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Cronaca | 17 settembre 2017, 07:20

Ndrangheta, davanti al giudice a Torino via alla discussione sui beni degli "affiliati"

Al processo Big bang i soldi custoditi nei conti correnti e i beni immobili degli imputati di 416 bis che erano stati sequestrati in occasione degli arresti sono al centro del procedimento

Ndrangheta, davanti al giudice a Torino via alla discussione sui beni degli "affiliati"

E’ iniziata questa settimana la discussione degli avvocati difensori al processo Big bang che si svolge davanti al tribunale delle misure di prevenzione.

I soldi custoditi nei conti correnti e i beni immobili degli imputati di 416 bis che erano stati sequestrati in occasione degli arresti sono al centro del procedimento penale. Proprio la sfera economica è quella, secondo la Direzione distrettuale antimafia, più importante per gli accusati di ‘ndrangheta. Il processo a carico dei 26 imputati si è concluso prima dell’estate con 26 condanne e quasi 400 anni di carcere inflitti ai presunti affiliati. Tra le pene più alte, 14 anni e dieci mesi per Aldo Cosimo Crea, dieci anni e quattro mesi per il fratello Adolfo Crea, nove anni e sei mesi per il figlio Luigi.

I Crea, originari di Stilo, nella Locride, sarebbero affiliati alla malavita calabrese almeno dal 2003. Si sarebbero insediati a Torino, operando in varie zone - Parella, San Paolo, le periferie - dedicandosi a usura, estorsioni e gioco d'azzardo. Di loro scriveva il gip Anna Ricci: “Hanno dato vita ad una compagine associativa che operando in Torino, sia pure in collegamento con la casa madre in Calabria, attraverso la forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e sfruttando le condizioni di omertà ed assoggettamento, ha dimostrato di avere una enorme portata espansiva, con reclutamento continuo di nuovi associati, con individuazione di un numero sempre maggiore di vittime di estorsioni e usura, con il controllo del settore del gioco d’azzardo e di importanti attività economiche (locali pubblici e banchi sul mercato) e da ultimo anche con espansione nel traffico di stupefacenti”.

I soldi “guadagnati” con la droga, l’usura, le bische e altri reati sarebbero stati – secondo l’accusa – accumulati dagli inquirenti in anni e anni di “predominio sul territorio”. Il processo sulle misure di prevenzione farà luce su questo aspetto. I sequestri di beni dei presunti ‘ndranghetisti potrebbero diventare, al termine, definitivi. I bersagli della "banda del Big bang" erano piccoli commercianti, artigiani e persone ai margini della legalità. Molte delle vittime avevano rinunciato a testimoniare per paura.

Elisa Sola

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