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Cronaca | 22 gennaio 2020, 07:00

Cpr di corso Brunelleschi, il Garante lancia l’allarme: “Gabbie come allo zoo, una persona non può soggiornare lì”

Tra rivolte, incendi e tentativi di sommossa, il Garante per i diritti dei Detenuti ritiene il Cpr un luogo sempre più problematico. Carretto: “Va chiuso, il Comune valuti la denuncia alla Corte Europea dei diritti dell'uomo”

Cpr di corso Brunelleschi, il Garante lancia l’allarme: “Gabbie come allo zoo, una persona non può soggiornare lì”

Torino si interroga sull'esistenza del Cpr, il Centro di Permanenza per il Rimpatrio di corso Brunelleschi. Dopo anni di polemiche e tensioni, i recenti incendi e le continue sommosse hanno inasprito una situazione già di per sé critica, più volte denunciata da parlamentari, consiglieri regionali e dal Garante per i diritti dei Detenuti.

Attualmente nel Cpr sono presenti 78 persone, a fronte di una capienza massima di 180 posti. I disordini e le evasioni sono in aumento, anche a causa di una struttura sempre più fatiscente, non a caso in fase di ristrutturazione. I migranti trattenuti all'interno del Centro di Permanenza per il Rimpatrio, infatti, vivono in condizioni considerate "non idonee per qualsiasi persona". A lanciare l'allarme è Monica Gallo, Garante della Città di Torino: "La struttura presenta evidenti problemi. Ci sono grandi gabbie, come allo zoo". Il Decreto Salvini ha raddoppiato la durata del tempo di permanenza dei migranti presenti che, va ricordato, non sono tutti detenuti. Anzi. La maggior parte dei residenti al Cpr è solo una persona con i documenti non in regola, in attesa appunto di un rimpatrio che molto spesso è più lungo del previsto.

Chi ha modo di raccontare le condizioni di vita all'interno del Centro di Permanenza per il Rimpatrio racconta però di condizioni di vita inumane: “I migranti vivono in stanzoni da sette persone dove il bagno non è nemmeno separato dall’ambiente dove le persone dormono” spiega Emilia Rossi (componente del Collegio del Garante Nazionale) . “Non ci sono posti per sedersi, i cittadini stranieri sono obbligati a mangiare per terra con i piatti appoggiati sulle gambe”. 

Monica Gallo, invece, riporta le ultime novità dal Cpr: ai migranti sono stati requisiti i telefoni cellulari, pertanto non possono nemmeno comunicare con le rispettive famiglie. Il rischio evasioni è concreto, le rivolte quasi all'ordine del giorno, così come le proteste e gli scioperi della fame: "Sono state modificate le cancellate, prima utilizzate per scappare grazie l'ausilio di una corda". "Si è lavorato sulla sicurezza, ma noi avevamo auspicato un maggior coinvolgimento delle associazioni. Invece è aumentata la presenza della polizia" ammette la Garante. 

A livello di servizi, nell'ultimo periodo si è assistito a una riduzione significativa del monte ore settimanale nei servizi alla persona. Il medico che prima lavorava 144 ore alla settimana, ora è presente nella struttura per 42 (-70,83%). Stessa sorte è toccata allo psicologo, passato da 54 a 24 ore settimanali, al mediatore da 108 a 48 e persino al legale, da 72 ore ad appena 16.

Inevitabili quindi le riflessioni sull'esistenza del Cpr, così concepito. "E' preoccupante, non sono luoghi idonei alla permanenza delle persone. Questo luogo va chiuso e sostituito con uno spazio con altre caratteristiche" è la richiesta di Damiano Carretto. Il consigliere pentastellato, inoltre, avanza un'ipotesi piuttosto forte: la denuncia di questa situazione alla Corte Europea dei diritti dell'uomo da parte del Comune di Torino. La consigliera Eleonora Artesio, che storicamente segue la vicenda Cpr, ribadisce come "il Consiglio comunale sia allineato nel chiedere la chiusura della struttura".

Voce fuori dal coro Raffaele Petrarulo: "Quello che mi auspico è una maggiore velocità nei tempi di risposta dei paesi d'origine: Marocco, Tunisia e Nigeria. Maggiori sono i tempi di permanenza nei Cpr, maggiori sono gli oneri e i costi". La Garanta Monica Gallo, nelle scorse settimane, ha incontrato la sindaca Chiara Appendino, a cui ha espresso tutta la sua preoccupazione. La linea che si è deciso di adottare è quella di non sollevare un polverone, almeno per il momento: "A livello nazionale sembra si stia muovendo qualcosa. La speranza è che venga cambiata la modalità di trattenimento dei migranti".

Andrea Parisotto

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