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Valle di Susa | 06 giugno 2021, 08:40

Le "Sentinelle mute" che dominano e difendono la Valle di Susa e le sue bellezze

Storia delle "torri di vedetta": quella del Colle e quella della Bicocca. E un antico modo di mandare gli "sms"

Le "Sentinelle mute" che dominano e difendono la Valle di Susa e le sue bellezze

 

 

I passi scricchiolano sul sentiero di sassi ed erba secca, per arrivare a Torre del Colle. La modesta altura della Seja è un balcone sulla bassa Val di Susa, ma ha il profumo lontano della terra di confine, e la sua Torre è lì, perfetta, di uno splendore da romanzo gotico nella sua merlatura guelfa, nei voli d’uccelli intorno alla sua sommità. Sembra quasi di sentire ancora le voci concitate degli armigeri, gli occhi strizzati a scrutare la via Francigena e la piana di Torino, il Mollar del Ponte e il Porto, l’acqua che conduce le chiatte cariche di merci, l’acqua da attraversare con idee, denari, cavalli e cavalieri, monaci e contadini. La Villa Nova.

Sul lato opposto della Dora, sulla morbida collina morenica di Buttigliera Alta, si staglia l’elegante torre a pianta circolare ora conosciuta come Torre della Bicocca. Venne edificata per ordine dei Precettori di S. Antonio di Ranverso, famosi per l’ospitalità generosa a pellegrini e viandanti, e al tempo stesso accorti nel far rispettare le loro ricche terre : “Castrum de bello respectu”, pace e rifugio da difendere anche con torri e bastioni, grange fortificate per la sicurezza di messi e armenti preziosi per tutta la comunità.

Le torri di avvistamento erano essenziali per una vallata di transito, collegata alla Francia da ben due valichi e sempre al centro di lotte per il potere, eppure ricca e meravigliosa per la sua natura, le sue montagne sacre da sempre, e consacrate poi dall’Uomo con altari e muraglioni, con chiese e battaglie.

Ancora durante l’epoca napoleonica la Torre di Buttigliera ritornò alla sua funzione di sentinella, come stazione semaforica del telegrafo ottico che da Lione trasmetteva messaggi in codice tra Lione e Venezia.

Questa invenzione si deve all’ingegno di un abate francese, Claude Chappe, che da ragazzo aveva ideato con i suoi fratelli un sistema per l’invio di segnali visivi tra luoghi distanti, tramite una barra issata su un’alta pertica. Ogni posizione e inclinazione della pertica corrispondeva a una lettera o una parola, e ovviamente in un periodo in cui l’esito di una battaglia dipendeva dalla rapidità e la segretezza con cui un messaggio poteva essere inviato e ricevuto, il “tachigrafo” dei fratelli Chappe si rivelò un successo.

Ora per inviare un messaggio in tempo reale basta digitare poche parole sul piccolo schermo che tutti portiamo in tasca, sfiorare una minuscola freccia luminosa, invio. Il messaggio è inviato. Sembra quasi che non ci sia più solennità, ci siamo abituati al “tempo reale”… Ma cos’è il tempo, realmente?!

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Grazia Dosio

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