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Cronaca | 29 giugno 2022, 15:40

Insultato e perseguitato per i suoi vuoti di memoria, il calvario di Rocky: "Ora voglio voltare pagina"

Tecnico della Federazione Pugilistica e volontario della Croce Verde, da quatto anni è vittima di provocazioni e molestie: "Sogno di mettere un punto su questa storia"

foto d'archivio

Insultato e perseguitato per i suoi vuoti di memoria, il calvario di Rocky

Battute a sfondo razzista, aggressioni fisiche, provocazioni, minacce e molestie a tutte le ore del giorno e della notte. Sono ormai quattro anni che Alberto (meglio conosciuto come “Rocky”) è vittima di una vera e propria campagna di persecuzione da parte di alcuni ragazzi e vicini di casa. Un tale accanimento trova le proprie ragioni nel divertimento della gratuita prepotenza, in particolare nel piacere ad approfittarsi dei problemi di memoria della vittima. E a raccontare la sua vicenda è proprio la vittima, in una lettera mandata al nostro giornale: "Sono un padre di famiglia – le parole di Rocky – e desidero soltanto mettere un punto su questa storia ed evitare che tutto degeneri e che qualcuno si faccia davvero male"

Tutto iniziato quattro anni fa

La vicenda ha inizio intorno al 2018 e ha luogo in borgo San Paolo. Rocky ha vissuto nel quartiere per gran parte dei suoi trentanove anni e anche, per un breve periodo di tempo, in Corso Racconigi. Rocky è un tecnico e istruttore tesserato nei registri della Federazione Pugilistica Italiana e svolge regolarmente attività di volontariato presso la Croce Verde. I problemi di memoria del 39enne, però, sono alla base delle persecuzioni esercitate a suo danno da un gruppo di ragazzi e vicini di casa. "I miei problemi di memoria – spiega Rocky – consentono a queste persone di approfittare del fatto che dopo un po’ di giorni di tranquillità mi dimentico dei loro soprusi e dei loro volti".

Di tanto in tanto l’oscurità della sera fa la sua parte e non rende facile riconoscere i responsabili che "si appostano sotto casa – prosegue il trentanovenne – per urlare e svegliare me e la mia famiglia". Le luci del giorno non fanno comunque desistere gli aguzzini. "Durante le lezioni di pugilato che impartisco ai miei allievi in luogo pubblico divento spesso “bersaglio” di lanci di oggetti e di palline di carta stagnola (quest’ultime anche della grandezza di un pallone da calcio)"

Nemmeno la divisa da soccorritore lo salva da insulti razzisti

Neanche la divisa di soccorritore e l’attività di volontariato fanno desistere queste persone. "Nel contesto della Croce Verde – sempre le parole di Rocky – sono stato più volte raggiunto da offese, urla e da false e irridenti richieste di aiuto". Tra gli insulti ricorrono spesso le frasi razziste e gli inviti a lasciare per sempre il capoluogo piemontese e a tornare nel meridione. "La mia famiglia – spiega il trentanovenne – viene da Benevento e da Taranto; nel quartiere la cosa è ovviamente risaputa e gli aguzzini non esitano a pronunciare offese razziste e ad intimarmi a tornare a casa mia”.

Le tenaglie di un tale accanimento si estendono anche sul cane di Rocky, da otto anni considerato praticamente un autentico membro di famiglia. Anche in questo caso nel quartiere è largamente conosciuto il legame tra il cane e il suo padrone e, di conseguenza, nelle cantilene notturne e diurne dei persecutori ricorre spesso il nome del fidato compagno.&nb

"Non riesco più a sopportare e andare avanti"

 

 

Arroganza e prepotenza (nella fattispecie approfittando dei problemi di memoria della vittima), violenze psicologiche diurne e notturne, insulti razzisti e molestie ininterrotte. Le disavventure di Rocky vanno avanti dal lontano 2018. "Nel corso degli anni – spiega il trentanovenne – ho ricevuto tutto il supporto possibile da parte di mia moglie, di mio padre e di alcuni vicini e commercianti del quartiere. Ho provato sempre senza risultato a fermare pacificamente alcune di queste persone, a dialogare e a chiedere di smettere. Ho una famiglia e il carico di responsabilità di un padre e di un marito. Non intendo, di conseguenza, scendere nella violenza, rispondere alle provocazioni e alle varie molestie né creare ulteriori guai".

La decisione di sporgere denuncia per provare ad avere giustizia

Il trentanovenne ha preferito, di conseguenza, sporgere denuncia e avviare l’iter giudiziario. La speranza è quella di vedere il ritorno di Rocky a una serena quotidianità e un intervento efficace delle autorità competenti, senza aspettare che la vicenda degeneri in situazioni più gravi.

redazione

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