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Cultura e spettacoli | 10 aprile 2026, 18:30

Giorgio Diritti, 20 anni fa l'uscita de "Il vento fa il suo giro": "Abbiamo girato alla gente della Valle Maira"

Il regista ricorda l'avventura delle riprese sulle montagne cuneesi con Fredo Valla: "Oggi ci sono tanti giovani che le abitano, è un piccolo miracolo"

Giorgio Diritti, 20 anni fa l'uscita de "Il vento fa il suo giro": "Abbiamo girato alla gente della Valle Maira"

Dopo essere stato il film d’apertura della scorsa edizione del Torino Film Industry, “Il vento fa il suo giro” torna nei cinema di tutto il Piemonte a vent’anni dalla sua prima uscita in sala. 

“Mi fa piacere pensare che esista solo questo film realizzato nelle Valli Occitane - spiega il regista Giorgio Diritti - Quello che si racconta è trasversale e universale, una storia che tocca i momenti nella vita di ogni uomo e la possibilità di realizzare il proprio sogno”. 

Le riprese si svolsero in varie zone da Celle Macra a Ostana. “La spina di questo film è nata dalla volontà delle aree di montagna in cui ho girato. Oggi vediamo una diversa situazione, ci sono varie comunità che hanno avuto la capacità di accogliere, si sono create situazioni favorevoli dal punto di vista dell’inserimento del lavoro nelle attività produttive che erano in grande declino. Non credo sia per merito del film, ma ha aiutato a mettere ossigeno nell’andare oltre le conflittualità”. 

Proprio per l’universalità e l’attenzione alle valli di montagna, il film a distanza di un ventennio mantiene ancora oggi la sua attualità. “Penso sia interessante perché molte valli hanno saputo reagire, ma altre sono ancora in difficoltà - spiega Diritti - L’aspetto importante è che ci sono tanti giovani, non di ritorno, ma di scoperta e di scelta. È un piccolo miracolo. Quando abbiamo girato a Ostana, c’erano sette abitanti, forse Fredo Valla era il più giovane tra loro. Oggi in realtà come quella ci sono decine se non centinaia di persone. La cosa molto bella che ha risvegliato il film è la capacità di mettersi in gioco e di lottare per qualcosa in cui si crede. Altre regioni italiane erano già più avanti all’epoca, ma oggi credo Piemonte sia un esempio eccezionale. Dobbiamo chiederci però: vogliamo che la montagna sia vita o un parco di divertimenti?  C’è un rapporto fondamentale tra turismo ed educazione all’ambiente, bisogna trovare l’equilibrio, anche perché secondo me entro 50 anni ci sarà un ritorno alle periferie e ai piccoli borghi”.

La sceneggiatura del film è stata fatta a quattro mani con il cuneese Fredo Valla. “Ci siamo conosciuti a Ipotesi Cinema a Bassano del Grappa. In quel laboratorio c’era la volontà di raccontare se stessi secondo la propria sensibilità, cercando nel piccolo della nostra vita di fare qualcosa che fosse utile, di riflessione e di ascolto. Nei vari incontri Fredo mi raccontò della storia di Philippe, da lì è nata l’idea di raccontarla. Da figlio di profughi istriani, mi ha fatto entrare in empatia con qualcuno che viene sradicato dalle sue radici”. 

Un film la cui distribuzione e produzione è stata da subito difficile: “Era un film che non voleva produrre nessuno. Questi rifiuti mi hanno reso tuttavia più caparbio per raccontare qualcosa che avesse un’energia diversa. Il vento fa il suo giro è nato davvero con le risorse proprie e con l'aiuto del territorio. Se non ci fosse stata la buona volontà della gente della Valle Maira non si faceva”. 

Diritti ricorda con affetto quei giorni di riprese, quando gli abitanti di Dronero arrivavano per dare una mano alla troupe o quando il sindaco di Celle Macra scendeva per pulire di persona la strada dalla neve. “Con la troupe ci eravamo accompagnati in uno spazio che era un’ex locanda. Con le persone sul territorio poi si è creata una rete, ricordo con grande piacere che la domenica in cui non si lavorava da Dronero venivano su altri ragazzi per stare con noi, si ballava, si scherzava, c’era questo spirito”. 

I fondi ministeriali, oggi al centro del ciclone, sono fondamentali per la nascita di film come Il vento fa il suo giro. “La sensazione che si politicizzi la cultura mi dà fastidio. L’espressione artistica è un’espressione artistica e deve essere sempre libera. Mi spiace che si sia dato un grande accesso alle produzioni straniere e internazionali con un tax credit molto alto, mentre per quelle italiane si siano fatti dei tagli notevoli. Sono scelte che rischiano di impoverire il nostro patrimonio culturale. Se fossero formaggi e dessimo il contributo solo agli allevatori del Trentino penso che in Piemonte si arrabbierebbero non poco. La storia del cinema italiano è sempre stata importante nel mondo allora perché tagliargli le gambe? I grandi patrimoni dell’Italia sono cultura, in tutte le sue forme, e cibo. Queste due bandiere le dobbiamo preservare e favorire nella loro identità”. 

Giorgio Diritti oggi sta scrivendo nel frattempo il suo prossimo film che potrebbe essere girato in Piemonte. “Le valli sono tutte molto belle. La cosa potente è che sono diverse. Da bambino ho attraversato una parte di vita in Piemonte, ho vissuto anche a Biella. Per me vedere le montagne era sempre un’emozione”. 

Chiara Gallo

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