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Estate 2020 ad Abano Terme: intervista al sindaco Federico Barbierato

Salute e natura, cultura ed enogastronomia: sono questi i pilastri della proposta a "Km 0" del Comune di Abano Terme per l'estate 2020. Che tipo di vacanza verrà offerta? Come verranno accolti i turisti? Ne parliamo con il sindaco, Federico Barbierato

Pubblicato da Torino Oggi su Martedì 5 maggio 2020

Cultura e spettacoli | 03 giugno 2020, 10:33

I 75 anni dell'Unione Culturale: "Studenti e sindacalisti insieme per leggere Marx: continuiamo a essere una comunità"

Il compleanno sarà il prossimo 11 giugno. Nell'attesa di riaprire i locali di via Cesare Battisti, l'associazione veicola contenuti sul web. La presidente Steila: "Lo facciamo per risvegliare le coscienze, come voleva Franco Antonicelli"

Immagini di repertorio

Immagini di repertorio

Erano trascorse poche settimane da quel 25 aprile 1945 che sancì la fine dell’occupazione nazi-fascista in Italia, quando un gruppo di intellettuali torinesi cominciò a riunirsi nelle sale della casa editrice Einaudi con l’intento di plasmare un’associazione di stampo spiccatamente culturale. Tra loro, Norberto Bobbio, Cesare Pavese, Guido Hess, Francesco Menzio e Massimo Mila. Da quegli incontri - un brain-storming unico nella storia del pensiero antifascista - sarebbe nata l’Unione Culturale, avente come obiettivo il coinvolgimento diretto delle classi popolari per annullare il divario tra élite benestanti e mondo proletario. “Nulla di politico, ma di profondamente umano e sociale”. Questo uno dei motti sbandierati a mo' di manifesto.

Sul palco della sede di via Cesare Battisti 4b sarebbero passati, negli anni, luminari come Gaetano Salvemini, Piero Calamandrei e Umberto Terracini; scrittori e artisti, da Umberto Saba a Salvatore Quasimodo, da Italo Calvino a Felice Casorati, Tristan Tzara e Renato Guttuso; e anche divi e menti geniali del mondo dello spettacolo, tra cui Raf Vallone, Vittorio Gassman e un giovane Dario Fo. Dibattiti, mostre, concerti, cineforum, con un’attenzione specifica alle avanguardie e alle nuove tendenze culturali. Sempre più attivo, Franco Antonicelli ne divenne presidente.

Oggi l’Unione Culturale si prepara a festeggiare i suoi 75 anni, il prossimo 11 giugno. E lo fa in un’annata complessa, che tuttavia offre l’occasione per tornare a riflettere su alcuni punti fondamentali, da non dimenticare. 

Siamo nati dopo la Liberazione e mai ci saremmo immaginati, a distanza di 75 anni, di trovarci nuovamente a vivere un evento senza precedenti”, commenta la presidente Daniela Steila. “Tuttavia quei valori di antifascismo, democrazia e resistenza tornano a parlarci ancora oggi. L’idea dell’UC era di rendere partecipi le classi popolari della cultura elevata, coniugando, per così dire, il basso e l’alto. Del resto, Antonicelli era capace di aprirsi a tutti e farsi comprendere, pur essendo un intellettuale molto raffinato”.

Ora, dopo la crisi sociale dettata dalla pandemia, che ha messo in luce i nervi scoperti di una società venata di squilibri e diseguaglianze, c’è un solo filo da tornare a stringere saldamente tra le mani. “La partecipazione democratica - sottolinea Steila -, è questo l’elemento da riprendere con consapevolezza alla luce delle tensione emerse con l’emergenza sanitaria. Certamente bisognerà reinventarsi, ma il nostro ruolo, e quello della cultura in generale, sarà cruciale”.

In questi mesi, l’Antonicelli ha attivato diverse iniziative via web per mantenere i contatti con il proprio pubblico di riferimento. Tra cui le “Letture tendenziose”, una serie di clip che raccoglie letture, idee, immagini di vario tema, dal lavoro al cinema, in omaggio al titolo di un celebre discorso pronunciato proprio dall’ex presidente, a Livorno, il 15 ottobre 1967, in occasione dell'inaugurazione della Biblioteca dei Portuali.

