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Eventi | 20 aprile 2019, 10:46

Prorogata sino al maggio la mostra di Mapplethorpe alla Galleria Noero

L'esposizione si apre con una foto a colori, su un prato all’aria aperta, con l’Arcivescovo di Canterbury

Prorogata sino al  maggio la mostra di Mapplethorpe alla Galleria Noero

 

La mostra di Robert Mapplethorpe, ospitata dalla Galleria Franco Noero negli spazi di via Mottalciata, è stata prorogata sino al 12 maggio. La personale coincide con due straordinarie mostre dedicate all’artista da due Musei italiani, la prima in corso fino all’8 Aprile al MADRE - Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli e, dal 15 marzo, anche alle Gallerie Nazionali di Arte Antica, nella sede di Galleria Corsini, a Roma.

La selezione di fotografie in mostra a Torino, in un evocativo equilibrio con la qualità post-industriale degli spazi della Galleria analoga a quelli vissuti come luogo di vita e di lavoro da Mapplethorpe e dai suoi coetanei, si propone invece di guardare a quegli aspetti che incarnano lo zeitgeist di un periodo, il suo svolgersi frenetico e la necessità di attraversare il tempo con una volontà di sperimentazione camaleontica, con una divorante curiosità che si spezza all’improvviso, in maniera del tutto prematura, in coincidenza con la scomparsa di Mapplethorpe nel 1989, e con lui di un’intera generazione.

La mostra si apre in maniera inusuale con una foto a colori, su un prato all’aria aperta, con l’Arcivescovo di Canterbury seduto a colloquio su una panchina, un’immagine che potrebbe far affiorare subliminalmente l’educazione religiosa di Mapplethorpe, oltre che suggerire una certa passione per la pittura inglese di paesaggio.  

La volontà di affermare la propria identità e un carismatico modo di imporsi sono il tema di una serie di ritratti degli anni immediatamente successivi, scattati con cruda immediatezza su pareti bianche non uniformi, senza fondale da studio, senza nessun ritocco o artificio, cogliendo con nettezza la personalità, il modo di apparire, e, a volte, di provocare tramite la loro sola presenza.   Per contrasto a seguire, delle immagini degli anni ’80 completamente costruite in studio, corpi femminili senza testa sospesi su un fondo bianco uniforme, i contorni morbidi e soffusi, nell’esaltazione edonistica della perfezione e della cura del corpo tipica di quegli anni, nel culto della palestra non come luogo in cui si formano gli atleti ma in cui invece si scolpiscono i muscoli. Una lunga sequenza modulata di opere giocate sulla gamma dei grigi, meno contrastata, permette di spaziare in molte delle direzioni di ricerca dell’artista: sensualità, sesso, movimento, torsione, ieraticità nella posa e ricerca di espressività.  

Ancora un’immagine a colori di una moneta a fare da interpunzione per introdurre una serie di foto di oggetti in argento massiccio che coniugano i bagliori di un risplendente trionfo cerimoniale ad una statica solennità, seguiti letteralmente dall’immagine di un maestro di cerimonie colto nella compunta attesa di esercitare cortesie per gli ospiti, moderno Caronte sulla soglia di una brasserie newyorchese. 

Una serie di foto di un gruppo musicale rockabilly coglie in anticipo alcuni tratti distintivi dell’identità sociale attuale come coprirsi il corpo di tatuaggi, all’epoca simbolo evidente di trasgressività e anticonformismo, che tale resta nei ritratti, a dispetto della presente consuetudine con il marchiare il proprio corpo.  

Una scelta di ritratti di volti con contrasto bianco e nero più accentuato, presi di fronte, gli occhi che guardano direttamente chi scatta la foto e, di conseguenza, lo spettatore, mira a carpire e rivelare la personalità di chi posa e trasmetterne il fascino, che siano personaggi noti o meno.  

Deliberatamente, nel corso di tutta la mostra, la fama di alcuni dei personaggi, tratto inconfutabile e naturale fonte di attrazione, non è mai enfatizzata, nel tentativo di non rendere prevalente uno solo degli aspetti che Mapplethorpe vuole comunicare rispetto agli altri: in questa maniera, da un punto di vista compositivo, una zucca equivale a un corpo nudo, una serie di argenti a un maître di ristorante, corpi color ebano a quelli di un pallore latteo, nudi sensuali a nature morte, un’artista a un piatto di rane.

 

comunicato stampa

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