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Politica | 17 aprile 2020, 18:36

Coronavirus, Grimaldi (LUV): "Nelle Rsa sono i contagiati e non c’è un piano per metterle in sicurezza"

"Con questi numeri e questa strage senza fine serve una task force dedicata, servono tamponi a tappeto". Parere condiviso anche da Francesca Frediani (M5S)

Coronavirus, Grimaldi (LUV): "Nelle Rsa sono i contagiati e non c’è un piano per metterle in sicurezza"

“Le Rsa sono strutture accreditate dal Servizio sanitario regionale, la cui titolarità è in capo all’Assessorato alla sanità. Ciò vuol dire che l'Asl non può delegare l’organizzazione e la gestione del servizio ai privati a cui lo affida e che parliamo a tutti gli effetti di luoghi di cura. Cosa voglio dire? Che la Dgr 14-1150 del 20 marzo 2020, in cui si parla chiaramente di trasferimento in Rsa di pazienti dimessi dagli ospedali (l'Assessora Caucino dice che non è di sua competenza, ma ne era a conoscenza? Non ha risposto), va ritirata e bisogna invece cercarle strutture dedicate fuori dalle Rsa; e che vanno fatti i tamponi a tutto il personale delle Rsa, anche per assicurare gli organici e non lasciare i pazienti all'abbandono”.

"La Giunta deve rispondere a domande precise: quanti dei 2874 morti nelle Rsa avevano fatto il tampone? Quante Rsa sono state sanificate? Che ne è del 'piano hotel' per collocare i dimessi dagli ospedali e le persone risultate positive nelle Rsa? È previsto l'obbligo del tampone per entrate in Rsa o nelle strutture riabilitative?”: così è intervenuto il Capogruppo di Liberi Uguali Verdi, Marco Grimaldi, nel corso della Commissione Sanità odierna.

“I morti nelle Rsa sono oltre 400 in più (dai 2467 morti nei primi 3 mesi del 2019 ai 2874 nei primi tre mesi del 2020) e nel conteggio manca il mese di aprile: il 20 percento di morti in più nelle RSA non è un numero statisticamente non rilevante, come mi è stato detto oggi in commissione. È il segno di una gestione sbagliata dell’emergenza in quelle strutture. Lo dimostra l’incidenza altissima del numero di contagiati nelle RSA rispetto al totale dei malati di Covid-19 in Piemonte”.

“Ma il problema è ben più ampio” - prosegue Grimaldi - “perché oltre alle Rsa il settore socio-assistenziale include le Comunità, i Gruppi appartamento, i Centri Diurni: anche qui si parla di ospiti con patologie e, con loro, operatori socio-sanitari, educatori e altre figure professionali, per non citare tutti coloro che lavorano a domicilio. Asl e cooperative si rimpallano la responsabilità di fornire loro DPI, così questi lavoratori si ammalano e non riescono nemmeno a ottenere un tampone se i casi con cui sono stati a contatto sono solo sospetti e non accertati. Eppure è difficile che siano accertati se i tamponi non si fanno! O sbaglio? Per esempio, è stato mai fatto uno screening nelle comunità psichiatriche? Qual è lo stato dei dormitori pubblici piemontesi?”

“Da tutto ciò emerge un grave problema ben più generale” - conclude Grimaldi: - “gli ostacoli incredibili cui si va incontro per ottenere un tampone, anche quando si è sintomatici, e l'assenza totale di gestione dei pazienti a domicilio. Troppe persone testimoniano di sapere e di avere segnalato da settimane di presentare i classici sintomi del virus, ma essersi sentite dire che non rientrano nelle procedure per un tampone, restando sole a casa, malate, senza terapia, monitoraggio e diagnosi, magari in spazi non adeguati e spesso col problema di non poter ottenere dai medici di base sufficienti giorni di mutua (se vi hanno accesso)".

"Come possiamo pensare di riaprire tutto e allo stesso tempo continuare a negare il test a queste persone, mettendone in pericolo molte altre? Dunque la Giunta risponda anche a questo: si sta svolgendo un'indagine sulle persone che si stanno ammalando, dal momento che il lockdown dura da oltre 2 settimane?”.

"In Commissione Sanità abbiamo assistito ad un indecente scaricabarile sulla vicenda della sciagurata delibera regionale che, in una prima bozza inviata alle RSA, consentiva di sistemare pazienti Covid19 nelle strutture per gli anziani", sostiene Francesca Frediani, capogruppo del M5S in Consiglio Regionale. "L'assessore Caucino si è addirittura rifiutata di parlare del tema, dopo aver messo in chiaro di non averla firmata. Icardi ha delineato un surreale percorso che avrebbe portato una bozza “elaborata dai funzionari” nelle mani dei responsabili delle RSA, scatenando una reazione di sgomento". 

"Successivamente, sarebbe stata approvata la delibera, rivista e corretta nella versione pubblicata sul bollettino ufficiale. Quello che è certo, in tutto questa assurda vicenda, è che non c’è stato il minimo confronto tra i due assessorati, a dimostrazione della gestione caotica dell’emergenza da parte della Giunta".

"Nel frattempo continua a mancare un piano su scala regionale, con tempi precisi, per mettere in sicurezza operatori ed ospiti delle case di riposo del Piemonte. La Giunta non ha provveduto ad individuare strutture atte ad isolare eventuali ospiti positivi, delegando la gestione degli stessi alle RSA e limitandosi a “monitorare” la situazione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Come se non bastasse continua ad essere un tasto dolente la mancanza di personale nelle RSA, in quanto un'ampia fetta di operatori risulta positiva al Covid19. I provvedimenti presi dalla Giunta regionale per il reclutamento di personale nelle RSA non sono in alcun modo sufficienti a coprire la carenza di personale".

"In merito alle notizie di possibili contagi tra i detenuti semiliberi. in seguito ai quali alcuni hanno ottenuto i domiciliari, abbiamo chiesto all'assessore di approfondire la possibilità di trovare una sistemazione a coloro che non hanno un'abitazione che consenta di usufruire di questo beneficio", conclude la Frediani.

comunicato stampa

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