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Attualità | 19 marzo 2020, 12:44

La Festa del Papà del Gruppo Abele: nella prima comunità italiana dedicata ai papà soli con figli

La testimonianza di una delle operatrici della struttura. In Italia sono 140mila le famiglie monogenitoriali di solo padre

La Festa del Papà del Gruppo Abele: nella prima comunità italiana dedicata ai papà soli con figli

Poco più di un anno fa, il Gruppo Abele ha aperto a Torino il primo progetto abitativo e di sostegno alle funzioni genitoriali dedicato ai papà con figli minorenni. Una piccola, ma importante risposta per le più fragili tra le 140mila famiglie italiane in cui l’unico genitore è il padre.

"Attorno alle mura che raccolgono e proteggono questi percorsi di rinascita, si sono già intrecciate, in così poco tempo, tante storie diverse", spiega Serena Paini, educatrice del Gruppo Abele. "Se per le mamme sono più presenti e diffusi sul territorio progetti e interventi di sostegno alla funzione genitoriale, il tentativo di sostenere la figura paterna, anche se fragile, è ancora poco comune. Forse è difficile da credere, eppure ci sono papà che hanno subìto, su di sé e sui propri figli, la violenza della propria compagna o moglie. Abbiamo accolto Francesco, un papà che ha tentato di emanciparsi da una relazione simile. Per proteggere i suoi bambini, ha avuto il coraggio di chiedere e attendere un aiuto, nonostante fosse difficile trovare la porta a cui bussare, perché progetti come il nostro sono una minoranza".

"Alla nostra porta hanno bussato anche Giovanni e il suo bambino, stanchi, dopo un lungo viaggio in treno, per conoscerci e visitare la struttura che ancora non era stata aperta. Una scelta forte: andare lontano, per salvare da un contesto di delinquenza, violenza e uso di sostanze il suo Simone. Abbiamo accolto papà motivati, ma anche papà disperati… Per alcuni infatti il nostro gruppo-appartamento non è stata una scelta volontaria, ma imposta per le condizioni pregiudizievoli nelle quali si trovano i bambini: è il caso di Antonio, che ha vissuto questa nuova casa come una punizione, un ostacolo da cui svincolarsi, ma poi col tempo, mano nella mano coi suoi figli, ha fatto un salto e ha imparato a volare. Anche Flavio è arrivato malvolentieri, con una bimba piccola, era angosciato per non essersi reso conto della disabilità cognitiva della sua compagna, ma deciso a salvare sua figlia, trovando in sé risorse che non credeva di avere. Papà giovani e papà meno giovani, come Michele, quasi settantenne, un carattere difficile, per il quale un camper parcheggiato in un quartiere periferico di Torino era diventato l’ultimo baluardo di difesa per sé e per i suoi due figli, costretti ad allontanarsi da casa, da quella compagna e mamma fragile la cui vita è segnata da comportamenti disadattivi e da alcolismo".

"A ognuno di loro, padri e figli, il Gruppo Abele ha offerto e offrirà un tetto e una mano tesa. Una base di approdo e di ripartenza. A questi padri, che ce la stanno mettendo tutta per volare più in alto delle avversità, va il nostro augurio in questa giornata che li celebra tutti".

comunicato stampa

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