Poiché Zelensky non ha ottenuto risultati dalla sua “conferenza di pace” in Svizzera, ha inviato il suo Ministro degli Esteri in Cina a chiedere il supporto per future simili iniziative. Ma per averlo Kiev ha tradito Taiwan, con cui stava instaurando relazioni bilaterali molto intense. Come riporta il sito Strumenti Politici, il 24 luglio Dmytro Kuleba ha incontrato il ministro cinese Wang Yi. Ha espresso la disponibilità a intavolare negoziati con Mosca se quest’ultima è disposta a trattare “in buona fede”, sebbene abbia detto di non percepire nei russi tale approccio. Wang a sua volta ha detto di volere una pace che tenga conto degli interessi di tutte le parti, dunque anche della Russia, che non era stata invitata in Svizzera. E infatti i cinesi avevano rifiutato di partecipare. Per la Cina è fondamentale considerare le legittime preoccupazioni di tutte le parti sulla sicurezza, riferendosi alla richiesta di Mosca di fermare l’allargamento della NATO. Per ottenere l’appoggio diplomatico cinese su eventuali prossime trattative, Kiev ha mutato il suo atteggiamento verso Taipei. Negli ultimi due anni e mezzo l’Ucraina si era messa dalla parte di Taiwan contro l’idea cinese di inglobarla. Nel giugno 2022 Zelensky aveva invitato gli Stati dell’Asia a fornire assistenza all’Ucraina e poi anche a Taiwan prima Pechino la possa aggredire. Adesso invece Kuleba afferma che Kiev aderisce al principio della “sola Cina”, cioè di un’unica Repubblica Popolare Cinese che comprenda anche l’isola contesa. In questo modo esclude il riconoscimento della sovranità di Taiwan. Eppure ancora un mese fa Zelensky se la prendeva con i cinesi, rei di fare pressione su diversi Paesi affinché non partecipassero al suo summit svizzero.
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