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Economia e lavoro | 26 novembre 2023, 07:10

L'export regge malgrado guerre e tensioni internazionali, De Santis: "Serve una svolta nelle politiche ambientali ed energetiche"

Il presidente di Confartigianato Torino: "Occorre ridurre e semplificare la burocrazia e sbloccare gli incentivi per l’autoproduzione di energia”

foto di archivio

L'export regge malgrado guerre e tensioni internazionali

“La congiuntura d’autunno preoccupa, e molto. Pesano come macigni le incertezze relative al prolungarsi della guerra in Ucraina ed il protrarsi del conflitto in Medio Oriente (giunto al primo mese di scontri). Instabilità geopolitiche che si innestano in un quadro allarmante dato dalla recessione tedesca, la frenata dell’economia cinese e le politiche economiche deflazionistiche. Apparentemente, a tenere a galla gli affari della nostra produzione manifatturiera, è ancora l’export che, in Piemonte tiene e punta -dopo aver fatto registrare nei primi sei mesi 32 miliardi circa di vendite di prodotti (15 miliardi a Torino)- a superare i 60 miliardi a fine anno. Ma dobbiamo fare attenzione ad alcuni segnali”. Lo afferma Dino De Santis Presidente di Confartigianato Torino che precisa: “il conflitto Israelo – Palestinese, ad esempio, coinvolge un’area verso la quale le nostre imprese sono esposte.”

“Una seconda fetta di mercato a rischio -ammette preoccupato De Santis- che si aggiunge a quella in forte contrazione, dopo oltre un anno di guerra, di Russia ed Ucraina. Ma non solo. C’è una ulteriore preoccupazione: l’escalation dei prezzi alla produzione ha portato ad una crescita in valore delle esportazioni, a fronte però di una riduzione delle quantità.”

“Non dobbiamo dimenticare infine – ricorda De Santis- che l’instabilità geopolitica espone a rischi i tre quarti delle forniture di energia dell’Italia. Anche dopo la riduzione della dipendenza dalla Russia persistono rischi sulla sicurezza energetica dato che il 73,6% dell’import di petrolio greggio e gas proviene da paesi che potrebbero essere coinvolti da una escalation del conflitto in Medio Oriente o classificati come ad alto rischio geopolitico”.

“Non possiamo fare molto per le crisi internazionali -conclude De Santis- ma è necessario attrezzarsi per avere delle soluzioni alternative. Per questo chiediamo a gran voce una svolta nelle politiche ambientali ed energetiche, puntando sulle fonti alternative e pulite per ridurre i costi a carico delle nostre aziende che nell’ultimo anno (tra giugno 2022 e giugno 2023) hanno speso per l’elettricità il 35,6% in più rispetto alla media dei competitor dell’Eurozona e il 31,7% in più per il gas. Come? Riducendo e semplificando la burocrazia che, ad esempio, ostacola la creazione delle Comunità Energetiche e sbloccando gli incentivi, come quelli per favorire l’autoproduzione di energia che sono previsti nei progetti non attuati del Pnrr. Ma la transizione energetica e ambientale si realizza anche con nuove politiche formative, visto che le piccole aziende lamentano la difficoltà a trovare lavoratori con un alto profilo di competenze green”.

redazione

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