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Chivasso | 08 aprile 2020, 09:07

Coronavirus: colpite le case di riposo di Chivasso e di Brandizzo

Nei giorni scorsi, alcuni pazienti sono risultati positivi al tampone

La casa di riposo Opera Pia di Chivasso

La casa di riposo Opera Pia di Chivasso

Anziani soli, il più delle volte già malati, adesso anche colpiti dal coronavirus. Erano considerate due isole felici e invece il covid-19 entrato anche nella case di riposo “Opera Pia Eugenio Clara”, in via Italia a Chivasso, a pochi passi dalla stazione, e anche nella "Piccola Lourdes" di Brandizzo.

Nei giorni scorsi, la residenza per anziani chivassese ha registrato decine di casi di febbre e sintomi riconducibili al covid-19, alcuni con difficoltà respiratorie. Un ospite, risultato positivo al tampone, è già deceduto in ospedale, dove era stato ricoverato domenica, mentre parte del personale è stato sottoposto alla quarantena preventiva obbligatoria. Agli altri ospiti non è stato ancora effettuato ancora nessun tampone, sebbene la direzione sanitaria li abbia già richiesti al Sisp, il Servizio di igiene e sanità pubblica, lo scorso 23 marzo.

Per sicurezza, i malati sono stati messi in isolamento e sono state applicate tutte le procedure di sicurezza utili per prevenire un eventuale contagio. Già dal 24 febbraio, sono state sospese le visite di parenti e conoscenti e l’accesso ai volontari, sono state interrotte le uscite degli ospiti, le celebrazioni delle messe e tutte le attività in gruppo. Ogni giorno, a tutti gli ospiti, viene misurata la febbre attraverso termometri ad infrarossi frontali e tutte le superfici vengono igienizzate con soluzioni a base di cloro. Per far sentire i nonni meno soli è stato anche attivato un servizio di videochiamata che consente di trascorrere qualche minuto con i parenti. 

La situazione è pressoché identica a Brandizzo. A ripercorrere le fasi del contagio è il sindaco Paolo Bodoni, anche medico della struttura.

"Tutto comincia sabato 28 marzo quando la coordinatrice della RSA, mentre era in ferie, mi comunica che non sta bene - racconta il primo cittadino -. Fino ad allora la situazione da noi era tranquilla. Gli anziani, purtroppo, non hanno più potuto incontrare i propri cari da inizio marzo, i dispositivi di protezione individuale, per fortuna, con grande sforzo economico della struttura, c'erano e il controllo clinico sui pazienti era ottimo".

Già il giorno dopo, Bodoni ha chiesto di poter effettuare un tampone alla coordinatrice, "per poter capire come andare avanti nell'assistenza ai nostri ospiti".

"Lunedì - continua - comincia a stare male anche un'operatrice sociosanitaria, il giorno dopo un'altra, e via via nella settimana perdiamo pezzi operativi. Nel frattempo, il sottoscritto e il collaboratore di direzione della struttura continuiamo a chiedere via mail, whatsapp e telefono i tamponi. Eravamo fiduciosi, senza alcuna diagnosi, che i nostri anziani rimanessero indenni. Abbiamo sempre sostenuto che una guerra così difficile, contro un nemico invisibile, si vincesse rimanendo uniti e coesi, aiutandoci un l'altro. Brandizzo ha chiesto aiuto, l'abbiamo urlato dalla Piccola Lourdes. Siamo arrivati a sabato 4 aprile, quando un anziano stava troppo male per restare in struttura, su mio consiglio e con opera meritoria del personale infermieristico lo abbiamo mandato al Pronto soccorso". Il giorno dopo hanno scoperto che era covid.

a.g.

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