Ci sono storie che, anche nell'epoca del digitale più sfrenato, vengono raccontate con carta e penna. Come quella riassunta in un foglietto lasciato attaccato al portone del passo carraio di via Filadelfia 23, nel cuore del Borgo che porta lo stesso nome.
Di fronte all'edificio, infatti, corre - accanto allo stadio che fu del Grande Torino - un pista ciclabile accanto alle auto parcheggiate. Proprio qui, nelle scorse ore, è successa la vicenda che il foglietto racconta, tra amarezza e speranza.
A scrivere, infatti, è una persona che si rivolge a un uomo che dovrebbe abitare proprio al civico 23. E che "aprendo lo sportello della macchina facendomi cadere sulla ciclabile, essendosi rifiutato di risarcirmi e finanche di riconoscere la sua evidente colpa senza neanche compilare un cid", dice "volevo informarla che prima di procedere per via legale, le offro un'opportunità di civiltà e umanità. Stavolta mi dia il suo vero numero. Mi scriva". E lascia i propri recapiti telefonici e la targa.
Parole che, anche per un uso della grammatica assolutamente appropriato, sembrano arrivare da un'altra epoca. Ma che aprono anche lo sguardo (curioso) su chi ancora crede nella potenza delle parole, anche affidate a un biglietto, per ingentilire i rapporti all'interno di una società sempre più scontrosa e isolata.
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