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Cultura e spettacoli | 23 febbraio 2019, 15:02

Opere concettuali nell'era del digitale: così i giovani si fanno interpreti dell'arte contemporanea

Presentati ala Fondazione Sandretto Re Rebaudengo i risultati del progetto "Easy Pieces" con il liceo artistico "Renato Cottini". Prodotti audiovisivi sulle mostre delle artiste Monster Chetwynd, Rachel Rose, Andra Ursuta e Lynette Yiadom-Boakye

Opere concettuali nell'era del digitale: così i giovani si fanno interpreti dell'arte contemporanea

Avvicinare i ragazzi all’arte contemporanea rendendoli protagonisti e interpreti: prosegue con successo il progetto “Easy Pieces” che da quattro anni vede la collaborazione tra il Dipartimento educativo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e il liceo artistico “Renato Cottini” di Torino.

Il 29 ottobre 2018 gli studenti della III D hanno avuto l’occasione di incontrare e intervistare Monster Chetwynd, artista che espone in Fondazione la personale Il Gufo con gli Occhi Laser fino al prossimo 31 marzo. Da questo momento di scambio è nato un percorso di approfondimento legato non solo alla mostra in questione, ma anche a quelle di Rachel Rose, Andra Ursuta e Lynette Yiadom-Boakye. Il risultato è stato un video, realizzato dagli studenti con il supporto di tutor professionisti, che raccontasse ognuna di esse, secondo il loro personale e inedito sguardo sulle opere, le tematiche trattate e le sensazioni provate.

Sono certa che questo cammino fatto insieme abbia reso più familiare l’arte contemporanea ai ragazzi”, afferma Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. Con il pieno sostegno della Regione Piemonte, supporter del progetto: “Ci crediamo e vogliamo investirvi”, spiega l’assessora alla cultura Antonella Parigi. “Penso sia necessario confrontarsi con il futuro, spostare lo sguardo verso il domani. Chi amministra un territorio deve saper immaginare gli sviluppi dei dieci anni a venire: sicuramente l’arte contemporanea dà un’immagine perfetta dello sviluppo del mondo. E in un’era di progressiva evoluzione digitale, ciò che ci rimane di più caro è sicuramente la creatività”.

Le opere prodotte sono state supervisionate dalla regista Elena Maria Olivero, che in un primo momento ha fornito agli studenti le nozioni base del linguaggio cinematografico, per poi accompagnarli nello sviluppo creativo. “Abbiamo cercato di far nascere le idee nei ragazzi attraverso un approccio alle mostre autentico e privo di pregiudizi”, spiega, ricostruendo un percorso caratterizzato da un training a tutto tondo, con tanto di esercizi corporei nello spazio della mostra e stimolazione continua di libere associazioni di dee. “L’intento – aggiunge – era di realizzare un prodotto che fosse il più possibile loro”.

Grazie a questo progetto i nostri ragazzi – ha commentato il dirigente del “Cottini” Antonio Balestra in occasione della presentazione pubblica dei lavori – crescono sviluppando un senso critico in un momento di grande chiusura mentale. Incrementano la capacità di affrontarsi con culture diverse. Quando abbiamo cominciato, qualche anno fa, ancora non esisteva l’alternanza scuola-lavoro e avevamo bisogno di soggetti che credessero nella scuola. Da qui l’importanza del dialogo e della costruzione condivisa. Uno scambio che spero continui in futuro”.

Manuela Marascio

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