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Cultura e spettacoli | 24 giugno 2023, 09:39

Attenti, a Torino c’è il Portone del Diavolo: perché si chiama così? La storia

Palazzo Trucchi di Levaldigi, meglio conosciuto come il Portone del Diavolo, è uno dei tanti palazzi nel centro di Torino nei quali si fondono presente e passato, realtà e leggenda, modernità e credenze antiche

Il portone del Diavolo

Il portone del Diavolo

Palazzo Trucchi di Levaldigi, meglio conosciuto come il Portone del Diavolo, è uno dei tanti palazzi nel centro di Torino nei quali si fondono presente e passato, realtà e leggenda, modernità e credenze antiche.

Sito al civico 40 di via XX Settembre, attualmente l'edificio ospita la sede della Banca Nazionale del Lavoro. Ma prima? E soprattutto, in tutto questo, cosa c'entra il diavolo? 

Questa figura, per volere di Pietro Danesi, conte, generale delle finanze di Carlo Emanuele II nonché ideatore del maestoso portone, vi venne intagliata al centro, in corrispondenza del batacchio. Anch'esso, come l'intera struttura che reca intagli a forma di fiori, frutti, animali e amorini, ha un disegno particolare: due serpenti intrecciati a formarne proprio la maniglia bronzea. 

Vi sono, inoltre, numerose leggende su tale portone, e sulle misteriose figure che abitavano il palazzo di cui esso fa parte.

La più accreditata narra che il portone sia sorto all'improvviso in una notte di secoli fa, a seguito delle numerose e insistenti invocazioni da parte di un apprendista stregone. Il diavolo, infastidito da questi suoi richiami, lo avrebbe murato dietro il portone a vita. 

Un'altra leggenda risale invece al 1790, epoca in cui il palazzo apparteneva a Marianna Carolina di Savoia. Nel bel mezzo di un ricevimento organizzato per carnevale, una ballerina, ingaggiata per intrattenere gli ospiti, venne brutalmente uccisa, pugnalata alle spalle. 

Il mistero sul colpevole e sull'arma del delitto rimane tutt'ora irrisolto. Si narra che il fantasma della ballerina vaghi ancora nel palazzo e compaia, per incutere terrore, nelle notti oscure.

Vi è una terza leggenda che vede come protagonista il portone del diavolo, risalente agli inizi dell'Ottocento, secondo cui il maggiore Melchiorre Du Perril avrebbe trovato rifugio proprio in quel palazzo, senza più uscirne. Si narra che, durante i lavori di ristrutturazione, sia stato trovato uno scheletro, imprigionato e sepolto in piedi dietro le pareti in muratura.

Alcune fonti, poi, sostengono che nel Seicento il Palazzo del diavolo fosse sede di una fabbrica di tarocchi. Tra l'altro, il civico del palazzo all'epoca era il 15 e la carta dei tarocchi associata a Satana è proprio la numero 15.

Coincidenza? Leggenda? O in tutto questo vi è un fondo di realtà? 

Federica De Castro

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