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Cronaca | 21 aprile 2020, 12:48

Omicidio Bruno Caccia, il legale della famiglia: “La verità non può andare in archivio”

L’avvocato Fabio Repici accusa magistrati e servizi segreti: “Delitto è una cospirazione, come avvenne negli Usa con il delitto Kennedy”

Omicidio Bruno Caccia, il legale della famiglia: “La verità non può andare in archivio”

“Abbiamo provato in tutti i modi a convincere l’autorità giudiziaria milanese a sentire i magistrati che nel 1983 lavoravano alla Procura di Torino con Bruno Caccia. Non farlo è uno sfregio alla memoria, ma la memoria non può andare in archivio”. Lo ha detto stamattina, intervenendo alla Commissione legalità del Comune di Torino, l’avvocato Fabio Repici, legale della famiglia del procuratore di Torino ucciso la sera del 26 giugno 1983 in via Sommacampagna e per il cui omicidio, ad oggi, sono stati condannati Domenico Belfiore e Rocco Schirripa.

“Il delitto Caccia va riqualificato come cospirazione, al pari di ciò che avvenne negli Usa con l’assassino Kennedy - ha detto Repici - agli occhi della storia si è cercato di limitare l’accertamento della verità in modo da far dire a qualcuno che Caccia sia stato ucciso solo per iniziativa di un piccolo gruppo criminale”. 

Il legale ha poi spiegato che “a 37 anni dal delitto non consociamo ancora i nomi di tutti i killer, le ragioni del delitto e l’identità dei mandanti, sappiamo pochissimo sull’omicidio. Ciò è dipeso da attività giudiziarie lacunose, soprattutto subito dopo il delitto. Questo è accaduto non solo per incapacità e oggettive difficoltà, ma perché quello era l’indirizzo da percorrere da parte di alcuni. Nel 2013, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Torino, solo un magistrato riprese le parole dei figli di Bruno Caccia, ribadendo che bisognava dedicare anima e corpo per risalire alla verità e quel magistrato fu Giancarlo Caselli. La sensibilità mostrata da Caselli - ha aggiunto Repici - non posso dire fu la sensibilità unanime del distretto giudiziario di Torino, ho riscontrato semmai la scarsa attitudine per raggiungere la verità sul delitto. L’omicidio Caccia è il più importante e delicato nella storia torinese. non si possono fare classifiche, ma Bruno Caccia è stato l’unico procuratore della Repubblica ucciso al di fuori della Sicilia e, credo, un delitto così delicato avrebbe necessariamente implicato l’impegno massimo di tutte le istituzioni il cui ruolo è accertare la verità e individuare i responsabili. Eppure è stato l’unico delitto importante nella storia d’Italia in cui le attività di indagini furono svolte non dalla polizia giudiziaria ma dai servizi segreti, il Sisde, che peraltro delegò un mafioso, Francesco Miano, un fatto che sconcerta”. 

Marco Panzarella

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