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Attualità | 23 settembre 2022, 16:36

Pioggia di milioni sul sistema acqua torinese entro il 2033 per combattere la siccità

Pronto un ambizioso piano di investimenti da 110 milioni, mentre le infrastrutture di città e provincia hanno retto l'impatto di fronte agli allarmanti dati sulle precipitazioni e sulla portata dei bacini

po in secca - foto d'archivio

Pioggia di milioni sul sistema acqua entro il 2033 per combattere la siccità

Nel corso del 2022 le precipitazioni atmosferiche sono state inferiori del 65% rispetto alla media dei 70 anni precedenti, mentre la temperatura del Po è stata superiore di 4°, trasformandolo nei mesi estivi in un “lago caldo”: sono dati allarmanti, quelli snocciolati dall'assessore Francesco Tresso davanti ai membri della Commissione Ambiente del Consiglio Comunale di Torino.

Torino e provincia hanno retto l'impatto

Nonostante tutto, Torino e la sua Città Metropolitana hanno dimostrato di reggere il colpo della siccità grazie alle sue infrastrutture, così come ammesso da Smat nel corso della stessa seduta: “Fortunatamente – ha sottolineato il direttore generale Marco Acri – non c'è stata una carenza idrica così accentuata da costringere a un razionamento e il livello di criticità 2 che avrebbe portato a limitazioni è stato superato solamente in 45 dei 294 comuni, principalmente frazioni e paesi di montagna privi di sistemi interconnessi: per ovviare abbiamo impiegato solamente 3 autobotti in tutta la provincia; anche il sistema di approvvigionamento ha retto molto bene, visto che il 70% avviene da pozzi e falde profonde, il 17% dai corsi d'acqua superficiali e il restante 13 da sorgenti”.

Pioggia di milioni sul sistema acqua

A far sperare sono anche le notizie che vedono il territorio al centro di una pioggia di milioni in arrivo da qui al 2033, alcuni dei quali attraverso il Pnrr: “Il piano d'investimenti - ha aggiunto Acri – dell'Autorità d'Ambito Torinese prevede 110 milioni di euro per i prossimi 4 anni più 95 milioni all'anno fino al termine del mandato. Le linee guida prevedono di focalizzarsi sul completamento degli acquedotti di valle ad uso plurimo, degli invasi e delle loro interconnessioni tra la Val Susa, Rivoli e Torino e tra la Valle Orco e Torino entro il 2026 in modo da poter avere più acqua in caso di emergenza, sull'aumento della capacità di resilienza del sistema di potabilizzazione del Po, sulla digitalizzazione e sulla riduzione delle perdite”.

In cantiere, c'è anche una vera e propria grande opera: “Una volta terminato tutto – ha concluso – ci concentreremo sulla diga di Combanera nella Valle di Viù: alta 100 metri e lunga circa 300, avrà 50 milioni di metri cubi d'acqua di invaso e una portata di 100 milioni di metri cubi l'acqua; il tutto per un costo complessivo di 420 miliardi di euro da reperire attraverso una joint venture”.

Tresso: "Il servizio è robusto ma va aggiornato"

Nonostante le rassicurazioni, per Tresso occorre comunque restare vigili ai rischi dettati dai cambiamenti climatici: “Il servizio idrico integrato – ha commentato – è robusto sia a Torino che in Piemonte grazie alle risorse che ha vicino, ma la situazione è in continua evoluzione e per questo occorre tararlo, modificarlo e riaggiornarlo costantemente attraverso un'azione politica condivisa”. A breve, inoltre, il Consiglio Comunale sarà chiamato ad esprimersi su un ordine del giorno presentato dal vice-presidente e vicario e capogruppo di Forza Italia Domenico Garcea in cui si chiede di affrontare il problema siccità da un punto di vista strutturale.

Marco Berton

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