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S. Rita / Mirafiori | 02 marzo 2026, 08:00

Idolo nel Sangone, la Fondazione replica: "Non è l’opera il problema"

Sull’installazione di Mike Nelson interviene la Comunità di Mirafiori: “Ha reso visibile un degrado già esistente”

L'opera Idolo lungo il Sangone

L'opera Idolo lungo il Sangone

Idolo è la prima tappa di “Mirafiori dopo il Mito”, programma pluriennale promosso da Fondazione Mirafiori con l’obiettivo di rafforzare l’identità culturale di Mirafiori Sud attraverso residenze d’artista, nuove opere pubbliche, azioni partecipative e il Festival del Paesaggio Fluviale in programma a settembre 2026.

Attiva dal 2008, la Fondazione opera storicamente nel sociale: collabora con 184 enti e coinvolge oltre 70 volontari. Solo nel 2024 ha sostenuto 34 progetti destinando più di 440mila euro a iniziative contro le fragilità. "Dopo anni di interventi sociali - spiegano -, abbiamo ritenuto maturi i tempi per investire anche sul piano culturale, convinti che l’arte possa generare trasformazioni profonde e durature".

La scelta di Mike Nelson e il dialogo tra industria e natura

La selezione dell’artista è frutto di un percorso di co-progettazione avviato nel 2023 con il Tavolo delle Idee, gruppo di professioniste esperte in arte contemporanea e rigenerazione urbana, tra cui rappresentanti del Castello di Rivoli - Museo d’Arte Contemporanea e del Pav - Parco Arte Vivente.

La scelta è ricaduta su Mike Nelson, figura di rilievo internazionale che ha rappresentato la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia ed è stato finalista al Turner Prize. "È un onore che abbia accettato di produrre un’opera per Mirafiori", sottolineano dalla Fondazione. Il suo intervento riflette, attraverso la propria poetica, sul rapporto tra industria e natura, tema identitario per un quartiere storicamente legato alla produzione industriale.

Un’area fragile, tra degrado storico e riqualificazione

Le rive del Sangone, ricordano dalla Fondazione, sono da anni segnate da situazioni di abbandono, discariche e orti abusivi. L’installazione di Idolo in questo contesto - un tratto di natura selvaggia in città (oggetto di una segnalazione del consigliere della 2, Davide Schirru) - nasce proprio dalla volontà di accendere i riflettori su una fragilità preesistente.

Oggi l’area è interessata da interventi di riqualificazione promossi dalla Città di Torino nell’ambito di progettazioni europee. In questo scenario si inseriscono le iniziative culturali legate all’arte contemporanea e al paesaggio fluviale.

"Non è l’opera a creare pericolo"

Nelle scorse settimane, tuttavia, sono comparsi oggetti abbandonati nelle vicinanze dell’installazione. La Fondazione dichiara di essere intervenuta prontamente per ripulire l’alveo, ribadendo che "la cura del luogo è prioritaria e non intendiamo favorire alcuna incuria".

"Non è l’opera che sta diventando un pericolo concreto - precisano -. La presenza di Idolo ha forse reso più visibile una condizione che esisteva già". L’installazione, assicurano, è stata realizzata nel rispetto di tutti i criteri di sicurezza e tutela ambientale.

Secondo la Fondazione, l’attenzione mediatica e pubblica generata dall’opera sta contribuendo a creare un presidio e una maggiore consapevolezza rispetto allo stato del fiume.

Dal vandalismo alla responsabilità collettiva

Gli episodi di vandalismo, aggiungono, non devono essere letti solo come motivo di preoccupazione, ma come occasione per coinvolgere la cittadinanza nella cura del territorio. Uno degli obiettivi di Idolo è infatti stimolare uno sguardo nuovo su uno spazio naturale urbano finora ignorato.

Philippe Versienti

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