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Attualità | 31 maggio 2018, 15:55

Aperto con la Regione Piemonte il tavolo di lavoro sui “Progetti di vita indipendente” per migliorare la Legge già operativa dal 2002

Giancarlo D’Errico: “Includiamo nel ragionamento le esigenze delle persone con disabilità intellettive e relazionali, che finora sono rimaste ai margini”

Aperto con la Regione Piemonte il tavolo di lavoro sui “Progetti di vita indipendente” per migliorare la Legge già operativa dal 2002

Il tavolo di lavoro sui “Progetti di vita indipendente” tra la Regione Piemonte, nella persona dell’Assessore alle Politiche sociali Augusto Ferrari, e una rappresentanza delle Associazioni che si occupano della tutela dei diritti delle persone con disabilità, tra cui Anffas e FISH, è stato aperto ieri mattina. È stato un primo, importante incontro (il prossimo appuntamento sarà tra fine giugno e inizio luglio) per parlare di vita indipendente delle persone con disabilità, e per integrare e migliorare una Legge già operativa dal 2002.

Giancarlo D’Errico, presidente di Anffas Piemonte Onlus e presidente FISH Piemonte: “Noi rappresentiamo tutto il mondo delle associazioni che orbita intorno alla disabilità intellettiva e relazionale, che finora è stato escluso dai progetti di vita indipendente, in quanto tali progetti hanno principalmente riguardato le persone con disabilità motoria. Si tratta di riscrivere tutti insieme le linee guida della Legge, includendo le esigenze delle persone con disabilità intellettiva e relazionale di fianco a quelle delle persone con disabilità motoria”.

Cosa vuol dire “Progetti di vita indipendente”? A livello teorico, significa garantire alle persone con disabilità il diritto all’autodeterminazione. In pratica, si tratta di fornire strumenti concreti, diversi in base alle esigenze del singolo, per aiutare la persona con disabilità a costruire e mantenere il proprio progetto di vita indipendente: formazione, lavoro, famiglia, mobilità, socialità e abitazione sono gli ambiti coinvolti. Sono progetti che hanno un costo, ma l’alternativa - la vita dipendente, la cosiddetta “istituzionalizzazione” - costa molto di più alle casse pubbliche, in termini di spesa sanitaria e assistenzialistica, oltre a contravvenire alla Convenzione ONU del dicembre 2006 sull’indipendenza delle persone con disabilità e alle più basilari leggi di umanità.

“Come Anffas e FISH - continua il presidente di Anffas Piemonte Onlus - abbiamo chiesto che i fondi vengano destinati in modo proporzionale rispetto all’incidenza delle diverse tipologie di disabilità: visto che circa due terzi delle disabilità sono intellettivo-relazionali, due terzi delle risorse deve andare a persone con quel tipo di disabilità. È vero che le disabilità motorie spesso comportano spese maggiori, ma non dobbiamo dimenticare che strumenti indispensabili come carrozzine, ausili e protesi, o buoni taxi e tessere per i mezzi pubblici, rientrano in altri capitoli di spesa. Sarebbe un errore distrarre dei fondi dai progetti di vita indipendente per dedicarli a necessità sacrosante, ma da ottenere con altre procedure”.

“Inoltre - conclude Giancarlo D’Errico - bisogna coinvolgere nel ragionamento anche le altre parti della pubblica amministrazione coinvolte nei progetti di vita indipendente: penso agli Assessorati al Lavoro e alla Sanità., ma anche all’Unità Multidisciplinare di Valutazione delle Disabilità (UMVD). Il lavoro è complesso ma va svolto in tempi rapidi: andiamo tutti insieme a determinare che cosa è vita indipendente in base alle tipologie di disabilità; poi vediamo quali sono i percorsi realizzabili e fattibili per arrivare all’obiettivo”.

Un po’ di numeri sui “Progetti di vita indipendente” anno 2016 della Regione Piemonte:

·         283 progetti attivi (nel 2015 erano 256), di cui 207 con finanziamenti ministeriali

·         82 progetti di inserimento in contesti lavorativi (40%)

·         73 progetti di inserimento in contesti sociali con rilevanza a favore di terzi (35%)

·         41 progetti di inserimento in contesti formativi (20%)

·         16 progetti conclusi nell’anno 2016

·         207 destinatari, di cui 118 uomini e 89 donne, il 51% ha un’età compresa tra i 40 e i 59 anni

·         63 persone in lista d’attesa

·         2.335.940,46 euro di spesa complessiva (l’ultima determinazione che finanziava Progetti V.I. è del 2009 e prevedeva uno stanziamento di 2.625.146,25 euro/anno)

·         269.828,36 euro compartecipazione Enti Gestori (27)

·         11.381,35 euro costo medio per singolo progetto

·         22.817,20 euro quota massima di contributo per singolo progetto

.    1.901,43 contributo mensile massimo per singolo progetto

c.s.

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