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Economia e lavoro | 28 settembre 2021, 17:13

Le coop torinesi oltre il Covid: la crisi c'è, ma anche occupazione e ottimismo. "Però i giovani sono più distanti"

Dopo un 2020 difficile, ma non drammatico, il 2021 mostra segnali di ripresa. Buzio (Legacoop): "Però le nuove generazioni non pensano a questa formula, che invece sarebbe perfetta per le start up". Gallo: "Abbiamo gli stessi valori dei ragazzi, ma non ci conoscono"

tre persone sedute al tavolo

Numeri in chiaroscuro per il mondo delle coop torinesi, ma c'è ottimismo

Il sistema delle cooperative torinesi ha retto alla crisi profonda del 2020, anche se la difficoltà che già si era manifestata prima del Covid è proseguita con un calo del 2,2% in termini numerici. Lo dicono i numeri elaborati dalla Camera di Commercio di Torino insieme a Legacoop Piemonte e Confcooperative Piemonte NordProprio le sigle che nei giorni scorsi avevano anche incontrato i candidati sindaci di Torino.

Però non mancano gli aspetti positivi. A soffrire di meno sono i settori come agroalimentare e sanità, "che hanno continuato a lavorare, mentre le altre hanno sofferto il sistema di aperture e chiusure - dice Dario Gallina, presidente della Camera di Commercio di Torino -. Ma le attese per la fine di quest'anno e per il prossimo sono positive ed è di buon auspicio. Speriamo possano essere confermate dalle prossime indagini".

I numeri: cali e sofferenze, ma contenuti

Nella sola città di Torino, 2,6 miliardi è il valore della produzione delle coop nel 2020, dando lavoro a 42.017 addetti. Soprattutto servizi (alle persone e alle imprese), ma anche il commercio ha contribuito con il 23% della produzione totale.
Al momento le coop attive sono 1.236 (su un totale di 195.090 imprese nella città metropolitana) e, anche se in lieve calo rispetto allo scorso anno, sono piuttosto longeve: più di una su due è nata prima del 2010, mentre il 18% addirittura prima del 1990. Si è detto però del lieve calo visto che se ne contano 42 in meno rispetto al primo semestre del 2020 e 28 in meno rispetto alla fine dell'anno passato.
A parte Torino, poi, i Comuni con maggiore presenza di cooperative sono Ivrea, Pinerolo, Moncalieri, Grugliasco, Collegno, Carmagnola, Chivasso, Orbassano, Leini e Rivoli.
In crescita, infine, le cooperative femminili (erano in calo del 10,2% nell'ultimo quinquennio, mentre rispetto al 2020 la crescita è di quasi un punto percentuale), mentre calano quelle guidate da stranieri e soprattutto quelle legate ai giovani (-61,8% nel quinquennio 2016-2020 e -25,5% rispetto al 2020).

Sguardo al futuro: si riparte

I numeri a consuntivo non sono particolarmente vivaci (il 53,1% delle coop parla di fatturato in diminuzione e il 23,2% di occupazione in calo) e ci sono settori particolarmente in sofferenza come turismo-cultura e sport, colpiti dalle chiusure così come le realtà di produzione e lavoro, credito-finanza-assicurazioni e salute e sociale.

Ma sono le previsioni per il futuro a lasciare trasparire una vena di ottimismo. Gli ottimisti sono il 59,7%, che prevedono un miglioramento della loro situazione (1,2% sono addirittura "molto ottimisti"). Ma sono ovviamente sport, cultura, credito, finanza e mutue a stare con i piedi per terra, dopo le sofferenze dell'anno passato.
Al giro di boa del 2021, però, il fatturato è in crescita per il 27,2%, mentre è stabile per il 39,6%. E a livello di occupazione si migliora per il 1,2% delle coop, mentre è stabile per il 70,5%.

Coop da ripensare dopo il Covid: in campo nuove strategie

La crisi ha tuttavia colpito le imprese o almeno le loro strategie - se non la loro sopravvivenza -: il 48,5% ha dovuto mettere mano ai propri meccanismi, per contrastare trend di fatturato che per il 22% è stato in calo. E se il 43,6% ha cercato di diversificare servizi e prodotti, sono soprattutto ricerca e sviluppo ad aver preso spazio nelle idee delle coop (35% nuovi servizi o 28,2% attività innovative). E tra queste attività compaiono miglioramenti di prodotti, potenziamento della comunicazione aziendale, lo sviluppo di nuovi canali di vendita e la collaborazione con altri settori cooperativi
Sempre in tema di innovazione, infine, il 23,9% ha investito o prevede di farlo in tecnologie 4.0.

"Il vero problema è che mancano i giovani"

"Si tratteggia un'immagine fatta di luci e ombre - dice Dimitri Buzio, presidente di Legacoop Piemonte - con tenute per alimentare e socio sanitario, ma i livelli occupazionali sono stati mantenuti. Una caratteristica tipica per definire la resilienza del mondo cooperativo, che è proprio il suo scopo sociale". E se sul settore femminile i risultati sono confortanti, qualche preoccupazione in più arriva dai giovani: "Siamo sempre meno nei luoghi dove le nuove generazioni decidono di aprire un'impresa. Negli ultimi 20-30 anni si è persa questa politica e l'opzione cooperativa non viene vista come un'opportunità. Si parla di start up, ma quasi mai sono coop, che invece potrebbe essere la formula per un'attività stabile e duratura". 

E Gianni Gallo, presidente di Confcooperative Piemonte Nord, aggiunge: "Siamo convalescenti: come altre imprese siamo ammalati, ma a differenza di altri modelli di impresa ci sono anticorpi che non hanno lasciato che il calo di fatturato si ribaltasse sull'occupazione". E sui giovani, concorda: "Non è che manchino, nelle imprese, ma quando si tratta di fondare la propria attività, facciamo fatica a intercettarli, nonostante sia un momento in cui inclusione, parità di genere, responsabilità sociale e legami col territorio sono molto sentiti. Allora forse il problema è tecnico: i giovani la pensano come i cooperatori, ma forse non è così immediato conoscere gli strumenti e i meccanismi per dare vita a una cooperativa".

"Possiamo realizzare dei modelli, un prototipo, un percorso - cerca di tirare le fila Gallina - sia per avvicinare i giovani, sia per indicare la strada da seguire tra cooperative che possono collaborare insieme superando rivalità e diffidenze".

Massimiliano Sciullo

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