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Cultura e spettacoli | 13 maggio 2022, 07:35

Un maggio teatrale in Sala Scicluna: da L’uomo che pesò il mondo a La signorina Julie

Appuntamento nello spazio polivalente di via Renato Martorelli 78, in Barriera di Milano, dal 14 al 21 maggio

La signorina Julie

La signorina Julie

Prosegue la stagione 2021/22 di Sala Scicluna, in via Renato Martorelli 78, cuore di Barriera di Milano. Uno spazio polivalente, votato alla libera fioritura delle arti in un quartiere periferico e multiculturale, dove l’incontro tra i diversi linguaggi espressivi genera valore umano arricchendo gli animi e sensibilizzando alla bellezza condivisa. Da ottobre la Sala è tornata ad accogliere spettacoli, concerti ed eventi letterari, allestendo una variegata stagione ancora tutta in divenire, fino a maggio.

Sabato 14, ore 20.45, e domenica 15 maggio, ore 16, andrà in scena L’uomo che pesò il mondo, una produzione Nuove Cosmogonie Teatro, scritto da Katia Capato e Joseph Scicluna, da un’idea di Massimo Arattano e Albertina Gatti, con la consulenza scientifica di SAPERCAPIRE. Il maggiordomo Fred, con il suo forte accento inglese, introdurrà furtivamente il pubblico nel laboratorio di Henry Cavendish, scienziato eclettico, che, sul finire del ‘700, realizzò la “pesata del mondo”, formulando il risultato in termini di densità della Terra. Un esperimento rivelatosi poi perfetto per misurare il valore del termine «G», la costante della gravitazione universale.


Cavendish si applica affannosamente al suo lavoro, con uno strano modo di fare che studiosi contemporanei hanno imputato a una forma di autismo: la sindrome di Asperger. A comparire in scena, anche Newton, Keplero e Tycho Brahe. Si uscirà infine dal laboratorio di Cavendish divertiti e incuriositi, avendo scoperto che la scienza è fatta talora di debolezze umane e meschinità, di situazioni al limite del grottesco, ma anche di divertimento, passione, genio, perseveranza, poesia e bellezza.


Lo spettacolo, adatto ad adulti e giovani, presentato in rassegne e festival di teatro e scienza in Italia e all'estero, oltre che ci rilevanza per il tema scientifico, sensibilizza sui temi della diversa abilità e del bullismo. Per cogliere la realtà sotto una nuova e insospettata luce.


Venerdì 20 e sabato 21 maggio, sempre alle ore 20.45, debutterà Ho amato il figlio della serva, uno studio dall’opera celeberrima La signorina Julie di August Strindberg, che vede protagonisti gli attori Lorenzo Beatrice, Manuela Marascio e Daniela Pezzana.

Siamo in una cittadina svedese di fine Ottocento, nel pieno della Notte di San Giovanni, festa di pagana memoria, in cui le gerarchie si assottigliano per far emergere pulsioni normalmente taciute per pudore. In questo sabba ubriaco, dove il popolare e la nobiltà si mescolano, avviene l'incontro tra Julie, contessina cresciuta con tutti i crismi della mascolinità, e Jean, servo scaltro e arrivista. Il pretesto scenico per l’avvicinamento tra i due è di matrice sessuale, un’attrazione quasi animale della giovane nobile per il suo sottoposto, raffinato e maschio, fidanzato con la cuoca Kristina, qui simbolo di virtù, morigeratezza e ordine morale. Ma quello che potrebbe sembrare il più classico dei triangoli amorosi si piega al ritmo ossessivo delle danze dionisiache che irrompono dall’esterno, un sussurro che diviene grido materializzando i desideri più nascosti.


Un dramma a tinte fosche e incalzante, che si chiude lasciando in sospeso il giudizio e la morale; un'opera che sottolinea la maestria di Strindberg nel mettere a nudo i violenti meccanismi dei rapporti umani. Gli attori ne propongono qui un adattamento, che si mantiene fedele agli intenti naturalistici del drammaturgo ma ne attualizza la trama, acuendo il gioco al massacro tra i protagonisti nel segno di un gender gap da annullare una volta per tutte. Nato come studio degli attori sui personaggi di Strindberg, l’allestimento di Ho amato il figlio della serva prende forma all’interno di una cucina-scuderia dove il pubblico è invitato a entrare con provocatorio intento voyeuristico. La tensione che a poco a poco si sviluppa tra i tre segue così lo stesso ritmo di un seduta ippica, dove dominatori e schiavi si scambiano i ruoli tra sferzate di frusta e bicchieri di vino.

redazione

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