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Economia e lavoro | 16 luglio 2019, 12:27

Casa, figli e prudenza: ecco perché in Piemonte, chi può, risparmia

L'indagine di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi indica nel 45,5% la quota di piemontesi che è riuscita a mettere qualcosa da parte. In calo rispetto al 2017, ma soprattutto è un risultato inferiore rispetto all'Italia (51,7%) e al nord ovest (48,6%)

Casa, figli e prudenza: ecco perché in Piemonte, chi può, risparmia

In Piemonte meno di una persona su due è riuscita a risparmiare, nel corso del 2018. Sono il 45,5%. Un dato (secondo l'indagine di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi) in lieve discesa rispetto al 50,8% del 2017 - il campione di riferimento è piuttosto ridotto - ma che soprattutto ci colloca alle spalle sia del Nord Ovest che del resto d'Italia, dove i dati sono rispettivamente del 48,6 e del 51,7%.

Chi è riuscito a mettere qualcosa da parte, però, lo ha fatto con cifre superiori: dal 12,3 al 14,6% del proprio reddito e più di sei risparmiatori su dieci lo hanno fatto con un obiettivo preciso. La casa, immancabilmente (16,9%), ma anche l'intenzione di lasciare qualcosa ai figli (18,8%) e la previsione dell'età anziana (15,8%). A dominare, però, è sempre la precauzione: il "perché non si sa mai" è la risposta al 46,3% delle domande per il futuro.

E se la quasi totalità degli intervistati dice di essere economicamente indipendente (95,1%), sono il 67% coloro che pensano di avere un reddito adeguato al proprio bisogno (erano il 67,4% lo scorso anno): per il 53,6% è sufficiente, per il 13,4% è più che sufficiente. In Italia, anche in questo caso, il dato è superiore: 73,7%.

Infine lo sguardo al futuro: pensando all'età della pensione, il 47,3% dei piemontesi (erano il 46,3%) pensa che potrà avere un reddito sufficiente. Dal 13,1 scende al 9,1% chi pensa che invece avrà difficoltà. Il 16,2% dei piemontesi ha sottoscritto un fondo pensione. In questo caso, più di quanti non lo abbiamo fatto nel nord Ovest (13,9) e in Italia (13,7).

Tra chi investe, più di un piemontese su due vuole evitare rischi (50,9%) ed è in cerca di sicurezza e liquidità. Sono il 24,3% coloro che invece puntano a un rendimento nel breve periodo.

In lieve calo - ma sono comunque quasi l'85% - i risparmiatori che affidano alla banca i loro averi. Mentre non cede posizioni la scelta di investire nel mattone. Hanno una casa di proprietà quasi 9 piemontesi su 10, soluzione ritenuta sicura (58,8%) e che consente di risparmiare sull'affitto, nonostante la tassazione, gli oneri e la difficoltà a "smobilizzare" le risorse in caso di bisogno.

Solo nel corso del 2018, il 5% dei piemontesi ha comprato casa: di questi, uno su due l'ha fatto per andarci a vivere. Uno su quattro per i figli e il restante per investimento.

"La tendenza è stazionaria con qualche dubbio - spiega Giuseppe Russo, economista e direttore del Centro Einaudi - e la percentuale di pessimisti è elevata. Serve uno scatto dell'economia, altrimenti i risultati positivi che le famiglie sono riuscite ad accumulare negli ultimi tre anni rischiano di non bastare".

"Trovo positivo che siano sempre di più le persone che si sentono a proprio agio con il proprio reddito e che riescono a risparmiare - spiega Gian Maria Gros Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, che ha anche commentato le recenti incertezze politiche torinesi e il rapporto con Milano -. Questo nonostante le notizie negative sull'economia, ma che spesso sono distanti, almeno a livello temporale, dalle dinamiche quotidiane della famiglia. E poi è il segno che la gente, dalla crisi, ha imparato a gestire le proprie risorse, con maggiore consapevolezza. Infatti, rispetto al passato e al periodo pre crisi, è aumentata la quantità di reddito risparmiato. C'è più cautela". "Infine, di fronte al mondo che cambia, è bene essere proattivi: apprezzare le nuove opportunità che si aprono rispetto a rimpiangere ciò che è cambiato rispetto al passato. Questo è l'ottimismo che ottiene risultati".

"La casa è ancora la soluzione preferita, ma la liquidità resta la scelta più diffusa dalle persone. E se il risparmio resta monetario però non serve a nulla, non soddisfa bisogni. È un sostegno, ma non è detto che possa garantire servizi nella quantità e nei tempi che servono. Forse è anche in questa chiave che sta crescendo la tendenza a formule assicurative, in grado sia di ripagare i sinistri, sia soprattutto di fornire servizi in futuro, quando il risparmiatore avrà più bisogno".

"Sul risparmio dei Piemontesi, c'è ancora più propensione per la casa rispetto al resto degli italiani - dice Gian Maria Gros Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo - . Il Piemonte d'altra parte ha una tradizione industriale e dunque di accumulo di ricchezza più antiche che altrove, in altre regioni. Ecco perché qui è più importante fare educazione finanziaria per riuscire a investire nella maniera migliore".

Massimiliano Sciullo

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