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Cronaca | 04 novembre 2019, 10:40

Operazione antiriciclaggio della Polizia, arrestati due indagati accusati di frodi informatiche per oltre mezzo milione di euro

Protagonisti due cittadini nigeriani ritenuti artefici di un’articolata struttura dedita al riciclaggio di denaro provento di frodi

Operazione antiriciclaggio della Polizia, arrestati due indagati accusati di frodi informatiche per oltre mezzo milione di euro

L’attività di contrasto al Financial Cybercrime condotta dagli investigatori del Compartimento Polizia Postale del Piemonte e Valle D’Aosta ha portato all’esecuzione di due misure di custodia cautelare in carcere emesse dal Tribunale di Torino nei confronti di due cittadini nigeriani ritenuti artefici primari di un’articolata struttura organizzativa dedita al riciclaggio di denaro provento di frodi, con un volume d’affari di diverse centinaia di migliaia di euro.

Almeno 10 le aziende frodate ad oggi individuate, alcune con sede in Italia, altre con sede all’estero, in particolare in Cina e negli USA; queste ultime sono le vittime prescelte dai criminali  in quanto le indagini delle competenti autorità si scontrano con i limiti di competenza delle legislazioni nazionali.

Grazie al lavoro degli specialisti della Polizia Postale diretti dalla locale Procura della Repubblica, è stato possibile definire la fitta rete di transazioni fraudolente interrompendone lo sviluppo nonché il coinvolgimento di ulteriori vittime. In particolare, grazie ad avanzate competenze integrate nel settore informatico e finanziario, è stato possibile analizzare la notevole mole di dati generati così da predisporre una mappa estesa delle transazioni digitali sospette cogliendo le direttrici maggiori ove il denaro confluiva.

L’indagine, che già nel marzo di quest’anno aveva consentito l’arresto in flagranza di uno dei due soggetti, è scaturita dalla segnalazione dell’Ufficio Antifrode di un noto Istituto bancario in merito ad un bonifico di circa 5000 euro, provento  di una frode informatica, confluito sul  c/c del cittadino nigeriano.

Benchè di modesta entità, dagli elaborati accertamenti che sono seguiti, è emerso che il conto oggetto delle indagini faceva da collettore di svariati traffici sospetti; nei mesi precedenti aveva infatti ricevuto numerosi bonifici anomali, alcuni dei quali effettivamente confluiti ed altri preventivamente bloccati dagli Uffici Antifrode. Sui conti correnti oggetto dell’indagine venivano inoltre versati i proventi di truffe di natura sentimentale anche note come “love scam”; trattasi del fenomeno per il quale un soggetto viene raggirato a livello emotivo da truffatori che promettendo una relazione sentimentale persuadono la vittima a fare ingenti versamenti di denaro.

Determinanti per l’esito dell’operazione sono stati gli accertamenti tecnico-forensi sui dispositivi informatici sequestrati che hanno consentito l’acquisizione di informazioni nodali per l’avvaloramento delle ipotesi istruttorie avanzate, riconducibili al noto fenomeno criminale del BEC o Man in the middle.

Lo stesso consiste nell’intrusione di un terzo soggetto nel dialogo telematico tra due aziende con trattative commerciali in corso, tramite virus malware/trojan predisposti ad hoc, che permettono di  cogliere le e-mail e di modularne i contenuti, asservendoli alle proprie finalità. Preventivamente vi è uno studio dettagliato dell’organigramma dell’impresa attraverso il c.d. social engineering che consente al criminale di individuare la figura titolare del potere di spesa per conto dell’azienda.

Questo soggetto sarà il bersaglio di  una falsa mail inviata da un indirizzo creato appositamente con una nomenclatura simile a quello dell’interlocutore, servendosi peraltro dei segni e delle grafiche aziendali della società creditrice; con la stessa mail fraudolenta si chiede di effettuare il pagamento su un nuovo IBAN, diverso da quello utilizzato abitualmente per i pagamenti dovuti, dirottando di fatto ingenti quantità di denaro.

Gli elementi raccolti durante l’attività di indagine hanno permesso di individuare una regia dall’estero ed un livello superiore di un’organizzazione criminale che vedeva i soggetti operanti sul territorio piemontese quali referenti di un sodalizio finalizzato  al riciclaggio del denaro.

L’area criminale così descritta è sottoposta ad una continua osservazione sia attraverso ricerche OSINT (su fonti aperte liberamente accessibili dal web) sia tramite controlli mirati avviati in cooperazione bilaterale con altri soggetti istituzionali.

Il trasferimento di una logica di prevenzione anche nel settore virtuale consente oggi un presidio più forte ed una tutela più incisiva delle realtà produttive, a beneficio pieno dell’ordine economico-sociale e dell’intera cittadinanza.

redazione

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