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Economia e lavoro | 11 aprile 2024, 06:54

La crisi morde Torino e il Piemonte, in due mesi la cassa integrazione è cresciuta di oltre un terzo

Il primo report della Uil registra tra gennaio e febbraio 2024 un +35,6% mentre nel resto d'Italia l'aumento è inferiore al 15

La crisi morde Torino, in due mesi la cassa integrazione è cresciuta di oltre un terzo

La crisi morde Torino, in due mesi la cassa integrazione è cresciuta di oltre un terzo

Il Piemonte e Torino vanno al doppio del resto d'Italia, ma non è una buona notizia. Si tratta infatti di cassa integrazione, letteralmente esplosa nei primi due mesi dell'anno.

Secondo l'Ufficio Studi Uil, infatti, in Piemonte, nei primi due mesi del 2024, sono state richieste 7.038.187 ore di cassa integrazione, in aumento del 35,6% rispetto allo stesso periodo del 2023 (+100,2% ordinaria, -12,6% straordinaria, -52,6% fondi di solidarietà gestiti dall’Inps).

A livello nazionale sono state autorizzate 95.605.463 ore, con un incremento del 14,9%. Nei primi due mesi dell’anno, gli ammortizzatori sociali hanno tutelato 20.701 lavoratori piemontesi.

L'andamento delle varie province

L’andamento nelle province piemontesi, nel confronto tra il primo bimestre 2024 e 2023, è stato il seguente: Biella +808,6%, Vercelli +333,1%, Asti +149,2%, Verbania +91,3%, Novara +63,7%, Alessandria +26,7%, Torino +21,4%, Cuneo -32,5%.

Torino, con 3.911.514 ore, si posiziona al quinto posto per utilizzo di ammortizzatori sociali, dopo Taranto, Roma, Napoli e Bari.

I timori della Uil per Mirafiori

Le forti preoccupazioni relative alle situazioni di crisi aziendali piemontesi trovano, purtroppo, conferma nei dati relativi alla cassa integrazione, che vede una recrudescenza dopo diversi mesi di stagnazione - dice Gianni Cortese, segretario generale Uil - I principali indicatori economici evidenziano una regione che affronta le difficoltà derivanti dalle transizioni energetiche e digitali, in costante calo demografico e con un urgente bisogno di “ripensare” e riprogettare la sua struttura economica per rilanciarsi al più presto. Tra le tante incognite, siamo particolarmente preoccupati per il futuro dello stabilimento Stellantis di Mirafiori, che deve essere messo nelle condizioni di produrre almeno 200.000 vetture all’anno, con l’assegnazione della produzione di un modello di largo consumo. Particolarmente grave è la situazione dell’intero comparto della componentistica che occupa migliaia di lavoratrici e lavoratori piemontesi”.

redazione

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