebra la maestosità universale del Beato, epiteto attribuito a Krishna. Compiendo un salto temporale dall’antica tradizione brahmanica alle forme più recenti dell’induismo, tre dei quattro componimenti poetici sono invece traduzioni inedite da testi hindi ascritti a grandi poeti devozionali del XV - XVI secolo, epoca in cui l’India settentrionale si trovava sotto la dominazione islamica. 

I testi letterari della corrente della bhakti di questo periodo evidenziano un ambiente culturale particolarmente fecondo, dove la fede devozionale per il dio apre le porte a nuove forme espressive che descrivono compiutamente una società multiculturale in cui musulmani e indù, uomini e donne, attraverso l’espressione artistica, diventano veicoli della simbiosi culturale in atto nella società indiana di quel periodo.

Manuela Marascio

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