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S. Rita / Mirafiori | 26 settembre 2017, 10:00

Carlo Lucarelli alla Cascina Roccafranca: intervista al narratore da taverna, tra gialli e tortellini

Lo scrittore parmense ha inaugurato la nuova edizione di Leggermente, il progetto di Biblioteche Civiche Torinesi e Fondazione Mirafiori che fa incontrare autori e lettori.

Carlo Lucarelli alla Cascina Roccafranca: intervista al narratore da taverna, tra gialli e tortellini

Io non sono un cane bastardo. Sono un cane da caccia. Sono un poliziotto. Il commissario De Luca riemerge dall'oscurità dopo quasi vent'anni di pausa, per indagare di nuovo sui misteri del nostro passato recente. Quello che durante il periodo fascista era considerato il miglior poliziotto su piazza, ora, in piena Guerra Fredda, deve operare in un completamente mutato. A Natale, nella brulicante vita di una Bologna luccicante e consumistica, si compongono le tessere di un nuovo mistero da risolvere, e De Luca deve scegliere quale strada far percorrere al suo "fiuto". 

Carlo Lucarelli torna così in libreria con uno dei suoi personaggi più amati. E arriva a Torino per incontrare i suoi affezionati lettori, aprendo alla Cascina Roccafranca la nuova edizione di Leggermente, il progetto che da anni permette di incontrare a tu per tu gli scrittori dopo averne letto e analizzato un'opera selezionata.

"I narratori sono quelle persone che, da piccoli, quando tornano a casa da scuola, sono ansiosi di raccontare tutto quello che hanno fatto", spiega. "Se chiedessero a un narratore di andare su un'isola deserta con la possiblità di fare tutto quello che vuole per cento giorni, lui risponderebbe: facciamo 99, così poi posso tornare a casa e scriverne".

Emiliano nel midollo, ma col cuore romagnolo, ama godere dei piaceri della vita come delle pagine di un buon libro, senza mai disdegnare un bicchiere di vino e un piatto della tradizione. E se, da una parte, si diverte a "torturare" i suoi lettori facendoli rimanere svegli per ore, di notte, a leggere le sue avventure noir, quando, nel suo appartamento, sente che sua figlia lo sta chiamando dal piano di sotto, molla tutto e scende a giocare con le Barbie.

Carlo Lucarelli, per la prima volta qui a Leggermente. Si tratta di un progetto culturale molto importante per il territorio, i lettori lo amano. Ma com'è stato, per lei, questo confronto con il pubblico di stasera?

Io mi diverto molto con i lettori, vengono fuori sempre tante cose interessanti, anche elementi cui magari non avevo pensato prima. Mi stupisco anch'io. Qui è stato particolarmente stimolante, tutti erano a proprio agio. Dalle facce della gente si capiva che tutti, avendo letto i miei libri, erano veramente interessati a quello che dicevo, e non erano solo venuti per vedere dal vivo uno delle televisione. Avrei continuato a parlare per ore...

Lei è riuscito, grazie ai romanzi e ai suoi programmi televisivi, a rendere le storie di cronaca nera molto più "popolari".

Sì, molti di noi hanno scelto questo preciso modo di raccontare le storie, che è sempre molto efficace. Se inizi con un mistero, e lo sveli poco per volta, sei quasi sicuro, seguendo la grammatica giusta, di mantenere l'attenzione del lettore. Il resto dipende da quello che ci metti dentro: il giallo è una bella macchina da utilizzare, per rendere popolari alcuni argomenti opero come un bieco artigiano, creando qualcosa che possa interessare alla gente.

E sicuramente riesce nel suo intento anche grazie al tipo di approccio che ha con le persone, molto umano e amichevole. Non ama elevarsi su tutti come l'autore inavvicinabile...

No, assolutamente. Appartengo alla razza di scrittori di romanzi polizieschi emiliano-romagnoli, categoria molto particolare. Gli autori di Milano e Roma si incontrano nei salotti, noi in cucina. Ed essendo stati considerati per molto tempo scrittori di serie B, ci siamo abituati a ritenerci degli operai della parola... E come tutti i manovali, parliamo tra di noi di cose molto pratiche. I fabbri si raccontano come hanno costruito quella ringhiera, no? Ecco, noi facciamo altrettanto.

Manuela Marascio

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