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Attualità | 16 gennaio 2019, 07:10

Nichelino, bene confiscato alla mafia diventerà casa dei diritti (FOTO)

In largo delle Alpi 3 quello che era un centro estetico gestito dalla ndrangheta per riciclare denaro sporco rinascerà a nuova vita a marzo. Diego Sarno: "La metà degli 80 mila euro che servivano, arrivati attraverso un bando regionale"

Nichelino, bene confiscato alla mafia diventerà casa dei diritti (FOTO)

Là dove c’era un centro estetico, che in realtà era un’attività di copertura della ndrangheta per riciclare denaro sporco, nascerà una casa dei diritti. Un bene riciclato alla mafia a Nichelino, in largo Delle Alpi 3, rinascerà a nuova vita in primavera.

C’è voluto del tempo, tanto, perché era il settembre del 2014 quando il Comune ha ricevuto le chiavi di questo locale, ma a distanza di quattro anni e mezzo, ai primi di marzo “qui ci sarà uno spazio aperto, in cui avranno casa tutti quei temi che devono contribuire a rendere migliore la vita per le persone”, come ha spiegato l’assessore alla Legalità (e rappresentante per il Piemonte della associazione Avviso Pubblico) di Nichelino Diego Sarno. “Per questo, non metteremo delle tende all’e vetrate. Dovrà essere un luogo aperto, trasparente, in cui si possa sempre vedere dentro, perché non ci sarà nulla da nascondere rispetto a quanto c’era prima”.

Quello che all’apparenza era un normale centro estetico è stato scoperto dalle forze dell’ordine grazie all’operazione Minotauro, che ha portato alla luce altre realtà che erano di proprietà della mafia nella provincia di Torino. La ndrangheta aveva deciso di investire a Nichelino e non solo. E la mente è andata subito a San Giusto Canavese, dove ci recente Libera e don Ciotti sono scesi in campo per cercare di restituire alla collettività un altro bene, in questo caso molto più grande, che era detenuto dalla criminalità. “Se questi beni non tornano a disposizione della collettività, è una sconfitta per la tutta la società”, ha fatto notare Sarno, assieme a Maria Josè Fava e ad Elena Marasciuolo, commentando i numeri che fanno riferimento a questo fenomeno in Piemonte.

C’erano tanti amministratori locali della zona, ma soprattutto tanti giovani ieri sera. Perché a pochi passi da qui ci sono l’Erasmo e il Maxwell, due degli istituti superiori più grandi della città. “E per molto tempo non si è avuta la percezione che vicino al luogo in cui si costruiscono i cittadini di domani, la ndrangheta faceva affari”, ha fatto notare ancora Sarno. “Perché non si deve restare legati alla vecchia idea di una criminalità organizzata che uccide o che si impone con la violenza: da tempo le mafie si muovono silenziose, si insinuano nel sistema economico, vincono gli appalti, condizionano le elezioni”, è stato spiegato dai relatori della serata.

E allora “conoscere il fenomeno mafioso è il primo passo per combatterlo”, come ha spiegato Andrea, che ha letto una breve lettera scritta assieme ad un gruppo di studenti, citando le parole di Giuseppe Fava, il giornalista scomparso 35 anni in questi giorni, che pagò con la vita il suo impegno contro la criminalità. Ai primi di marzo i locali verranno ufficialmente inaugurati, verrà deciso il nome del centro (quasi certamente dedicato a una delle vittime di mafia), intanto è chiaro che in questa struttura su due piani, con un ampio salone all’ingresso e due stanze sopra, diventerà una casa dei diritti per un progetto cui hanno già aderito Libera, il coordinamento Lgbt e le associazioni dei consumatori.

Ma sono stati contattati anche Emergency, Medici Senza Frontiere e altre realtà che operano anche a livello internazionale. Il costo per restituire a nuova vita questa struttura è stato di 80 mila euro, la metà dei quali ottenuti dal comune di Nichelino accedendo a due bandi della Regione. Non a caso, nel corso della serata, è intervenuta anche l’assessore regionale Monica Cerutti, che ha sottolineato come l’impegno contro le mafie debba essere tra gli obiettivi di ogni amministrazione. “Possiamo e dobbiamo fare di più, pensando anche alla prossima legislatura, soprattutto per quanto riguarda il riutilizzo dei beni confiscati”, dove purtroppo il Piemonte è fanalino di coda in questa particolare classifica. Se ne parlerà, alla presenza degli amministratori locali, nel Consiglio regionale di domani.

Per concludere, Diego Sarno da politico ha tirato le orecchie alla politica: “La lotta alla mafia deve essere al primo punto in ogni decisione, in ogni delibera, in ogni azione concreta. Invece, guardando alle ultime elezioni, quasi nessun partito l’ha citata nel suo programma o, se lo ha fatto, l’ha messo in coda a molte altre cose. Ha ragione il procuratore Caselli, quando ha scritto di due Italie: quella che ha saputo battere il terrorismo e quella che non ha saputo, o voluto ancora, farlo con la mafia”.

Massimo De Marzi

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