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Attualità | 20 aprile 2019, 20:05

Juve, cronaca di uno scudett8 annunciato

I bianconeri, dopo sette trionfi di fila, con l’arrivo del marziano Ronaldo, sono diventati da subito irraggiungibili, vincendo le prime sette partite e facendo il vuoto. Ma pesa ancora la fresca eliminazione in Champions, nell'anno in cui l'obiettivo sembrava finalmente alla portata

Juve, cronaca di uno scudett8 annunciato

Mai, da quando il campionato è a 20 squadre, si era vista una squadra conquistare lo scudetto già prima di Pasqua, con così tante settimane di anticipo sulla fine del campionato. Per capire se sarà lo scudetto dei record bisognerà attendere il 26 di maggio, anche se pare molto difficile che questa Juve possa eguagliare l’ultima targata Antonio Conte nel 2013/2014.

Quei 102 punti arrivarono anche perché il tecnico preferì inseguire il primato dei punti in campionato a scapito della possibilità di vincere l’Europa League, oltre al fatto che fino a poche domeniche dalla fine c’era una Roma che provava a non mollare la presa. Quest’anno, invece, la Juve ha fatto subito il vuoto, vincendo le prime sette giornate e andando immediatamente in fuga per lo scudetto. Da mesi non c'erano più dubbi sul fatto che i bianconeri per l'ottavo anno di fila si sarebbero cuciti sulle maglie il triangolino tricolore, restava solo da stabilire quando sarebbe arrivata l'aritmetica certezza.

Questo titolo passerà alla storia perché è stato il primo del dopo Buffon, il portierone che ha contrassegnato per quasi un ventennio la storia bianconera, conquistando gli ultimi trionfi dell’era Lippi, passando per Capello, calciopoli e la serie B, gli anni di magra e poi le abbuffate delle ultime stagioni. E' il primo di Chiellini capitano, veterano di mille battaglie, che al pari del suo predecessore ha passato anche gli anni bui post 2006 e che ha insegnato in queste stagioni, a tutti coloro che sono passati, cosa significa giocare nella Juve. Che, per usare le parole dello storico presidente Boniperti, significa una sola cosa: “Vincere non è importante, è l'unica cosa che conta”.

E’ lo scudetto del baby Kean, un classe 2000 garanzia di ulteriori successi per il futuro, un ragazzo con il gol nel sangue, come hanno dimostrato le reti decisive segnate in questo scorcio finale di campionato. E' l'ennesimo tricolore di Bonucci, figliol prodigo, tornato alla base dopo una stagione al Milan, perché ha capito che solo qui avrebbe potuto continuare a vincere. Sì, perché ciò che impressiona di questo lungo ciclo bianconero è la voglia di non accontentarsi mai da parte di un gruppo che, per larga parte, è lo stesso da diversi anni e di un allenatore che, seppure poco amato da una (larga) parte della tifoseria, si è dimostrato un timoniere perfetto.

D’altra parte, la squadra di Allegri era già la più forte, con l’arrivo del marziano Cristiano Ronaldo è diventata di un altro pianeta, almeno per le concorrenti della serie A. Mai si era vista una squadra chiudere il girone di andata avendo totalizzato 53 punti su 57, pareggiando solo contro il Genoa e l’Atalanta e facendo bottino pieno contro tutte le altre. Il Napoli, che nella scorsa stagione era stato capace di contendere fino all’ultimo il titolo ai bianconeri, è stato battuto sia all’andata che al ritorno, restando immediatamente staccato dalla Juve, senza dare mai la sensazione di poter rientrare in gioco.

Quello di quest’anno è stato lo scudetto più annunciato della storia, anche se questo non deve far passare in secondo piano l’impresa bianconera. Perché vincere non è mai facile, stravincere ancora meno. L’unico momento delicato (si fa per dire) è stato a fine gennaio, quando nel giro di tre giorni la Signora prima è stata travolta ed eliminata in Coppa Italia dall’Atalanta e poi si è fatta rimontare dal 3-1 al 3-3 allo Stadium dal Parma neopromosso. Prima e dopo il cammino è stato praticamente perfetto.

Lo scivolone di Marassi contro il Genoa ha impedito di eguagliare il primato del Perugia di Castagner, del Milan di Capello e della prima Juve di Conte, le uniche squadre capaci di chiudere il campionato imbattute, ma quel k.o. è arrivato subito dopo l’impresa contro l’Atletico Madrid, che aveva rimesso i bianconeri sulla strada di una Champions che sembrava perduta già agli ottavi di finale. Ma il trionfo arrivato oggi, dopo la gara contro la Fiorentina, è giunto ad appena quattro giorni dalla notte del sogno infranto con l'Ajax.

Quella coppa dalle grandi orecchie che manca dal 1996, divenuta quasi un’ossessione, viste le tante finali perse negli ultimi vent’anni, è sfumata anzitempo ancora una volta, proprio nella stagione in cui l'obiettivo sembrava finalmente alla portata. E dire che, per arrivarci, il presidente Agnelli (grazie all’opera del ds Paratici) aveva portato in bianconero il miglior giocatore del mondo, colui che la Champions l’ha già vinta cinque volte in carriera, le ultime tre di fila.

Ma nemmeno Cristiano Ronaldo è bastato per infrangere il tabù, per questo l'ottavo scudetto consecutivo non ha avuto lo stesso sapore di una grande conquista. Era ben altro quello che i tifosi bianconeri pensavano di festeggiare.

Massimo De Marzi

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