Francamente torna nella sua Torino per esibirsi nel tour del suo disco d’esordio, Bitte Leben. L’appuntamento è all’Hiroshima Mon Amour venerdì 22 maggio.
“Torino per me è casa - racconta la cantante - Ho tanti ricordi legati a Torino, è casa per tantissime ragioni. È una città che conosco a memoria, dove ho studiato, dove mi ritrovo con gli amici di sempre, dove c’è la mia famiglia. Quello che ho riscoperto forse è una forte cultura underground. Torino è una fucina di cultura dove puoi trovare spazi in cui esibirti. È in quegli spazi che ho conosciuto le altre di Canta Fino a Dieci. Ci saremmo incontrate se non ci fossero stati? La speranza è spazi come l’Off Topic, sPAZIO211, il Bunker, possano continuare a esistere. Ho questo grande debito nei confronti di una città che ha un’attenzione di riguardo per una cultura lenta”.
Il titolo del disco, Bitte Leben, come lo hai scelto e perché?
“Mi piaceva il fatto che fosse un’esortazione alla vita con tutto quello che ne comporta. La frase, anche se molto banale, è scritta sul Muro di Berlino, al confine tra Est e Ovest, c’è un motivo per cui la scritta è lì. Quello che volevo riportare in questo disco è questo percorso fatto di tante persone che ho incontrato, con tutte le storie e le increspature che lasciano solchi che però possano essere attraversati”.
Qual è il più grande ostacolo che hai attraversato finora?
“Non saprei dire, crescere è complicato per ciascuno di noi sia quando hai le idee chiare sia quando non le hai. È giusto che ce lo si ricordi, in una società in cui dobbiamo essere sempre veloci, che le cose richiedono tempo e crescere comporta superare ostacoli. Per la musica anche ci va tempo, richiede fatica, alcune cose non possono essere accelerate ne va della costruzione stessa del lavoro. Se iniziamo a lavorare così mattoncini per mattoncini forse vivremo tutti in una società migliore”.
Come hai costruito il disco?
“Il disco era un sogno, era qualcosa che rincorrevo da tempo ed è nato sottoforma di laboratorio con tante cose e suoni che volevo raccontare. Al Festival di Sannolo conobbi Diego Montinaro. Da che dovevamo fare un pezzo insieme, si è trasformato nel desiderare di avere più tempo per fare un lavoro più ampio. Ci abbiamo lavorato per più di un anno, abbiamo provato e alla fine abbiamo trovato una rosa di 11 tracce che volevamo inserire non tutte insieme”.
Tra le nove che avete scelto, qual è quella che oggi ti rappresenta di più?
“Due sirene sulla luna e Se potessi. Se potessi perché è una sorta di esperimento, un tentativo di parlare di parlare a qualcuno che potrebbe essere un bambino, spiegargli come stia andando il mondo. Sirene sulla luna perché mi ricorda il Festival di Agliano. Quella canzone è diventata un rifugio, mi sento di nuovo essere lì, spensierata”.
Parlando di nuove generazioni, come è provare a raccontargli l’Italia di oggi?
“È una una sfida per chiunque. Penso al fatto che agli insegnanti andrebbe data una medaglia al valore. Dobbiamo sforzarci di trovare le parole, più linguaggi abbiamo meglio è”.
Il collettivo Canta Fino a dieci, come sta andando avanti questa collaborazione?
“Per noi sta andando benissimo, questo collettivo non ha l’obiettivo di scalare classifiche, ma si pone come una sorta di laboratorio dove la musica viene vissuta senza competizione. È un modo per imparare a gioire delle tue amiche e delle colleghe. Per noi è una palestra gigantesca che ci porta in tanti luoghi. Molto interessante essere lì in dieci, ognuna con le proprie canzoni.
Cosa ricordi dell’esperienza di X Factor?
“Una delle cose più belle è il rapporto con i ragazzi, ci siamo divertiti davvero tanto. Per me era bellissimo. C’era un’atmosfera di leggerezza e di giocosità. Si suonava tantissimo. Il programma incentrato sulla competizione, ma deve essere è anche divertente, perché alla fine siamo tutti diversi è come se i panettieri competessero tra di loro, ma perché?
Qual è il sogno nel cassetto di Francamente?
“Vorrei fare un viaggio in Cile. Io amo Violeta Parr, vorrei tantissimo avere un mese per andare a camminare lì”.








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