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Cultura e spettacoli | 06 aprile 2020, 19:21

"Agli artisti del nostro circuito chiediamo di continuare a immaginare: Piemonte dal Vivo li supporta sul web e nel territorio" [INTERVISTA]

Il direttore Matteo Negrin: "Sono proprio le compagnie più piccole che, mettendo in streaming contenuti teatrali o musicali, stanno avendo un forte impatto anche oltre i confini regionali"

"Agli artisti del nostro circuito chiediamo di continuare a immaginare: Piemonte dal Vivo li supporta sul web e nel territorio" [INTERVISTA]

Matteo Negrin, facciamo prima di tutto il punto sull’attività di Piemonte dal Vivo al momento dello stop dovuto all’emergenza Coronavirus. A che punto era la vostra stagione multidisciplinare e grossomodo quanti spettacoli sono stati sospesi o annullati?

Eravamo nel cuore della nostra attività. L’anno scorso abbiamo curato 55 stagioni teatrali, e nel periodo invernale le sale erano, come sempre, gremite. Durante la prima fase di restrizioni, gli spettacoli sospesi sono stati 200. Ora la cosa che ci fa più riflettere è il destino degli artisti e del nostro pubblico. Stiamo lavorando, decreto dopo decreto, alla riprogrammazione, ma ci preoccupa la situazione di chi, in questo momento, si è ritrovato senza lavoro, perché il posto in cui un artista deve stare è sul palco. Al di là dell’offerta di teatro, musica, circo e danza, qui viene meno la funzione del teatro come luogo in cui una comunità si ritrova, si riconosce e cresce. La cultura e lo spettacolo dal vivo hanno indubbiamente subito un’interruzione di cui la fruizione digitale è, da un alto, un’alternativa valida, dall’altro una sfida, ma bisogna comunque considerare che, in questo momento, è la socialità a essere compromessa.

Per una realtà come la vostra, che fa della messa in rete di diverse esperienze teatrali la propria filosofia, cosa significa dover forzatamente bloccare questo meccanismo? E come incentivare e agevolare le compagnie del vostro circuito? 

Abbiamo subito pensato al bando Corto Circuito, che mette a disposizione 500 mila euro -  cifra che non escludo possa essere integrata da nuove risorse -, non a sostegno di ulteriori stagioni, ma di progetti in uscita dall’emergenza, che dovranno svilupparsi in ambiente non solo teatrali e coinvolgere competenze e settori non solo artistici, gettando ponti tra cultura, spettacolo dal vivo, educazione e altre pratiche di comunità che possano ricucire il patto di fiducia tra il pubblico, gli artisti e noi. In questo momento serve ristorare soprattutto le economie degli artisti, che stanno escogitando strategie efficaci e innovative per superare il gap della non presenza in scena. 

 

Infatti anche voi avete scelto la via dello streaming per mantenere vivo il contatto con il vostro pubblico durante la quarantena. Come sta procedendo questo “esperimento” e quali sono i feedback ricevuti?

Come Piemonte dal Vivo abbiamo una funzione importante, non soltanto nei confronti degli artisti, ma anche dei nostri spettatori, che hanno bisogno di vedere costantemente rinnovato quel meccanismo di complicità che si innesca quando si condivide una stagione di spettacolo dal vivo. Le strategie adottate sono due: una è la produzione di contenuti autenticamente originali, disponibili su YouTube, senza andare a riesumare materiale del nostro repertorio; e sulla piattaforma Hangar sono stati messi online degli speciali esercizi di resilienza. Dall’altro lato, fungiamo da collettore per le iniziative delle compagnie piemontesi che si stanno organizzando per offrire contenuti a chi resta a casa. In quarto preciso momento di crisi del sistema, il fatto che le piccole associazioni e compagnie possano sentire al proprio fianco un’istituzione che li sostenga nel legame con il pubblico, è importante. Anzi, proprio le realtà più piccole, che di solito hanno un impatto forte sul pubblico del territorio, mettendo i propri contenuti sul web, diventano fruibili da un numero molto più ampio di spettatori.  

Non mancano i segnali di speranza, per una ripartenza decisa e dinamica della produzione. È recente, infatti, la proclamazione dei vincitori della nona call Hangar Piemonte, da voi realizzata. Quali sono i prossimi step per i progetti scelti?

Piemonte dal Vivo non è un soggetto che programma e distribuisce soltanto, ma soprattutto accompagna e sostiene le associazioni e gli enti culturali. Tramite questo bando, ogni anno si selezionano quindici soggetti in ambito dello spettacolo dal vivo e non solo, e, attraverso un pull di esperti, che si occupano di fundraisnig, marketing, comunicazione strategica, i vincitori vengono affiancati sui loro territori. È un servizio di consulenza specifico, duraturo nel tempo. Ora è chiaro che l’accompagnamento non possa essere che da remoto, quindi in questo momento stiamo lavorando a una formazione digitale.  

Sono sicuramente tante le compagnie, in tutta Italia, che in questo periodo hanno continuato a lavorare alla realizzazione dei propri progetti. Per quelle Under 35 è ancora aperto il bando Scintille. Ricordiamo di cosa si tratta?

Innanzitutto la scadenza è stata prorogata al 15 maggio, dati i tempi, in questo momento, molto dilatati per poter offrire un feedback alle compagnie. Il bando è alla sua undicesima edizione e viene realizzato in collaborazione con il festival storico Asti Teatro e Tiene Teatro Milano. Dà la possibilità alle giovani compagnie di allestire nuove produzioni che verranno poi circuitale in una seconda fase. Ora siamo in attesa di ricevere le proposte.

Infine, in che modo Piemonte dal Vivo intende spronare i suoi interlocutori a rientrare a far parte di questa rete di spettacoli, una volta passata l’emergenza? E quale messaggio lanciare agli artisti da voi supportati?

In questo momento, in cui istituzioni e fondazioni si stanno preoccupando di mettere a disposizione delle risorse per lo spettacolo, gli artisti non possono fare altro che il proprio lavoro: immaginare. E intendo non soltanto dei prodotti, ma anche degli scenari in cui questo rapporto di complicità con la comunità si possa rigenerare in contesti diversi, e sul lungo periodo. Le opportunità non mancano. C’è stato un momento in cui lo spettacolo dal vivo, o qualsiasi altra esperienza culturale diretta, sembrava potesse essere messa in discussione dalla fruizione digitale. Io penso invece che, dopo questa esperienza di vita riparata e costrizioni, ciascuno nelle proprie case, si debba porre l’accento sul valore imprescindibile del vivere l’esperienza teatrale come fattore di comunità. 

Manuela Marascio

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