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Attualità | 26 giugno 2018, 15:18

Presentato il secondo rapporto dell'Atlante del Cibo di Torino

Nell’Aula Magna dell’Università

Presentato il secondo rapporto dell'Atlante del Cibo di Torino

E’ stato presentato oggi, martedì 26 giugno, nell’Aula Magna dell’Università di Torino della Cavallerizza Reale il Secondo Rapporto dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana.

Durante l’evento, dal titolo “Costruire la città del cibo: visioni, prospettive e politiche”, sono stati presentati i due approfondimenti del 2018, che entrano nel dettaglio di alcune questioni, sia in termini tematici, sia territoriali:

  • Indagine di contrasto alla povertà e allo spreco alimentare

Analisi del sistema alimentare che nutre le persone in condizioni di marginalità socio-economica e presenta i risultati dell’indagine “Sicurezza alimentare e povertà urbana: indagine sulle pratiche di contrasto alla povertà e allo spreco di cibo a Torino” cofinanziata da Compagnia di San Paolo, a cura di Alessia Toldo, Anna Paola Quaglia e Costanza Guazzo, ricercatrici dell’Università di Torino;

  • Il sistema del cibo nel Chierese_Carmagnoloese

Analisi relativa al sistema alimentare di Chieri e del suo territorio, nell’idea che il più ampio sistema del cibo metropolitano vada letto come il prodotto dell’interazione policentrica di una molteplicità di sistemi del cibo territoriali  (fra cui appunto il Chierese, ma anche il Pinerolese, l’Eporediese, il Carmagnolese, la Val Susa, etc). L’indagine, dal titolo “Il sistema del cibo del Chierese: tra sviluppo rurale e legami metropolitani” è a cura di Giacomo Pettenati e Ilaria Vittone, ricercatori dell’Università di Torino.

 

L’indagine, svolta in collaborazione con l’associazione Està di Milano e in parte cofinanziata da Compagnia di San Paolo, muove dalla consapevolezza di quanto sia fondamentale, in termini di conoscenza e gestione del più ampio sistema alimentare urbano (nello specifico, torinese e metropolitano), rispondere ai bisogni alimentari delle persone in condizioni di marginalità socio-economica.

Questo sistema intercetta da un lato il tema della redistribuzione degli alimenti a fine di solidarietà sociale e, dall’altro, il tema della riduzione degli sprechi attraverso il recupero dell’eccedenze alimentari (i prodotti ancora edibili, che hanno perso il loro valore di mercato, ma non quello nutrizionale). In questo quadro, l’indagine ha affrontato la questione adottando una duplice prospettiva: da una parte un’analisi qualitativa delle risposte territoriali di contrasto alla povertà alimentare; dall’altra un ragionamento sui luoghi valorizzabili in termini di riduzione degli sprechi lungo tutta la filiera agroalimentare.

Il rapporto presenta gli esiti di questo studio con attenzione alla tipologia di assistenza alimentare e alla provenienza del cibo redistribuito a fini sociali. Tra gli aspetti più interessanti emerge una geografia ampia e variegata di pratiche che rispondono ai bisogni sociali, costituita sia da attori più tradizionali, come le 18 mense benefiche e le 105 parrocchie, di cui oltre 70 impegnate nell’assistenza alimentare; sia da un insieme eterogeneo di progettualità – almeno 18 tra la città di Torino e i 38 comuni dell’area metropolitana – che tengono insieme questi due aspetti (solidarietà e lotta allo spreco) attraverso azioni di innovazione sociale che, assistendo il bisogno primario di alimentarsi, affrontano in modo diverso il più ampio tema della marginalità socio-economica.

I numeri di queste progettualità, in termini di persone assistite e quantità di cibo recuperato, sono degni di menzione: si va da realtà più piccole che assistono una media di 30 persone al giorno, ai servizi più strutturati che toccano in un anno 1.500 pasti e 37.000 colazioni per oltre 270 tonnellate di cibo veicolato all’anno. Tuttavia, non va sottovalutato il fatto che la sostenibilità di queste pratiche si basi in larga misura sul volontariato (oltre 400 persone coinvolte in totale) e come questo generi un evidente problema di resilienza del sistema stesso, che richiede certamente una più ampia riflessione politica in termini di sistema di welfare.

