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Cronaca | 22 maggio 2019, 18:52

Vicino a noi, ma così distante: ecco il carcere Lorusso e Cutugno ai raggi x

Tutti lo conoscono come "Le Vallette", ma del resto si sa poco. A raccontarlo, sono le cifre contenute all'interno del rapporto 2018 del Garante dei detenuti, Monica Cristina Gallo

Vicino a noi, ma così distante: ecco il carcere Lorusso e Cutugno ai raggi x

Sta lì, incastrata tra le ultime case del quartiere Vallette e lo svicolo della tangenziale. In un angolo di Torino che tutti conoscono, ma che spesso viene tenuto nascosto, quasi rimosso dalla mente e dalla memoria di chi vive "fuori".

La Casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino è, come spiega il Rapporto 2018 del garante dei detenuti Monica Cristina Gallo, "un grande e complesso Istituto, ritenuto tale anche dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che lo colloca al primo posto come grado di difficoltà gestionale". La sua capienza regolamentare sarebbe di 1062 posti, ma è ormai prassi che le persone in eccedenza si aggirino a 1390, arrivando ad un tasso di sovraffollamento pari al 130%. 

"Il parametro - spiega il Report - è calcolato sul principio che ogni persona detenuta dovrebbe alloggiare in uno  spazio di 9 metri quadri, ai quali se ne dovrebbero aggiungere 5 per ogni camera di pernottamento nel caso in cui gli occupanti fossero due". La popolazione detenuta varia con molta frequenza soprattutto in ragione dei nuovi ingressi, dei trasferimenti (meglio identificati come “sfollamenti”), che avvengono con cadenza settimanale. 

La Casa Circondariale torinese si trova nuovamente in una grave situazione di sovraffollamento: alla fine del 2018 i detenuti presenti erano 1416, alla fine del 2017 i detenuti presenti erano 1371, nel 2016 erano 1321, mentre nel 2015 erano 1162. L’andamento negli anni ci mostra un quadro più simile a quello di una Casa di reclusione che a quello di una Casa circondariale che dovrebbe ospitare principalmente detenuti in custodia cautelare o per condanne fino ai 5 anni.

L’istituto è articolato in padiglioni dove sono presenti tutti i circuiti penitenziari, e i dati più recenti risalgono al 21 gennaio 2019. 

Il Padiglione A ospita 243 detenuti distribuiti in nove sezioni, sette delle quali a connotazione sanitaria: una per soggetti per i quali vi è il sospetto che abbiamo ingerito ovuli contenenti sostanza stupefacente (la permanenza massima è limitata a qualche giorno), una per detenuti con problematiche sanitarie sottoposti al regime alta sicurezza, due per detenuti di media sicurezza malati, due a connotazione psichiatrica e una per soggetti affetti da HIV che, insieme ad alcuni sieronegativi, aderiscono ad un progetto trattamentale. 

Il Padiglione B conta 382 presenze ed è caratterizzato da dodici sezioni: una ospita detenuti impegnati in attività lavorativa esterna all’Istituto, una per detenuti studenti di corsi professionali, due per studenti iscritti ad un corso professionale della durata triennale, due sezioni di prima accoglienza per soggetti nuovi giunti, una per nuovi giunti tossicodipendenti. 

Il Padiglione C vede ospitati 412 detenuti ristretti in dodici sezioni, fra le quali una per soggetti sottoposti al regime di alta sicurezza, una sezione ospita detenuti che presentano problematiche di incolumità con la restante popolazione detenuta, tre per autori di reato sessuale. 

Il Padiglione D è un piccolo settore detentivo (15 presenze) dove sono ristrette persone detenute incolumi sottoposti al regime di alta sicurezza, separati da persone impegnate in attività lavorativa all’interno dell’Istituto. 

Il Padiglione E è un settore a custodia attenuata e ospita tre sezioni, una delle quali è destinata ad attività terapeutiche per soggetti che presentano problematiche di dipendenza (61 soggetti, uomini e donne), una per persone detenute che hanno intrapreso gli studi universitari e una per atleti di una squadra di Rugby. 

Il Padiglione F è quello femminile ed ospita donne suddivise fra settori comuni, una sezione di incolumi per tipo di reato, alcune camere di pernottamento riservate alle nuove giunte, con posti letto destinati, qualora sia necessario, a donne affette da patologia psichiatrica e/o per eventuale sospetto di ingestione di ovuli. Un ulteriore settore ospita donne che hanno ottenuto la semilibertà. È inoltre inclusa una sezione staccata ICAM per detenute madri con figli fino a sei anni, a gestione comunitaria, caratterizzata da adeguati spazi di vita e di cura della relazione madre-figlio consentendo, inoltre, la frequenza quotidiana all’asilo nido e alla scuola dell’infanzia di quartiere dei bambini.  

Nel Reparto per collaboratori di giustizia sono attualmente ubicati 18 persone fra i quali un solo straniero.  

A livello di nazionalità, gli italiani sono 763, mentre gli stranieri sono 655, per un totale di 1418. Gli stranieri provengono in prevalenza da Marocco (18%), Romania (14%), Nigeria (13%), Albania (12%) e Senegal (8%). Gli stranieri presenti a Torino, cosi come nel resto del nostro Paese, sono in carcere principalmente per violazione delle norme sull’immigrazione, i restanti per istigazione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

Per quanto riguarda invece le detenute, circa 130, le italiane sono il 48%, mentre il 27% arriva dalla Nigeria e il 6% dalla Romania. Al 21 gennaio scorso, erano 7 le mamme, con 9 bambini.

Nel corso del 2018 non sono mancati i momenti critici, con 94 casi di autolesionismo e addirittura un suicidio, mentre un altro decesso è avvenuto per cause naturali. Le evasioni sono state 5, di cui 4 da misure alternative. Gli scioperi della fame o della sete sono stati 125.

Massimiliano Sciullo

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