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Cronaca | 22 maggio 2019, 12:12

Allarme carceri: sovraffollamento e condizioni igieniche insopportabili

L'appello del Garante dei Detenuti, Monica Cristina Gallo: "Blatte e topi resistono alle disinfestazioni". E anche una "tipicità" come la cella filtro da superare, "i presunti spacciatori vanno trattati in ospedale". Dal 2015, le donne non hanno il montacarichi. E io CPR esplode, ma con sempre più tagli ai servizi. All'orizzonte intanto si profila una collaborazione con Amazon

Nella foto: un'immagine del carcere Le Nuove, dove è stato presentato il Rapporto 2018 del Garante dei detenuti

Nella foto: un'immagine del carcere Le Nuove, dove è stato presentato il Rapporto 2018 del Garante dei detenuti

Sovraffollamento, condizioni strutturali e igieniche ai limiti (se non oltre) della sopportazione, criticità assortite e tagli recenti che hanno peggiorato ulteriormente le condizioni dei servizi. È un appello articolato e che tratteggia scenari preoccuparti, quello che restituisce il rapporto 2018 del Garante per i diritti dei detenuti, Monica Cristina Gallo.

"Quello di Torino è un carcere che sta soffrendo, le cui cause sono da ricercare in più situazioni, forse anche carenze di organico, ma anche per quanto riguarda il numero delle presenze di detenuti".

Conti alla mano, attualmente sono 1418 i detenuti presenti alle Vallette, sui 1.100 che costituirebbero la capienza massima prevista. E vale anche per le donne, salite da 80-90 a 130 nell'area a loro dedicata. "Ogni 15 giorni vendono selezionati un numero di detenuti da spostare in altre carceri piemontesi per riportare il numero al livello di circa 1400, ma senza grossa attenzione verso chi venga mandato e dove, rischiando di interrompere percorsi di studio o altro". E ancora: "Ricevo lettere da parte dei detenuti che testimoniano come ormai la situazione non sia più sostenibile. Blatte e topi che riescono a sopravvivere a due disinfestazioni a settimana". "Strutture così sono insostenibili- prosegue - soprattutto nel blocco C. Andrebbero chiuse e i detenuti spostati".

Intanto è boom di trattenuti anche nel CPR, il Centro di permanenza per il rimpatrio: i numeri sono saliti da 785 a 1388 dal 2015 al 2018, ma non si può dire lo stesso dei rimpatri (692 contro i 424 di quattro anni prima), mentre nel frattempo i tagli del Decreto Sicurezza hanno ridotto a zero (o quasi) servizi come il medico, che non è più disponibile nell'orario notturno, oppure come l'insegnamento della lingua italiana, scomparsa del tutto. Il legale? È a disposizione dei detenuti per un totale di 6 minuti a settimana per ogni persona presente nel centro.

Un'altra emergenza, all'interno del carcere di Torino è legata alla cosiddetta cella-filtro, la zona dove vengono collocati i presunti spacciatori "ma dove non c'è l'assistenza medica adeguata: se un ovulo si rompe il rischio è immediato - dice la garante -. Sono persone che spesso non capiscono l'italiano e nemmeno capiscono perché sono lì. Deve essere superata, questa cella filtro: c'è solo a Torino, mentre queste persone vanno trattate direttamente in ospedale, come accade in tutte le altre carceri italiane. A Malpensa hanno fatto un'area apposta per questo tipo di casistica".

Pessime anche le condizioni dei detenuti nel sestante, secondo il Rapporto 2018, ovvero l'area riservata ai casi psichiatrici. "È il massimo dello squallore, un reparto così, a livello strutturale. Anche se il servizio è un'eccellenza a livello sanitario".

E un altro caso che fa specie è legata al montacarichi per la sezione femminile: è rotto da anni "almeno dal 2015, dall'inizio del mio mandato e non sono ottimista sul fatto che venga riparata".

Tra i fenomeni emergenti, c'è senza dubbio quella della mafia nigeriana "E l'assenza di mediatori culturali diventa un ulteriore problema". Mentre sull'aspetto del fondamentalismo islamico "Il carcere, con l'attenzione al cibo e all'istituzione della preghiera comune al venerdì, sta facendo il possibile, ma è difficile individuare fenomeni come questo. Al momento però non mi sembra che destinatario particolare allarme, nel nostro istituto".

Infine di sono i progetti di inserimento lavorativo. "Quello fatto con Amiat è stata un'iniziativa positiva, ma è finito - conclude la garante -. Mentre ora questa tendenza ai lavori di pubblica utilità per i detenuti sembra voler andare incontro a quello che chiede l'opinione pubblica. Non è più un debito con la società che in parte si ripaga, ma quasi un'ulteriore punizione oltre alla pena detentiva. Aspettiamo tuttavia di vedere come funzionerà il progetto Mi riscatto per Torino, ma quali che siano i servizi, i detenuti devono ricevere un compenso, altrimenti si deve pensare almeno a uno sconto di pena".

Intanto, all'orizzonte, si profila una collaborazione con un vero colosso: si tratta di Amazon. Per il momento i dettagli non sono stati resi noti, ma le firme sono a un passo. Potrebbe arrivare dai pacchi e dall'e-commerce una nuova prospettiva lavorativa e di reinserimento per i detenuti.

Massimiliano Sciullo

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