La città di Chieri da alcuni anni è molto attiva nel ruolo di punto di riferimento di un territorio rurale caratterizzato da produzioni di alta qualità e protagonista attiva di un costante dialogo con Torino, della cui conurbazione costituisce una propaggine proiettata nello spazio rurale che circonda il capoluogo a est e sud.

Dopo il Patto dei Territori della Collina, del Pianalto e della Pianura del Po (2015) e il Patto di identità territoriale del chierese-carmagnolese-altoastigiano (2016), la città collinare si è attivata anche per lo sviluppo di una riflessione di scala territoriale sul sistema locale del cibo e sul possibile sviluppo di politiche integrate del cibo, anche in vista del possibile sviluppo di un distretto del cibo.

L’analisi contenuta nel 2° Rapporto dell’Atlante del cibo di Torino metropolitana contiene i risultati di un’analisi del sistema del cibo del Chierese- Carmagnolese (47 comuni e oltre 160.000 abitanti), identificato come scala ideale per una valutazione delle dinamiche di produzione e trasformazione, dell’accesso al cibo e delle possibili priorità che una futura strategia del cibo dovrà affrontare.

Le metodologie utilizzate per lo studio hanno integrato l’utilizzo dei più aggiornati dati statistici con il confronto diretto con le amministrazioni e gli attori del sistema del cibo, attraverso numerose interviste in profondità e la partecipazione ai tavoli di incontro tra gli amministratori locali.

Dallo studio emerge la diffusa qualità del sistema del cibo di questo territorio, che integra un’agricoltura estensiva forte dal punto di vista economico (basata su cerealicoltura e allevamento) con produzioni di eccellenza (dal Freisa di Chieri all’asparago di Santena, fino al celebre peperone di Carmagnola) e un sistema produttivo collinare che risponde alle difficoltà dell’agricoltura di collina con la valorizzazione delle piccole produzioni locali e l’integrazione con il turismo.

Si tratta di un territorio complesso ed eterogeneo, che consuma, secondo una stima, quasi 300 tonnellate di cibo al giorno, solo in piccola parte prodotte localmente, la cui gestione sostenibile (in termini di produzione, trasporto e smaltimento degli scarti) rappresenta una sfida fondamentale per questo come per ogni territorio.

Dal punto di vista dell’accesso al cibo e dell’offerta commerciale, il territorio è caratterizzato da dotazioni di ottimo livello nelle aree urbane e nei territori pianeggianti, mentre le aree collinari presentano una evidente rarefazione degli esercizi commerciali.

L’analisi presentata nel Rapporto costituisce il primo passo per la definizione delle priorità che eventuali future politiche rivolte a sistema del cibo del Chierese dovranno affrontare. Questo percorso prevede un ulteriore confronto con gli attori locali, a partire dalla presentazione del lavoro e l’organizzazione di un gazebo dedicato a raccogliere il parere dei cittadini di Chieri sul sistema del cibo di cui sono protagonisti, in occasione del Festival internazionale dei Beni Comuni (29 giugno – 1 luglio). I risultati finali del progetto saranno presentati a Chieri durante la prossima Fiera di San Martino, nel novembre 2018.

In chiusura dell’evento la tavola rotonda, che a ripartire dalle riflessioni stimolate dai due approfondimenti, ha messo le basi per tratteggiare le prospettive di una “Torino Città del Cibo”, sia in termini di visioni, sia di politiche.

Fra i partecipanti Alberto Sacco (Assessore alle Politiche commerciali, Comune di Torino), Federico Mensio (Presidente VI Commissione Consiliare – Ecologia e ambiente, Comune di Torino), Elena Di Bella (Dirigente Attività produttive, Lavoro e solidarietà sociale, Città Metropolitana di Torino), Anna Merlin (Consigliera Delegata, Città Metropolitana di Torino), Paola Molina (Responsabile Servizi ambientali, Regione Piemonte), Marina Zopegni (Assessora alle Attività produttive e commercio, agricoltura, Comune di Chieri), Carlo Massucco (Assessore alla Comunicazione, partecipazione e innovazione, Comune di Chieri), Guido Cerrato (CCIAA di Torino), Luca Scarpitti (Compagnia di San Paolo), Andrea Calori (Està, Milano).

c.s.

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