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Cultura e spettacoli | 26 marzo 2020, 18:37

Quarant'anni fa moriva a Torino Erminio Macario, il "re della rivista" dal ciuffo ribelle

Pioniere del cinema comico all'italiana, ha dominato le scene sin dagli anni '20 con quella teatralità tipicamente clownesca e nonsense

Quarant'anni fa moriva a Torino Erminio Macario, il "re della rivista" dal ciuffo ribelle

Un ciuffo di capelli sulla fronte, gli occhi arrotondati, la camminata ciondolante. Era questa la "maschera" indossata da Erminio Macario al suo debutto sulle scene negli anni Venti. Pioniere del cinema comico all'italiana, l'attore torinese, morto quarant'anni fa, nella sua lunga carriera lavorò a oltre cinquanta spettacoli tra varietà, riviste, commedie musicali e prosa. Raggiunto in un lampo il successo, prestò generosamente il suo volto al grande schermo - basti pensare ai tanti film con Totò negli anni '60 - e alla televisione, adottando spesso il piemontese per colorire personaggi e macchiette studiate ad hoc.

Grazie alle sue doti sceniche e mimiche, a una comicità esilarante, giocata sul clownesco e sul nonsense, e alla presenza di un nutrito numero di procaci e sfavillanti soubrettes, in breve tempo Macario venne a tutti gli effetti riconosciuto come il "Re della rivista" a livello nazionale.

Tra le tante opere portate in scena, Amleto, che ne dici? ('44), Made in Italy ('55), con Wanda Osiris, Achille Ciabotto medico condotto Carlin Cerutti sarto per tutti ('71-74).

Durante una replica della sua ultima fatica teatrale, Oplà, giochiamo insieme, Macario accusò un malessere che si sarebbe poi scoperto essere un sintomo di tumore. Morì il 26 marzo 1980 in una clinica torinese, a 77 anni, assistito fino all'ultimo dalla moglie Giulia Dardanelli. 

Manuela Marascio

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