Volevamo trasmettere messaggi virali nonostante l’isolamento - commenta Steila -, dando dei segnali. Da calendario, in occasione del 25 aprile, avremmo dovuto avviare un ricco programma di iniziative in sede, fino al giorno del nostro compleanno. Ma poi il Coronavirus ha interrotto tutto. Ecco allora che abbiamo deciso di divulgare comunque contenuti che potessero dare un senso alle esperienze che stavamo vivendo, ma non come mera trasposizione telematica di materiali, che non rientra nel nostro ideale di cultura. Volevamo che quelle parole risuonassero forti e chiare, per risvegliare le coscienze. Proprio com’era negli intenti di Antonicelli”.

Il desiderio, ora, è di riprendere al più presto le attività in sede. “Stiamo lavorando a tutte le procedure necessaria per la riapertura in sicurezza - spiega il vicepresidente Diego Guzzi -. L’idea è di strutturare un utilizzo nuovo degli spazi, sfruttando comunque la possibilità di ospitare piccoli gruppi. Mentre, per gli eventi più numerosi, dovremo ricorrere a forme ibride di divulgazione, che uniscano il digitale alla presenza”.

Un target, quello dell’UC, da sempre molto variegato. “Da quando abbiamo assunto la presidenza, il nostro scopo principale è stato quello di ringiovanire il nostro pubblico - dichiara ancora Guzzi -. Oggi siamo sicuramente riusciti a rinfrescarlo, ma non ne abbiamo uno specifico, la frequentazione è molto trasversale in base agli interessi e agli stimoli offerti. Abbiamo sempre voluto porci come luogo aperto, ad accesso libero, senza preoccuparci troppo di monitorare e schedare età e provenienza dei nostri visitatori. E non mancano combinazione curiose: come i giovani universitari seduti accanto ad anziani sindacalisti durante la lettura del manifesto di Marx”.  

Uno scambio intergenerazionale che per sette decenni ha siglato la crescita e l’evoluzione dell’UC, scandendone alcune tappe cruciali: l’immediato dopoguerra, “una stagione straordinaria per la creatività, veicolata attraverso cinema e teatro”, come la definisce Guzzi. Poi il passaggio di testimone alla fine degli anni Sessanta, quando, con il trasferimento a Roma di Franco Antonicelli, divenuto senatore, Edoardo Fadini ne diviene l'animatore principale: allargando lo sguardo alla vivacità artistica presente in Europa, dà avvio a una florida fase di ibridazioni sperimentali, accogliendo a Torino esponenti di spicco delle nuove avanguardie, sul palco e dietro la macchina da presa.

E poi arriviamo a noi, oggi - spiega Guzzi -, che ereditiamo la nuova spinta propulsiva scattata negli anni Novanta, per risollevare l’UC da un periodo di scarso entusiasmo e vigore. Ci siamo reinventati diventando di fatto una fucina, un laboratorio di idee, e dotandoci di una struttura più solida, anche grazie al partenariato con il Polo del ‘900”. 

Avvicinandosi al giorno del suo 75° compleanno, l’UC prenderà parte alla nuova edizione di Archivissima - per la prima volta interamente in digitale - con un appuntamento speciale in occasione della “Notte degli archivi”, il 5 giugno. Legandosi al tema di quest’anno, la donna nella società, il contributo sarà un podcast dedicato a Judith Malina, fondatrice del Living Theatre, che fu ospite in via Battisti negli anni Settanta. 

Un’ulteriore occasione per rinvigorire il concetto di unione e partecipazione cui l’Unione Culturale è da sempre molto legata: “Siamo contrari alla logica del singolo nome o evento di punta, la nostra linea continua a essere l’abbattimento della divisione tra chi produce e chi fruisce - conclude la presidente Steila -. Vogliamo una comunità che ragioni sulle idee”. 

Manuela Marascio

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