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Eventi | 25 aprile 2018, 15:22

Liberazione, Chiara Appendino: "Ricordare il sacrificio dei martiri non sarà mai un vuoto atto rituale"

Il sindaco di Torino ha citato una poesia della piccola Nedelia Tedeschi Lolli, una bambina al momento della più aspra furia antisemita, per accomunare la celebrazione del 25 aprile alla condanna delle leggi razziali

Foto: blog di Chiara Appendino

Foto: blog di Chiara Appendino

Il 25 aprile, la Liberazione, ma anche la condanna ferma delle leggi razziali. Il sindaco di Torino, Chiara Appendino, ha celebrato la ricorrenza di oggi ampliando la sua riflessione a date e ricordi mai abbastanza lontani dalla storia dei nostri giorni. E così, accanto alle parole per i partigiani che hanno sacrificato la loro vita per la Libertà, la prima cittadina ha voluto anche ricordare il dolore di chi ha vissuto (e in pochi casi sopravvissuto) alla violenza antisemita.

Lo ha fatto iniziando il suo discorso con la citazione di una poesia scritta da Nedelia Tedeschi Lolli, una bambina di 9 anni all'epoca della promulgazione delle leggi contro gli ebrei. "Ho voluto iniziare il mio intervento con le parole di Nedelia per non dimenticare che questa festa della Liberazione cade a 80 anni esatti dalla promulgazione delle leggi razziali - ha detto Appendino - il punto più infimo della nostra Nazione, e a 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica italiana, momento di svolta che ha segnato la nostra rinascita su basi di democrazia e libertà".

"A distanza di tanti anni - ha proseguito - è giusto e doveroso parlarne ancora. E c’è un filo rosso indissolubile che lega chi si è battuto contro le intollerabili persecuzioni razziali con chi si è battuto per la nostra libertà e ha dato la vita perché tutte e tutti noi potessimo vivere in democrazia, in una democrazia sorretta e garantita da una Costituzione. Questo filo rosso è rappresentato dalla ribellione a un’idea di distruzione e morte". E ha aggiunto: "Come sappiamo, alla lotta antifascista presero parte formazioni di tutte le espressioni politiche: i comunisti accanto ai liberali, i gruppi cattolici insieme a quelli socialisti. E se ci si sofferma attentamente di fronte alle lapidi sui muri di tanti palazzi di Torino, compreso il nostro Municipio che oggi ci ospita, si leggono nomi di persone appartenenti a tutte le classi sociali. Ogni tipo di differenza fu superato dalla comunità che si ribellò al nazifascismo. Facciamo fatica a immaginare questo esercito composto in gran parte da ragazzi, oggi, dopo aver ascoltato per decenni le voci di quelli tra loro che sono diventati anziani, e che da anziani hanno salvaguardato la memoria di una lotta nella quale erano confluite tante di quelle anime che, a ricordarle a settantadue anni di distanza, non ci sembra vero. Non mancarono contrapposizioni, differenze e tensioni, ma l’esercito dei partigiani seppe prepararsi in maniera unitaria all’insurrezione finale, che oggi noi siamo qua a celebrare".

E dopo aver citato anche le parole nella lettera di Paolo Braccini alla figlia, poco prima di essere fucilato (era il 5 aprile del 1944), Appendino ha voluto parlare di memoria: "Quella radice mai troppo profonda di cui i giovani si prenderanno cura soltanto se noi adulti saremo stati in grado di insegnare loro a farlo. Impariamo il valore della libertà, in ogni sua forma, affinché quanto nato dal secolo dei Lumi trovi nelle menti moderne la sua massima espressione che nasce dallo strenuo esercizio della critica".

"Celebrare il sacrificio dei martiri della nostra libertà, quindi, non è e non sarà mai un vuoto atto rituale, ma ci permette anche di ricordare che la Costituzione Repubblicana non è stata soltanto opera dei costituenti, ma è anche e soprattutto il risultato della lotta antifascista e antinazista - ha concluso -. Una Carta in cui si sentono le voci dei protagonisti del Risorgimento e che ci ricorda come, per il futuro, la vera unità possa essere solo e soltanto quella che conserva il pluralismo e trae forza da esso. È bene ribadirlo: alla base della società libera e democratica in cui viviamo noi, oggi, c’è la Resistenza – un fenomeno unico nella storia italiana, un fenomeno commovente che seppe farsi unitario – e c’è l’antifascismo".

M.Sci

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