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Eventi | 17 settembre 2019, 08:00

La poesia performativa dell'era digitale entra al museo: ecco la sfida dei "Canti del Caos"

Appuntamento venerdì 20 settembre al MEF con la performance di Alessandro Burbank, progettata dall’Associazione Culturale Amalgama con il sostegno della Compagnia di San Paolo

La poesia performativa dell'era digitale entra al museo: ecco la sfida dei "Canti del Caos"

Una sfida tra performer e pubblico che travalica i confini della fruizione artistica, facendosi opera viva in un continuo scambio osmotico tra teatro, digitale e versi, senza il blocco della quarta parete. È l’esclusivo e inedito spettacolo di “poesia aumentata” Canti del Caos, portato in scena dall’Associazione Culturale Amalgama al MEF – Museo Ettore Fico di Torino (via Cigna 114) venerdì 20 settembre (biglietto a 5 euro + diritti di prevendita), con il sostegno della Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando ORA!X – Strade per creativi under 30. A condurlo, il poeta Alessandro Burbank, diretto dal regista Girolamo Lucania e munito di uno speciale marchingegno con tecnologia “speech to text” (che permette al computer di elaborare le parole dette a microfono e trasferirle sul fondale proiettato alle spalle del performer), costruito da Rajan Craveri.

Si tratta dell’atto conclusivo di “Canti del Caos. Poetry as Performing Art”, progetto che mira a introdurre la poesia performativa all’interno del circuito dell’arte contemporanea. E che ha visto due fasi precedenti: un poetry slam lo scorso 12 aprile al MEF, vinto dall’artista fiorentino Nicolas Cunial (ospite la sera del 20, designato tra i sei migliori poeti under 30 italiani); e una residenza artistica il 10 e 11 luglio e dal 9 al 12 settembre da Off Topic, hub culturale di via Pallavicino.

In questo format, Burbank sfiderà letteralmente la realtà coinvolgendo il pubblico in otto autentiche fatiche artistiche: da una gara contro il computer a chi legge più velocemente “L’infinito” di Leopardi a un’intensa lettura dedicata alla figura del padre giocando a briscola online, fino a “Sex Machine”, la recitazione live di una poesia d’amore struggente in chat roulette.

Ho avuto l’idea della performance già molti anni fa – spiega –, ma, essendo solo un poeta, non avevo le competenze tecniche per realizzarla. Guardando alla storia della poesia performativa, dopo esempi illustri come Adriano Spatola, c’è stato un blocco, un vuoto. Così ho voluto realizzare uno spettacolo che potesse in qualche modo colmarlo”.

Sarà il pubblico stesso a condurmi – continua –, urlando il nome della performance che vuole sperimentare tra quelle proposte a inizio spettacolo sullo schermo. Si creerà molto conflitto e contrasto, io stesso mi ritroverò in grosse difficoltà. Ma per me la poesia è questo: prendere dei versi e far fare loro cose impreviste. Pensando alla forma da dare allo spettacolo, trovavo molte somiglianze con la danza, fatta di gesti che durano un momento e poi svaniscono. A me invece interessava vedere materialmente una montagna di parole dette sedimentate dietro al poeta”.

A immortalare le fasi del lavoro, dallo scorso gennaio a oggi, Stefano Carena, che ha girato un documentario utile soprattutto per chi non si intende di poesia performativa e vuole avvicinarsi a questo mondo, scoprendo da vicino come si costruisce uno show tanto “caotico” e innovativo.

Manuela Marascio

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